21 Febbraio Feb 2015 1615 21 febbraio 2015

Contro l’eredità, la peggiore nemica del merito

Contro l’eredità, la peggiore nemica del merito

Paris Hilton Eredita

Siamo capaci di tassare il lavoro e il rischio d’impresa più di qualsiasi altro Paese al mondo, ma sulle tasse di successione abbiamo un primato opposto. Negli Stati Uniti e Regno Unito le aliquote maggiori arrivano al 40% (negli Usa però con esenzione fino a 5 milioni di dollari), da noi si fermano tra il 4 e l’8 per cento di quanto si eredita, con una franchigia che per il coniuge e i parenti in linea retta arriva a 1 milione di euro. Finalmente qualcosa di cui essere fieri? Tutt’altro. È, piuttosto, l’ennesima zavorra al merito in una nazione in cui la ricchezza è per il 60% in mano agli anziani, le rendite di posizione più solide che mai (se serviva una conferma, è arrivato lo stralcio dal Ddl Concorrenza delle norme su farmacie e taxi) e la mobilità sociale in picchiata. Per questo, dice Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia e Politica Aziendale dell’Università Bocconi e brillante opinionista per Radio 24, è arrivato il momento alzare la tassa di successione, «una patrimoniale profondamente liberale» e renderla progressiva. A patto però di abbassare le tasse sul lavoro e sulle imprese e di dimenticare Imu e Tasi, capaci solo di deprimere i consumi e bruciare ricchezza. «Siamo un popolo di giovani poverissimi e di anziani ben patrimonializzati - attacca -. Con questo tipo di tassazione si blocca l’ascensore sociale, perché tutti i meccanismi di merito sono bloccati: la burocrazia è bloccata, le aziende familiari sono bloccate, la meritocrazia non funziona, quindi siamo un Paese congelato. Paradossalmente questo genera le condizioni ideali per una tassa di successione». 

Partiamo dall’Italia: abbiamo davvero un problema di eccesso di rendite?

Se una rendita deriva da posizione, per esempio da un’eredità, è una zavorra. E l’Italia ha un eccesso di rendite, spesso di scambio politico

Senza dubbio e la cosa peggiore è che non sono rendite da lavoro, ma da posizione. Non è che io sia contro le rendite in assoluto: se derivano dal lavoro non è un quadro efficiente ma nemmeno negativo. Ma se una rendita deriva da posizione, per esempio ereditaria, allora è proprio una zavorra. L’Italia ha un eccesso di rendite e spesso rendite di scambio politico. Pensiamo alle pensioni: soprattutto quelle retributive, specialmente quelle fuori mercato, sono rendite di scambio politico, ancora più odiose. Tant’è vero che i nostri vecchi accumulano case e proprietà, di fatto scippando le nuove generazioni.

Il 60% della ricchezza è in mano agli anziani. Come si potrebbe agire su questo punto? L’Imu non basta?

«Gli anziani “non comprano neanche le banane verdi” e questo è importante quanto il fatto che abbiano la maggior parte della ricchezza»

No che non basta. Assolutamente non basta. C’è un’altra cosa importante, al di là della percentuale: è l’orizzonte temporale degli investimenti che ne viene pesantemente penalizzato, perché gli anziani tendono ad accorciare l’orizzonte medio del proprio ritorno. In America si dice “They don’t even buy green bananas”, non comprano neanche le banane verdi, perché non sanno se tirano fino a domani mattina. Quando tu hai una nazione che non compra neanche le banane verdi, perché questa è l’Italia, hai una nazione che ha accorciato brutalmente la maturità dei propri investimenti, peraltro in una crisi pazzesca, sia quelli pubblici che privati. Se poi quello che investe lo investe dal punto di vista finanziario in strumenti brevissimi, come conti deposito o liquidità, e se ne sta lontanissimo dall’equity e dagli investimenti di medio e lungo termine, è chiaro che abbiamo un problema importante, tanto quanto la distribuzione. Non c’è niente di male in sé che i soldi siano in mano ai vecchi. Il problema è che se i soldi sono in mano ai vecchi finiscono per essere a brevissimo orizzonte, investimenti finalizzati alla rendita di breve.

Secondo Thomas Piketty i patrimoni troppo sbilanciati rispetto al reddito sono caratteristici soprattutto degli Stati Uniti. Ci sono delle differenze ancora rilevanti tra Usa ed Europa da questo punto di vista?

Ce ne sono, nel senso che negli Stati Uniti la macchina dell’ascensore sociale per merito è un po’ meno inceppata che in Europa e sicuramente molto meno che in Italia. Ci possono essere diversi livelli di concentrazione del reddito, di diseguaglianza alla Piketty. Ma un conto è se la disuguaglianza è il risultato del merito e del lavoro e un conto è se è il risultato di un’eredità. A parità di diseguaglianza, bisogna sempre vedere i fattori che la determinano. Se i fattori che la determinano sono l’eredità di babbo, mamma e nonno, invece che il merito derivante dall’innovazione, dallo studio e dalla preparazione tecnica, è chiaro che è molto più grave. L’effetto finale è che i Paesi hanno un livello di diseguaglianza elevato. Però il processo è completamente diverso. Nel caso di una diseguaglianza per merito mi spiace ma in sé non c’è niente di male, se è disuguaglianza di output. Mentre se è diseguaglianza di punti di partenza, perché è diseguaglianza di eredità, allora le cose sono molto più gravi. Il che vuol dire che la società non consente le pari opportunità e si limita a preservare caste basate su rendite di posizione.

La mobilità intergenerazionale è diminuita negli ultimi anni? O siamo sempre stati un Paese con poca mobilità sociale?

«Nel momento in cui scompare la classe media, la mobilità sociale si riduce. Anche perché è impossibile arricchirsi in maniera onesta»

Siamo sempre stati un Paese con poca mobilità sociale, ma è sicuramente diminuita, per la compressione della classe media. Quando diciamo che scompare la classe media, che stiamo proletarizzando la classe media, vediamo anche questo. La mobilità sociale presuppone una classe media vivace, critica, aperta e dinamica. Nel momento in cui scompare la classe media, la mobilità sociale si riduce. È anche un tema di posizionamento relativo, non assoluto. Nel momento in cui la percezione è di una proletarizzazione, hai comunque meno mobilità sociale perché hai meno stimoli, hai meno imprenditorialità, meno propensione al rischio. La mobilità sociale è diminuita anche perché è diventato quasi impossibile arricchirsi con le imprese. Negli anni Cinquanta e Sessanta i nostri genitori facevano impresa e il numero di vincoli che c’erano da parte dello Stato era molto limitato e quindi si sono potuti arricchire. Oggi è praticamente impossibile, oggi diventare ricchi in maniera onesta è un fatto quasi impossibile in questo Paese, perché la burocrazia e lo Stato di fatto rendono impossibile l’esercizio dell’impresa. Tutelano le rendite, questo sì, quelle pubbliche, politiche, ma competizione nel mercato assolutamente no, la contendibilità non c’è, non c’è sui servizi e sui beni. Se non c’è contendibilità non c’è mobilità sociale intergenerazionale, perché non c’è spazio per l’innovazione. Se il mercato è bloccato e protetto, la nuova generazione che porta innovazione finisce per essere cooptata da quella vecchia.

Piketty a Linkiesta parlava delle differenze tra la tassazione sulle successioni nel Regno Unito e Stati Uniti, dove sono al 40%, e quelle in Italia dove sono in media del 5%. A che livello bisogna arrivare?

Io la penso come il Fondo monetario internazionale. Per me deve essere tassata l’aliquota marginale. Non è giusto che ci sia una tassazione unica, perché è regressiva. Far pagare il 5% a tutti vuol dire favorire gli straricchi. È un reddito straordinario, paghi l’aliquota marginale e con una franchigia che deve essere almeno a livello europeo, certamente non un milione di euro. Però la tassa di successione non può essere una tassa aggiuntiva, deve essere sostitutiva a quella sul lavoro. Io tolgo un euro sul lavoro e prendo un euro dalla tassa di successione. A questa condizione sono favorevole ad alzare la tassa di successione.

Come far sì che queste tasse aiutino effettivamente il merito e non alimentino la spesa corrente?

«La tassa di successione dovrebbe essere una tassa di scopo, tutta dedicata a educazione e ricerca»

È come dire: come far sì che i politici siano intelligenti? Scherzi a parte, la tassa di successione, essendo una patrimoniale dovrebbe secondo me andare a finanziare non la spesa corrente ma a incentivare gli investimenti. Quindi la vedo così: la tassa di successione dovrebbe essere una tassa di scopo, tutta dedicata a educazione e ricerca. Nella mia testa l’educazione pubblica e le università si pagano con la tassa di successione.

L’Fmi ha fatto un documento in cui chiede di alzare le tasse di successione per motivi teorici o qualche suggerimento lo sta dando?

L’Fmi non dice mai perché fa le cose, però intanto le fa e crea background. Lo fa perché conosce la situazione del debito pubblico italiano e sa quanto è stupida la tassazione sugli immobili, perché trasforma in reddito negativo una cosa che potrebbe non avere reddito. Quindi di fatto penalizza brutalmente i consumi. Mentre la tassa di successione è una tassa residuale ed è una tassa che non può penalizzare il reddito, se è fatta bene: i figli ereditano qualcosa che non avevano prima. Quindi pur essendo una tassa non va a penalizzare i consumi.

Il documento dell’Fmi sulla riforma della tassazione sui capitali in Italia:

Meglio una tassa di successione che una patrimoniale come l’Imu e la Tasi?

L’Imu e la Tasi sono tasse inefficienti, perché stanno deprimendo il costo delle case, stanno drenando reddito laddove reddito non si genera e quindi hanno un effetto recessivo. Mentre la tassa di successione la paghi quando ti arriva un flusso di reddito inatteso, ma che è positivo. Se ti arrivano i soldi del papà, te ne arrivano un po’ di meno, ma almeno ti arrivano i soldi.

Secondo l’Economist in America si sta andando da un’aristocrazia dei beni a un’aristocrazia dei cervelli, in cui l’eredità che viene passata è la possibilità di entrare nelle grandi scuole. C’è qualcosa di simile in Italia?

Non c’è perché in Italia non ci sono le grandi scuole. Non posso considerare la mia università l’equivalente di un’università dell’Ivy League, anche se di fatto ne è la versione italiana. In Italia la scuola ha perso il carattere segnaletico dell’eccellenza. Se dobbiamo promuovere tutti e assicurare l’università a tutti, il risultato finale è che l’università perde il carattere selettivo e del merito. E alla fine vincono i ricchi. L’idea che all’università ci devono andare tutti alla fine penalizza i poveri, perché lo studio è l’unica chance vera che hanno i poveri per eccellere. Finché ci vanno tutti e tutti vengono promossi, vuol dire che anche quella chance non ce l’hanno più. Tutte le altre sono bruciate e quindi abbiamo ottenuto il paradosso, l’eterogenesi dei fini, che per voler promuovere tutti abbiamo di fatto penalizzato i poveri. Da liberale dico che la più grande stupidaggine che si possa fare è promuovere tutti. Bocciare è la migliore tassa di successione possibile. 

L’attuale governo si è rappresentato come un esecutivo attento alle giovani generazioni. Farà qualcosa per spostare i peso dalle rendite al merito?

Me lo auguro, è una cosa che va fatta. Per me è una cosa di sinistra, veramente, è l’unica patrimoniale che un liberale accetta volentieri. Anzi, è una di quelle patrimoniali che è profondamente liberale perché tende a creare le condizioni di parità di opportunità e non di parità di risultato. Ed è una patrimoniale che incide su flussi positivi. Mi auguro che questo governo se vuol fare una cosa liberale di sinistra tolga le tasse sul lavoro, tolga le tasse sulle imprese, cioè sul rischio e sul merito, e le metta sulle rendite e sulle eredità. Mi rendo conto che non è facile implementarle, la tassa di successione è una delle più difficili da applicare, è aleatoria, è facile da aggirare. Però è vero che con le tecnologie moderne, con la tracciabilità moderna è una cosa che si può risolvere progressivamente. 

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