24 Febbraio Feb 2015 1230 24 febbraio 2015

Coi soldi in arrivo dalla Svizzera, abbassate le tasse

Coi soldi in arrivo dalla Svizzera, abbassate le tasse

Accordo Italia Svizzera

«Miliardi di euro che tornano allo Stato». Così Matteo Renzi ha salutato - toccandola piano come suo solito - l'accordo tra il governo italiano e quello svizzero che sancisce la pace fiscale tra i due paesi. La fine del segreto bancario svizzero, in effetti, aprirà praterie al Fisco italiano per stanare chi ha illecitamente portato capitali nelle banche oltre confine. Se questo è il bastone, la voluntary disclosure è la carota: lo Stato italiano offre infatti agli evasori la possibilità di dichiarare di esserlo, pagando quanto dovuto, senza incorrere in guai penali. 

L'ingranaggio sembra perfetto, insomma, per avverare la profezia di Renzi. Tanto più che dopo la Svizzera, seguiranno Monaco, Lichtenstein e Vaticano, altri piccoli, grandi rifugi dei capitali italiani. Tutto giusto, insomma. Se non fosse per un piccolo dettaglio. E se i capitali italiani, dalla Svizzera, prendessero altre vie? 

L'ipotesi è rubricata in coda agli articoli, quasi fosse un dettaglio irrilevante, o peggio una “gufata”. Eppure, il rischio esiste: la pressione fiscale in Italia, a dicembre, era al 43,3% del Pil, dati Bankitalia. Nel 2005, tanto per gradire, era al 29%. Ed è nel 2005, non a caso, che comincia quello che viene ormai definito come il “decennio d'oro” della fuga di capitali. Sicuri che la pressioni fiscale italiana non c'entri qualcosa? Sicuri che i soldi non finiranno per fare scalo in Italia, prendendo velocemente altre destinazioni? Olanda, Irlanda, Lussemburgo, tanto per dirne tre, sono paesi che fanno una gigantesca concorrenza fiscale all'Italia. Perché non dovrebbero farla anche sui capitali in fuga dalla Svizzera? 

In attesa che il sistema fiscale europeo si armonizzi e che tutti i paradisi fiscali scompaiano, la riforma fiscale diventa una priorità assoluta. Sia in relazione alla semplificazione di un sistema di imposizione che definire kafkiano è un eufemismo, così come del resto Renzi ha sempre detto di voler fare. Sia, soprattutto, in relazione alla diminuzione delle tasse «su chi lavora e produce», come ha commentato ieri il responsabile economico del Partito Democratico Filippo Taddei.

Arriviamo al punto: sia che siano «sicuramente più di un euro», come ha prudentemente dichiarato il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, sia che sia la renziana «pioggia di miliardi», la massa di capitali di ritorno dalla Svizzera dovrebbe essere usata per ridurre le imposte. Sarebbe un atto di giustizia nei confronti di chi sinora le ha pagate e non ha portato i soldi altrove. Nel contempo, sarebbe un modo per evitare che quei capitali prendano prima di quanto si immagini, altre vie. E per dare un'ulteriore stimolo all'economia che, finalmente, dopo anni, sembra dare segnali di risveglio. Perché non provarci, almeno stavolta?

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook