26 Febbraio Feb 2015 1800 26 febbraio 2015

Cinque parole che in origine significavano tutt’altro

Cinque parole che in origine significavano tutt’altro

Words

Le parole saranno anche importanti, come diceva Nanni Moretti, ma il problema è che sono scivolose. Ingannnano spesso, si deteriorano. Alcune scompaiono, altre dominano, altre ancora restano vive, ma con il compromesso di cambiare significato. Queste sono le più scivolose. Cambiano perché vengono modificate, piegate, torturate da chi le usa. Spesso sono i politici: le riprendono, le caricano di significati metaforici e poi bombardano la popolazione. Le parole diventano armi, cambiano colore e non sono più le stesse. Se le cene diventano “eleganti”, il senso comincia già a cambiare. Se la conclusione del ciclo di utilizzo di un’automobile è la “rottamazione”, si capisce subito che l’ingresso della parola nel mondo della politica assume contorni più aggressivi e sinistri, perché va a classificare un intero establishment come un prodotto che ha esaurito il proprio ciclo vitale. Che poi questo fosse solo propaganda, lo si è visto.

Per restare però a un livello di leggerezza più piacevole, si può notare come alcune parole insospettabili abbiano avuto una vita più lunga e più interessante di quanto si potesse immaginare.

Ad esempio, il “collaudo”. Ora significa: “verifica sperimentale a cui si sottopongono impianti, opere edilizie, macchine o materiali per controllarne l’efficienza e la rispondenza ai requisiti”. Una volta invece significava “complimento, lode, approvazione”. Col-laudo.

Come ha fatto a cambiare così tanto? Tutto si basa sul significato di “approvazione”: è la conclusione del processo di “verifica”, e il benestare che ne consegue se un collaudo, appunto, funziona bene.

E la siringa? Negli anni ’90 era una fobia ossessiva (colpa della diffusione dell’eroina), poi la paura si è attenuata. Ma lo strumento per iniettare sostanze nelle vene, o per estrarre il sangue, in origine era tutta un’altra cosa. Era uno strumento musicale, a fiato, con cui i pastori riempivano di suoni i loro pigri pomeriggi. La somiglianza fisica delle due cose ha portato all’uso della medesima parola.

Per noi la “farsa” significa qualcosa di ridicolo, sia in ambito teatrale sia nella vita in generale. Eppure all’origine la farsa era un “riempimento”, o meglio ancora, una “farcitura”. Con ogni probabilità perché era lo spettacolo secondario che intratteneva gli spettatori tra una pausa e l’altra.

Immagine tratta da Getty Images, Hulton Archive

Casino. Per i latini la “domus” era la villa, ma quella dei poveri (nelle campagne, nelle periferie) era la casa. O un “casino”, un baracchino per i più disagiati. Ma, con il tempo, le cose sono cambiate. Prima è diventato un piccolo abitacolo per le battute di caccia; poi un circolo per intellettuali e infine, luogo per le prostitute (ma questo solo nel ’700). Adesso convive con il significato di “caos, confusione”, ed è un’ultima evoluzione, molto recente, del ’900.

Tradimento. Brutta parola, difficile da sopportare e da vivere. Ma una volta aveva un significato molto più neutrale. Significava: “trasmettere, consegnare, dare”. È stato il cristianesimo che ne ha modificato il senso, concentrandosi sull’atto di Giuda (senza dubbio un tradimento!), che ha “consegnato, cioè tradito” Gesù alle autorità, determinandone la condanna, l’umiliazione e, infine, la morte. Gesù, a quanto dicono (tradunt, appunto) avrebbe recuperato alla grande qualche giorno dopo. Ma è un’altra storia.

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