2 Marzo Mar 2015 1830 02 marzo 2015

I minibond? Per le Pmi sono un miraggio

I minibond? Per le Pmi sono un miraggio

Borsa Italiana

Il minibond è un aiuto per le Pmi per finanziarsi? In teoria sì, anzi, solo in teoria. Un’analisi delle società Eidos Partners e Bureau van Dijk sulle società che hanno emesso fin qui minibond dice che in realtà a usarlo sono soprattutto aziende medio grandi. Per questo, dice la ricerca, «occorre ripensare e rilanciare il modello italiano di intermediazione e finanziamento, un passo necessario in un momento di grave debolezza, in particolare per le società di piccole dimensioni. Sarebbe senz’altro utile a questo scopo creare nuovi veicoli di investimento e agevolare operazioni di cartolarizzazione di minibond, al fine di facilitare l’aggregazione delle piccole emissioni».

Nonostante questa limitazione, il mercato dei minibond si sta muovendo. Se per tutto il 2013 c’erano stati solo esperimenti episodici, dal giugno scorso c’è stata un’accelerazione, con ben 36 emissioni, per un ammontare di 600 milioni di euro. In tutto il 2014 ci sono state 49 operazioni per un valore di 730 milioni di euro. 

Fonte:  Eidos Partners e Bureau van Dijk

L’ammontare medio delle emissioni è raddoppiato tra il 2013 e il 2014: «i valori delle emissioni nel 2014 - continua l’analisi - risultano essere di importo mediamente superiore (14,9 milioni di euro contro 5,4 milioni nel 2013), con una cedola media inferiore (5,9% contro 6,6% nel 2013) e una scadenza in media più lunga (5,1 anni contro 3,7 anni nel 2013)».   

Le società del campione analizzato sono basate per l’80% al Nord Italia (53% nel solo Nord-Ovest); per il 60% circa registrano un fatturato inferiore a 50 milioni di euro; l’88% delle società ha un “Ebitda margin” maggiore del 5% e le società che hanno una marginalità inferiore al 5% presentano una cedola media del minibond più alta del campione di circa il 30 per cento. 

Fonte:  Eidos Partners e Bureau van Dijk

Guardando agli aspetti più qualitativi, si rileva che queste imprese presentano un discreto grado d’internazionalizzazione: in media le società del campione conseguono il 25% circa dei ricavi all’estero e il 50% ha partecipate estere.

Fonte:  Eidos Partners e Bureau van Dijk

Queste imprese - sempre dalle analisi condotte sul database mondiale Orbis di Bureau van Dijk - sono anche da considerarsi imprese innovative con il loro 30% di deposito brevetti, ben al di sopra della media nazionale. Le società analizzate sono anche attive sul fronte delle operazioni di finanza straordinaria: infatti il 24% del campione è stato coinvolto in operazioni di M&A (di cui il 26% cross border) nell’ultimo anno (fonte dati: Zephyr Bureau van Dijk). Insomma, è uno strumento che aiuta aziende sane e internazionalizzate, non le Pmi, che rappresentano il 99% delle società italiane.

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