7 Marzo Mar 2015 0730 07 marzo 2015

Cosa succederà un minuto dopo l’avvio del Qe

Cosa succederà un minuto dopo l’avvio del Qe

Trading Room

Gli scenari possibili della finanza globale raccontati da Derek Morgan, protagonista de I diavoli, romanzo di Guido Brera, cofondatore di Kairos, la più importante società di gestione del risparmio in Italia. 

Le puntate precedenti:

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Londra, ore 08:57. Gresham Street, nel cuore della City. Tre minuti all’inizio delle contrattazioni.
I trading floor assomigliano a navi corsare che incrociano nel mare dei mercati. Gli uomini che siedono alle diverse postazioni sanno quello che devono fare. È come una ciurma ben addestrata, un concerto di gesti che risponde a un’unica intenzione: montare il trade giusto e alzare il profitto.

Stamattina, al floor dell’hedge fund di Bruno Livraghi c’è il silenzio dei momenti che contano. Silenzio, sul ponte del vascello. In attesa dell’inizio delle manovre.

New York, ore 03:57. Cinque fusi a Ovest di Greenwich.
Lo studio di Derek Morgan affaccia su Central Park. Seduto a un tavolo dove si ammucchiano libri, Derek guarda lo schermo del computer. La maggior parte di quei volumi sono aperti. Li consulta a notte fonda. Li interroga mentre tutto tace, quando le tenebre non placano le inquietudini. Perché anche uno come Derek Morgan ha i suoi fantasmi. E i fantasmi non risparmiano nessuno: neppure uno dei più potenti banker in the United States, uno capace di controllare le variabili e indirizzare la piega degli eventi.

Tra poco a Londra, dall’altra parte dell’Oceano, si apriranno le contrattazioni.

Su una parete dello studio c’è un’antica carta nautica dell’Atlantico. E oggi si inizia a incassare: da qualche giorno ha preso il via il Quantitative Easing europeo, sessanta miliardi al mese per un anno. Nevicata di cartamoneta che si poserà in modo disomogeneo. Chi ha già, avrà di più. Chi ha poco, avrà sempre meno. L’inganno d’ogni iniezione di liquidità, che aumenta a dismisura la leva finanziaria di quelli che possiedono, incidendo all’inverso su coloro che sono lontani dalla fonte miracolosa, dalla printing machine.

Oggi le manovre dei corsari entrano nel vivo. Ed è come una virata di bolina. Invertire la rotta tenuta negli ultimi mesi, ribaltare l’assetto della prua. E per farlo, occorre superare l’angolo morto, quando ci si trova controvento. Tutto d’abbrivio. Solo la velocità giusta consente di eseguire la manovra alla perfezione. È il “prima” che conta.

Londra, ore 09.01. Un minuto dopo l’apertura delle contrattazioni. Bruno Livraghi si alza in piedi, gli sguardi convergono su di lui. «Cominciamo a vendere Portogallo e Cipro» scandisce. Non ha esitazioni. Sta preparando da tempo quell’incasso, da tempo sta organizzando la manovra. Ha elaborato una strategia complessa, ha indagato, interpretato. Si è mosso veloce. Alla fine, ha montato un trade che non è neppure un trade. È un’operazione in più tempi, cominciata quando ha deciso di acquistare periferia europea. E adesso, col QE, ci sono compratori sicuri a cui vendere: l’Eurotower e le banche centrali. Per questo, adesso è tempo di invertire la rotta, mollare la periferia poco alla volta e farsi trovare scarichi per le prossime elezioni in Inghilterra. Dopo ci sarà tempo di guardare altro.

New York City, ore 04.01.
Derek Morgan naviga fra le ombre dello studio. Poi sofferma lo sguardo sulla carta nautica appesa alla parete. L’Atlantico battuto da legni imprendibili. L’Oceano, pensa Derek. Questo gigantesco utero che per due secoli, nel Sei e nel Settecento, ha ospitato un’arrembante moltitudine corsara. Dove la legittimità si fondava sulla forza, e non sul diritto o sui principi dello Stato. Non ha bisogno di guardare fra i suoi libri, per pensare a Grozio. La terra fonda il diritto, l’acqua la sua assenza.

Fissa lo schermo, osserva gli scambi della borsa di Londra. Ragiona che anche quella superficie è liquida, come gli oceani, e anche lì si muovono i vascelli corsari, e anche dietro quei monitor c’è un’umanità in cui vibra una forza cieca e ingovernabile. Conosce l’istinto della velocità di Bruno Livraghi, conosce la furia animale. Un’umanità turbolenta, stretta da un solo ideale: arricchirsi in fretta, accumulare in fretta, e poi in fretta morire.
Dopo di loro, niente.

Londra, ore 09.25. Venticinque minuti dopo l’apertura delle contrattazioni.
Bruno accelera il battito delle dita sulla scrivania. «Pronti a ridurre anche Spagna e Italia» dice a Mike, il suo vice. Un mastino dello Yorkshire, un trader di poche parole, tosto come la sua corporatura.

Bruno è sicuro, non può sbagliare. Ha tutte le ragioni. Con un sorriso si volta e percorre lento il floor. Osserva i suoi uomini al lavoro, le loro mosse secche, precise. Sa che eseguiranno gli ordini, e sa che gli ordini sono giusti.

New York City, ore 04.25.
Derek studia lo schermo. In Europa i corsari più astuti iniziano ad andare all’incasso. Londra non è più la capitale d’uno Stato, ma un porto franco, una città extra-territoriale. È Tortuga. Dai suoi moli salpano navi per rotte sfuggenti. È da lì che banker lucidi e spregiudicati si stanno muovendo per alzare i profitti. Lo sa bene, Derek Morgan. Ricorda quando tutto ha avuto inizio.

Era lo scorso autunno. Il panico sembrava diffondersi come un incendio nel Sud Europa. In Grecia i sondaggi materializzavano alternative impensabili, variabili che sfuggivano al controllo di tanti, di troppi. Ma non di tutti…

E a Francoforte avevano deciso che era tempo d’intervenire. Le voci su un QE si erano rincorse. Indiscrezioni. Congetture. Dubbi sul tipo d’intervento. L’unica cosa sicura era un’azione a difesa dei debiti pubblici dei Paesi più esposti, un’azione che spingesse al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato e stimolasse l’economia reale. Mancava ancora qualcosa, però. Qualcosa che non veniva dalle reti invisibili degli scambi e dalle rotte liquide del mercato, bensì da una terra antica.

L’anomalia greca. Un’incognita da considerare, da ricomprendere nel disegno complessivo, da collocare in un lucido piano di dominio della realtà.
Derek sospira, sovrappensiero. Per un attimo segue i meridiani che, sulla carta nautica, tagliano l’Oceano. Quindi si allunga per prendere un volume dalla scrivania.

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