8 Marzo Mar 2015 1830 08 marzo 2015

Storia di Canale 5 che costò a Berlusconi solo una lira

Storia di Canale 5 che costò a Berlusconi solo una lira

Can51

Giacomo Properzj è un elegante signore di 75 anni. È stato molte cose nella vita. Storico esponente del Partito Repubblicano, sindaco di Segrate, presidente dell’Atm e di Aem. Ha perso la vista durante una battuta di caccia. Al suo fianco ha sempre bellissimi cani labrador. Gli piace ascoltare l’opera, legge molto e ha scritto diversi romanzi, racconti, libri di storia, l’ultimo è Breve storia della grande guerra. Gli piace sentire l’odore del fumo di sigarette. Ultimamente usa un bracciale tecnologico che gli calcola quanti passi ha fatto durante la giornata. Vive a Milano, in zona Porta Venezia e conosce un segreto che Silvio Berlusconi ha spesso tenuto nascosto. O meglio, che l’ex Cavaliere non ha mai così sviscerato, ma che di fatto ha contribuito a creare il suo impero mediatico e imprenditoriale. «Io questa storia l’ho raccontata tante di quelle volte – spiega di fronte a un caffè a casa sua - ma spesso nelle ricostruzioni giornalistiche sui giornali non se ne fa cenno».

È un frammento di storia della televisione italiana, di storia del nostro Paese, di come la casualità degli eventi abbia cambiato il corso delle cose. È la nascita di Canale 5, del primo canale televisivo che lanciò Berlusconi nel 1976. Ebbene, l’idea di in tv non venne subito a Silvio, ma proprio a Properzj insieme con suo amico e compagno di partito Alceo Moretti. Correva l’anno 1974.  «In quel periodo erano nate le prime televisioni via cavo - ricorda - e la costituzione impediva la trasmissione via etere, c’era il monopolio della Rai. Allo stesso tempo però non poteva impedirla via cavo. Per questo motivo nascevano queste televisioni molto artigianali, domestiche, Tele Biella era la più importante perché sostenuta da Enzo Tortora. Sorgevano un po’ in tutta Italia, la gente aveva una fame spaventosa di tutte queste immagini»

In questo contesto nasce l’idea di buttarsi e di provare. «Io e Moretti, che era vicesegretario regionale del Partito Repubblicano, abbiamo costituito questa società che si chiamava Telemilanocavo. Avevamo un capitale sociale molto basso ma ci volevamo provare». E sulla strada incontrano per la prima volta quello che all’epoca era il numero uno di Edilnord, fresco della costruzione di Milano2. «Io conoscevo bene Vittorio Moccagatta» aggiunge Properzj «che era l’agente delle pubbliche relazioni di Berlusconi. Avevano gli uffici in via Paleocapa. Dopo diverse riunioni ci spiegò che c’era la possibilità, a Milano2, di avere una televisione via cavo, ovvero un’antenna per tutto il quartiere palazzo per palazzo. Il segnale sarebbe arrivato fino ai confini di Segrate. Non era ancora prevista una copertura televisiva. Allora ci siamo buttati noi.  Abbiamo affittato un negozio, ci siamo arrangiati con qualche telecamera e con alcuni operatori che erano sempre drogati, abbiamo iniziato a fare trasmissioni con riunioni di condominio. Poi c’era la Mondadori che ci dava delle cassette».

Programmi come Uomini e donne o Masterchef non li si poteva nemmeno immaginare a quell’epoca. «Ma di fronte alle telecamere si sfogavano tutti gli abitanti del quartiere per i problemi condominiali». Si parte, ma le cose non vanno bene. «Il problema è che ci volevano molti soldi. Il cavo è costoso ma noi pensavamo comunque di andare avanti. Io lavoravo in banca in centro e arrivavo a Segrate in un quarto d’ora, verso sera dove cercavo di attrezzarmi per fare qualcosa ». Un giorno cambia tutto. «Una sera, mentre stavo al telefono con Paolo Pillitteri, che all’epoca era assessore di Milano, mi vedo arrivare in un negozio questo ometto piccolo e sorridente. Si presenta, mi dice di essere Berlusconi. Io non stacco l’orecchio dalla cornetta. Lo lascio girare per lo studio. Purtroppo stavo provando ad avere qualche aiuto anche da Pillitteri, invece avrei dovuto seguire Berlusconi e parlarci». La visita dura qualche minuto, poi l’ex Cavaliere se ne va: «È un mio grande rimpianto non avergli parlato, ho sempre pensato che sarebbe stata l’occasione della mia vita seguirlo. All’epoca poi Berlusconi era un omettino non repellente, ma simpatico».

Silvio non si fa più vedere e nel 1975 arriva un po’ di benzina. «Ci sono le elezioni amministrative e regionali. I candidati ci pagavano qualcosa per poter andare in televisione. La cosa divertente è che non sapevano che il segnale arrivava fino a Segrate, si fermava molto prima di Milano». Non solo. «Ci arrivava qualche soldo anche dalla pubblicità, ma nel 1976  avevamo debiti per 18 milioni di vecchie lire, io ne guadagnavo 2 al mese, non potevamo farcela». In più Moretti era scappato in Sud America. «La situazione era preoccupante così venni contattato da Berlusconi tramite Moccagatta, si offrì di comprare tutto per una lira e rilevare tutti i debiti».

Properzj conclude: «Lui non compò per fare una tv via cavo. pPenso avesse saputo tramite i suoi giri che la Corte Costituzionale avrebbe liberalizzato la tv via etere, la Rai non avrebbe più avuto il monopolio. Così comprò Telemilano, la ricapitalizzò per 200 milioni, gli consigliarono di chiamarla Canale5, io rimasi per un anno nel consiglio di amministrazione e poi fui liquidato con 370mila lire». All’ex Cavaliere non rimase in mano molto di quegli studi molto condominiali. «Avevano un paio di telecamere e poco più. La verità è che lui a quell’epoca aveva molta liquidità, fino a 10 miliardi di vecchie lire. Ricordo che in Paleocapa c’era un grande plastico di Beirut 2, perchè voleva costruire in Libano dove andava spesso a cantare, ma poi la guerra civile glielo impedì». E Berlusconi? «Non l’ho più rivisto».  Il resto è storia.  

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