16 Marzo Mar 2015 1730 16 marzo 2015

Pmi, cos’ha in mente il governo per farle crescere

Pmi, cos’ha in mente il governo per farle crescere

Pmi Crescita

L’economia italiana, a guardare i dati, è ancora piantata. Per questo potrebbe essere arrivato il momento di tirare fuori un po’ di coraggio per favorire gli investimenti. Uno studio di The European House Ambrosetti, presentato nei giorni scorsi a Cernobbio, elenca una serie di misure che, secondo le stime della società di consulenza, potrebbero avere effetti dirompenti: un maggiore fatturato delle imprese compreso tra 98,1 e 189,7 miliardi di euro; maggiori occupati compresi tra 267 e 517mila; maggiore valore aggiunto sarebbe compreso tra 21,6 e 41,7 miliardi. Stiamo parlando di cifre pari rispettivamente pari al 1,4 e 2,7% della stima preliminare del Pil 2014. 

Sarebbe solo un puro esercizio teorico se allo studio non avessero preso parte direttamente le segreterie tecniche del ministero dell’Economia e delle Finanze e del ministero dello Sviluppo economico. «Ambrosetti Club ha deciso di contribuire fattivamente alla formalizzazione di proposte e suggerimenti migliorativi rispetto al quadro normativo esistente, in collaborazione con i referenti di Mef e Mise», si legge nello studio. Il tutto si basa infatti sul lavoro della missione “Finanza per la Crescita”, di Mise, Mef e Bankitalia. 

Le proposte si possono quindi leggere come quello che il governo ha in mente di fare nei prossimi mesi, una volta archiviata l’approvazione del Fiscal Compact, che prevede tra le altre cose l’istituzione delle “Pmi innovative” e del “Patent Box”. Tra le prossime misure ci potrebbe essere anche una marcia indietro: il ritorno a una tassazione assimilabile a quella dei bond (al 12,5%) per i finanziamenti a medio-lungo termine, dopo che dal luglio 2014 sulle rendite finanziarie è stata portata al 26% per tutti i redditi da capitale e i redditi diversi di natura finanziaria. Già lo scorso 6 marzo Stefano Firpo, capo della segreteria tecnica del Mise, aveva detto nella sede di Assolombarda, presentando il decreto sulle “Pmi innovative”: «La strada è quella di rivedere la tassazione sul capital gain: se gli investimenti non sono di natura speculativa e c’è un holding di 4-5 anni, si potrebbero pagare come i Bot». 

Questo l’elenco delle proposte elaborate dal Club Ambrosetti: 

Fisco agevolato per investimenti di medio-lungo termine: si propone di applicare un regime fiscale assimilabile a quello dei Titoli di Stato per i finanziamenti incrementali di medio-lungo termine, ossia con una durata superiore ai 36 mesi. 

Estensione del perimetro di applicazione della defiscalizzazione per investimenti esteri a medio-lungo termine: tenuto conto del fatto che molta della liquidità disponibile è concentrata in Paesi al di fuori dell’UE, si propone di allargare il perimetro dell’intervento anche ai Paesi della White List, almeno per ciò che concerne gli investitori non regolamentati.

Normativa assicurativa “PMI friendly” e fondi tricolore garantiti: la proposta va nella direzione di richiedere, per i finanziamenti delle assicurazioni diretti o in fondi di debito, una normativa più incentivante in modo da riuscire a rendere più efficace l’ingresso del nuovo attore assicurativo come alternativa al sistema bancario. In particolare, il requisito di capitale dovrebbe essere ridotto in modo da rendere più conveniente il finanziamento delle Pmi italiane. In una prima fase, la richiesta di ammorbidimento normativo potrebbe essere accompagnata da una garanzia del Fondo Centrale in modo da avviare questo nuovo canale in modo più spedito.

Rafforzamento dell’Ace: si propone di raddoppiare l’attuale rendimento figurativo (4,5%) sugli apporti di capitale (deducibile) al fine di allinearlo alle condizioni di mercato – Incentivo agli investimenti: si propone di reintrodurre la norma tale per cui ogni impresa godeva di un credito d’imposta fino a 200.000 euro in 3 anni a fronte della realizzazione di investimenti al servizio dell’internazionalizzazione e in beni strumentali.

La ricerca va anche oltre: oltre a formulare suggerimenti tesi a migliorare l’attuale impianto normativo, avanza una serie di proposte che possano porre le basi per un’accelerazione della crescita, perché è «fondamentale un cambio di passo coraggioso». 

«La defiscalizzazione completa per gli investimenti incrementali di lungo termine realizzati da enti italiani - si legge nel documento - sarebbe una misura coerente e complementare con quella che il Governo ha già realizzato per rafforzare gli investimenti esteri. Si tratta quindi di incentivare investitori quali casse di previdenza, assicurazioni, fondi di debito, ecc.. Inoltre, si propone di rafforzare la normativa esistente sul credito d’imposta per gli investimenti incrementali in R&S prevedendo la loro totale defiscalizzazione. La normativa attuale non prevede misure che incentivino l’aggregazione di imprese». «Al fine di favorire la crescita dimensionale delle imprese - continua lo studio - suggeriamo l’attribuzione di un credito di imposta del 50%, per un orizzonte temporale biennale, per le aziende che realizzano operazioni di M&A, e il dimezzamento dell’arco temporale (da 18 a 9 anni) dell’ammortamento fiscale su avviamenti e marchi».

Quanto costa questo libro dei sogni, che potrebbe «generare nuova finanza per un importo compreso tra 39,2 e 75,9 di euro»?. Non poco, anche a regime. Ma per The European House Ambrosetti tornerebbe tutto indietro. «Il saldo netto (benefici fiscali – perdite fiscali) - è la conclusione - è comunque sostanzialmente neutro nello scenario minimo e positivo in quello massimo, con un ammontare che varia tra -0,29 e 2,08 miliardi di euro». 

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