17 Marzo Mar 2015 1815 17 marzo 2015

Indagine Sistema, c’è il lotto A3 dove morì un operaio

Indagine Sistema, c’è il lotto A3 dove morì un operaio

Stefano Perotti Salerno Reggio Calabria

Come nelle storie che si ripetono, all’interno dell’inchiesta “Sistema” della procura di Firenze sulla corruzione nei cantieri pubblici compare l’immancabile autostrada Salerno-Reggio Calabria. E non un tratto qualunque, ma il macrolotto 3 parte 2, dove l’ingegnere pigliatutto Stefano Perotti avrebbe ottenuto anche qui la direzione dei lavori del cantiere sfruttando la sua amicizia con Ettore Incalza al ministero dei Trasporti. Si tratta dello stesso cantiere in cui il 2 marzo scorso è morto un operaio di 25 anni, Adrian Miholca, precipitando da un’altezza di 80 metri dopo il crollo di una campata del Viadotto Italia su cui stava lavorando. Il tratto tra Laino Borgo e Mormanno, dove l’incidente è avvenuto, è ancora sotto sequestro da parte della magistratura. 

Come si legge nelle carte dell’inchiesta, Stefano Perotti, insieme all’imprenditore Giulio Burchi, ex presidente di Italferr, sfruttando le relazioni esistenti con il ministro delle Infrastrutture, si sarebbe fatto affidare dal contraente generale dei lavori, il consorzio Italsarc, l’incarico di direzione dei lavori dell’appalto «come prezzo della mediazione illecita verso il ministro». Nello stesso tempo, Burchi avrebbe agito perché Anas non ponesse ostacoli all’affidamento, visto che il progetto prevedeva un incremento del costo dell’opera dai 424,5 milioni dell’aggiudicazione a 600 milioni di euro.

La gara per i lavori nel macrolotto risale al 2005. Ma il cantiere, tra ricorsi e contenziosi, viene consegnato a giugno 2014. A settembre, tramite la sua società Spm Consulting, Perotti riceve l’incarico di direzione dei lavori da Italsarc, consorzio costituito dalle imprese Cmb (Consorzio muratori e braccianti) di Carpi e Ghella spa di Roma. In base alla legge obiettivo del 2001, è il contraente generale che si occupa di tutta l’esecuzione dell’opera, compresa la scelta del progettista e del direttore dei lavori. Una scelta delicata, questa, come ha spiegato il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, visto che «il direttore dei lavori è l’organo di controllo». La differenza principale rispetto ai normali appalti, come Linkiesta aveva già spiegato, è che il contraente generale può affidare il cento per cento dell’opera ad altre società. La logica è questa: l’alta sorveglianza dell’Anas affida i lavori al contraente generale, che a sua volta li affida a singoli affidatari, che a loro volta subaffidano i lavori ad altre società. La gestione dei lavori si disperde così passando di mano in mano.

Nel macrolotto 3, tra il chilometro 153 e i chilometro 173, lavorano tra le 60 e le 70 aziende, per un totale di circa 250 operai. Il cantiere comprende 13 chilometri di gallerie nel mezzo del massiccio del Pollino, fino a mille metri di altezza, dove Perotti aveva il suo ufficio per la direzione dei lavori. Incarico che comporta anche la responsabilità sulla sicurezza del cantiere. 

Nell’ottobre 2014, un mese dopo l’affidamento della direzione dei lavori a Perotti, tutte le organizzazioni sindacali locali – Fillea-Cgil, Filc-Cisl e Feneal-Uil – avevano chiesto al prefetto di Cosenza di procedere a un controllo interforze sul cantiere, coinvolgendo ispettori del lavoro, forze dell’ordine e Asl. Controlli che non ci sono mai stati. «Ci sono affidatari che stabiliscono turni da dodici ore e iniziano a non rispettare i contratti nazionali, con trattamenti economici inaccettabili», denuncia Antonio Di Franco, segretario territoriale della Fillea Cgil. 

Finché si arriva al 2 marzo, data della morte di Adrian Miholca, operaio 25enne che lavorava per una ditta in subaffidamento, la Nitrex, una delle tante a cui il contraente generale ha affidato i lavori del cantiere. Una campata del Viadotto Italia crolla e Miholca, che si trovava lì con una gru, fa un volo di 80 metri. La notizia, come raccontano i magistrati di Firenze, suscita l’allarme sia di Stefano Perotti sia di Giulio Burchi. Perotti è preoccupato perché l’incidente è avvenuto nel cantiere in cui lui ha la direzione dei lavori, e decide immediatamente di partire per la Calabria per capire meglio quello che è successo. Lo stesso Burchi chiede di verificare il contenuto del contratto tra la cooperativa Siteco srl, a lui riconducibile, e la Spm, perché teme di essere coinvolto nelle responsabilità per l’infortunio mortale. Il contratto di collaborazione, spiegano i giudici, prevede un pagamento di 50mila euro all’anno alla Siteco come specialist structure per quattro anni per un totale di 200mila euro. Ma i giudici scrivono che tra le due società non è «stata effettuata alcuna reale attività».

Dal 2 marzo, in ogni caso, il tratto tra Laino Borgo e Mormanno, dove è avvenuto il crollo della campata del Viadotto Italia, è sotto sequestro da parte della magistratura. Dopo la morte di Adrian Miholca, raccontano i sindacalisti che operano nel territorio, i controlli sulla sicurezza dei cantieri sono stati intensificati. E alla prefettura di Cosenza si è svolto un incontro tra Italsarc e sindacati. «È il cantiere dove abbiamo messo in moto i migliori accorgimenti possibili», racconta Antonio Di Franco. «Abbiamo firmato un protocollo legalità e sicurezza, avviando anche un sistema di premi i lavoratori che segnalano gli infortuni e dimostrano maggiore accortezza nello svolgimento dei lavori. C’è un’enorme collaborazione da parte di Italsarc per sanare le situazioni che non vanno tra gli affidatari. Mentre negli altri cantieri della Salerno-Reggio Calabria sono ricorsi all’esercito, qui abbiamo un esercito di giovani lavoratori vigilantes che controllano gli accessi. Siamo molto amareggiati che sia successo proprio qui». 

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