«A Ostia comanda la mafia ma nessuno se n’è accorto»

Parla il commissario Pd Esposito: «Famiglie criminali, usura e omertà. E la politica rimane oziosa»

Spiaggia 2
27 Marzo Mar 2015 1630 27 marzo 2015 27 Marzo 2015 - 16:30

«Chi arriva da fuori riesce a capire con più facilità un contesto a cui i residenti sono abituati». Stefano Esposito sbarca dal Piemonte, è senatore del Partito Democratico e membro della Commissione Antimafia. Già sotto protezione dopo aver ricevuto minacce No Tav, Matteo Orfini l’ha spedito a Ostia in qualità di commissario Pd per prendere in mano una situazione esplosiva. «Diciamo che serviva uno che non mediasse troppo». Le dimissioni del presidente del Municipio Andrea Tassone e le voci su nuove inchieste della magistratura hanno riaperto un dossier, quello della mafia sul litorale, troppo spesso sottovalutato. Ostia è il mare di Roma, col turismo e le discoteche. Ma è anche la zona in cui la criminalità organizzata ha messo le mani su stabilimenti balneari, negozi e uffici pubblici. Ostia, racconta Esposito a Linkiesta, «è in mano ad alcune famiglie criminali che controllano il territorio» attraverso «un circuito di usura pesante». Pochi uomini delle Forze dell’Ordine, «quindici anni di abbandono», il clima che si respira è di «omertà e paura». La giornalista de La Repubblica Federica Angeli è costretta a vivere sotto scorta da quando ha denunciato i clan. Nelle ultime ore lei ed Esposito sono stati i destinatari di nuovi insulti in quella che è una cornice sempre più inquietante. Intanto il caso Ostia sta per arrivare in Parlamento con le indagini della Commissione Antimafia.

Come si muove la mafia sul litorale romano?
Ci sono alcune famiglie che controllano il territorio in maniera capillare attraverso il porto, la gestione delle concessioni balneari, i negozi e le sale giochi. Le mani sulla città, ecco. La sensazione è che una parte consistente delle strutture commerciali sia già passata di mano attraverso l’usura. Sono andato a verificare il numero di denunce alle forze dell’ordine per casi di pizzo ed estorsioni, non si trova quasi nulla. Mettiamoci pure che Ostia è un territorio in cui lo Stato fa troppa fatica a contrastare la sfacciataggine di queste famiglie. Solo 120 uomini tra Polizia, Carabinieri e Guardia Di Finanza.

Di quali famiglie parliamo?
Basta leggere le carte degli inquirenti per capire che Ostia è in mano a famiglie come i Fasciani e gli Spada. L’ho scritto anche su Facebook: dal 1998 il clan Spada finisce in inchieste per usura, estorsione e traffico di stupefacenti. Oggi il capoclan Carmine è in carcere per estorsione con aggravante mafiosa. Il cugino Armando per corruzione con aggravante mafiosa, il nipote Enrico per spaccio, il nipote Ottavio a giudizio per tentato omicidio plurimo, il fratello Roberto, attuale reggente del clan, è indagato per minacce.

Proprio Roberto Spada, su Facebook, le ha dedicato un post in cui appaiono insulti anche alla giornalista Federica Angeli, definita «scrofa giornalaia».
Non mi fa né caldo né freddo ciò che dice quel signore lì, che con baldanza si permette di scrivere certe cose. Mi spiace per chi, come Federica Angeli, deve vivere tutti giorni in quel territorio. Quel post su Facebook testimonia che questa gente a Ostia è abituata a comandare e stimola in me la voglia di mandarli in galera.

Oltre alle attività economiche ci sono anche le infiltrazioni mafiose nel Municipio. 
La principale infiltrazione è amministrativa, dove la struttura è marcia. Parliamo di funzionari e uffici tecnici. Uno come Spada entrava negli uffici del Municipio e diceva: “Mi dovete dare questo se no finisce male”. Qualcuno si è offeso quando in questi giorni ho paragonato Ostia a Reggio Calabria. Ho stima dei cittadini calabresi e lo stesso sindaco Falcomatà in Commissione Antimafia ha detto che la lotta alla criminalità organizzata è difficile da portare avanti se al Comune ci sono sempre gli stessi funzionari. Dobbiamo colpire i politici conniventi, certo, ma la mafia non si occupa solo di politica, entra nella pubblica amministrazione. E la richiesta di rotazione va proprio in questo senso. 

La mafia a Ostia non è una questione chiacchierata da anni nella Capitale? Perché il caso esplode solo oggi a livello nazionale?
Mi sorprende la sottovalutazione complessiva del caso Ostia da parte della politica, parliamo di quindici anni di abbandono. E si percepisce come nei cinque anni di Alemanno qui i clan abbiano fatto festa con gli affari. Lo si vede anche dalla reazione scomposta di alcuni esponenti del centrodestra locale davanti alle mie dichiarazioni. Le famiglie di criminali vanno trattate come tali e il territorio va ripreso pezzetto per pezzetto. Con il contributo del presidente Rosy Bindi, apriremo un dossier Ostia in Commissione Antimafia, avvieremo audizioni per raccogliere più elementi possibili.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un caso in cui la politica è incapace di intervenire.
Oggi la politica è oziosa, ha perso le sue capacità. Aspetta sempre l’intervento della magistratura quando invece dovrebbe arrivare prima, non per sostituirsi ma per aiutare i giudici. Le reazioni stizzite della politica romana davanti al caso Ostia mi hanno ricordato quando la procura di Torino guidata dal dottor Caselli aprì il tema della presenza della ’ndrangheta sul territorio. La prima posizione dei politici fu quella di negare, al grido di “non è possibile”, salvo poi prenderne atto. 

Lei ha chiesto l’invio dell’esercito a Ostia, perché?
Ho chiesto di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine, perché l’investigazione e il controllo del territorio sono le prime armi per combattere il crimine organizzato. Poi, dato che è previsto l’invio di un contingente militare a Roma, la mia idea è che una parte possa essere dirottata a Ostia, magari nella stagione estiva, dove normalmente le presenze triplicano.

Il presidente del Municipio (Pd) Tassone ha dato le dimissioni, poi è stato allontanato. Intanto corrono voci su nuove indagini della magistratura che potrebbero lambire il Municipio…
Ho provato fino in fondo a convincerlo. C’erano in ballo i nomi di Livia Turco e Marco Causi per una nuova giunta, ma lui senza la sua squadra si sentiva perso. L’ho trovato stanco e sotto pressione, gli ho detto di prendersi tutto il tempo che gli sarebbe servito. Quanto alle voci, non me ne occupo, il fango è la cosa più semplice da gettare addosso alle persone. Noi vogliamo ripartire dalla vitalità dei circoli Pd del litorale, troppo spesso lasciati soli, porteremo il partito in strada e il tema Ostia alle nostre feste. La magistratura non deve avere preoccupazioni, se ci saranno irregolarità da parte di uomini del Partito Democratico interverrà anche su di loro. 

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