11 Aprile Apr 2015 1630 11 aprile 2015

Da Forza Italia al talk, Paolo Del Debbio è il conduttore di quartiere

Da Forza Italia al talk, Paolo Del Debbio è il conduttore di quartiere

Deldebb

Da Forza Italia a Rete4, da assessore alle periferie a paladino catodico dei cittadini. La carriera di Paolo Del Debbio è un groviglio di avvenimenti tutt’altro che banali. Classe 1958, intellettuale, giornalista, filosofo e professore universitario, è stato tra i fondatori di Forza Italia e ne ha scritto il programma, candidato governatore della Toscana nel 1995 ma anche assessore per le periferie e la sicurezza a Milano nella giunta Albertini. Quest’ultima esperienza è quella che meglio contestualizza la sua seconda vita di conduttore televisivo. Oggi Del Debbio macina ascolti ed è l’uomo forte di Rete4: il lunedì sera il suo Quinta Colonna batte Piazzapulita di Corrado Formigli, ex scuderia Santoro. Nel resto della settimana conduce una striscia quotidiana che introduce la prima serata, Dalla vostra parte. Il suo modo di fare televisione è discusso, odiato, tacciato di populismo e rabbia a buon mercato. Però funziona e pare non risentire affatto della crisi del talk. Gli elementi del successo poi, non sono nemmeno così nascosti.

Buon padre di famiglia per gli spettatori, sceriffo burbero coi politici. È il filosofo che si trasforma in oste televisivo

Interprete del popolo, Paolo Del Debbio è il conduttore di quartiere (un po’ come i poliziotti di quartiere del governo Berlusconi) che stabilisce un filo diretto con gli spettatori su temi quotidiani come crisi, degrado, periferie. Il mirino è puntato sui «problemi della gente». Ai massimi sistemi di legge elettorale e riforme costituzionale Del Debbio preferisce case popolari, imprenditori strozzati dalle tasse, quartieri abbandonati, campi rom, prostituzione e sprechi della politica. C’è il benzinaio Stacchio, ci sono le piazze in collegamento, i cittadini arrabbiati che ormai sembrano recitare a memoria il ruolo in commedia. Poi certo, ci sono le interviste a Renzi e ai leader politici. Ma il focus è altrove. Del Debbio dirige un’orchestra rumorosa, sempre più tendente al people show. Si presta a fare da agenzia di collocamento portando in studio le aziende che cercano personale. Buon padre di famiglia per gli spettatori, sceriffo burbero coi politici. È il filosofo che si trasforma in oste televisivo. Parla un linguaggio semplice ai limiti del semplicistico. Scandisce ogni parola, spiega senza piroette retoriche. A margine di interviste e servizi guarda in camera e commenta il tema col pubblico a casa. Il tutto con la calata toscana abbinata a un linguaggio vivace: quando è sul punto di sbottare subito si riprende. Così fa risultare autentica l’indignazione televisiva.

Ma la ricetta Del Debbio non può fare a meno di prossemica e gestualità, tratti dominanti del conduttore di quartiere. Arrotola i fogli del copione quasi a indirizzare le dinamiche in studio, alza le mani per fermare i mille interlocutori che parlano. Le mani in tasca quando è in ascolto, le mani giunte quando commenta i tumulti delle piazze collegate. Fisicamente è molto presente, e anche disordinato. Cammina per lo studio, si avvicina agli ospiti quando li interpella. Non si siede nemmeno nelle interviste faccia a faccia. Al massimo si appoggia al tavolino, magari con pose poco ortodosse. 

Del Debbio è il manifesto dell’antisnobismo televisivo, a cui gli addetti ai lavori guardano con molta attenzione

È il manifesto dell’antisnobismo televisivo a cui i critici e gli addetti ai lavori guardano con molta attenzione, non senza sospetti. Gli rimproverano troppa pancia e poco approfondimento. Aldo Grasso lo aveva definito il Santoro di destra ma lui, intervistato da Libero, rivendica: «Per un certo periodo ho fatto una tv militante, non è un segreto. Dicevo come la pensavo. Oggi, e da un bel po’, conduco come uno che si astiene dalle elezioni. Perché non credo più in nessun progetto. Giudico le proposte politiche di volta in volta, senza ideologia». La consacrazione delle star televisive, si sa, passa per le imitazioni. E la parodia che fa Ubaldo Pantani a Quelli che il Calcio è un capolavoro in equilibrio sulla verosimiglianza: «Nella prossima puntata parleremo di quando ti tagli le unghie e te ne fa sempre una più corta e ti fa male, e i politici che fanno? Niente, a loro va bene così». Il conduttore di quartiere resta tra la gente.

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