24 Aprile Apr 2015 1845 24 aprile 2015

Come si costruisce il CV giusto per farcela in Inghilterra?

Come si costruisce il CV giusto per farcela in Inghilterra?

Jordi

«Questo è un popolo concreto. Per farti scegliere devi dare numeri, cifre. Qualcosa di misurabile con esattezza». Negli occhi di Teresa Pastena, 34 anni, ci sono grinta e dolcezza. Quando la incontri hai la sensazione di aver trovato un porto sicuro. «Tutti i CV che riceviamo da italiani vengono completamente riscritti. Sono tutti inadatti per questo Paese». Teresa è un link tra Italia e UK. La società che ha aperto nel 2012 a Londra, CV&Coffe, aiuta gli expat italiani a preparare CV, cover letter e colloqui adatti a un mercato del lavoro, quello britannico, completamente diverso dal nostro.

Tutto quello che insegna, Pastena lo ha imparato vivendo e lavorando a Londra. Provando, come la maggior parte degli italiani che arrivano da queste parti, a realizzare il sogno per cui aveva lasciato l’Italia. Con una laurea in Scienze diplomatiche e internazionali, Teresa voleva lavorare nel non-profit. «E l’Inghilterra, dopo gli Usa, è la patria delle charity».

«In questo Paese devi venderti come fossi un prodotto», spiega Teresa, che a Londra ha iniziato a costruire la propria carriera dopo aver ricevuto un utile corso sulla stesura di un CV in una delle internship fatte appena arrivata.

«È inutile elencare doti se non offri esempi di quando le hai usate con successo»

Atterrata in Uk con esperienze di stage al Ministero degli Esteri e in Francia, ha dovuto costruire da zero tutte le skills di cui aveva bisogno. «Step by step», passo dopo passo, dandosi obiettivi di breve termine, come questa città richiede di fare. Ha incominciato dagli stage non pagati nelle charity, è passata poi a un lavoro in ufficio in un settore completamente diverso dal suo, ha attraversato gli uffici del Financial Times come organizzatrice di eventi, ed è finalmente approdata, da lavoratrice e non più stagista, al mondo del non-profit, dove si è occupata di fundraising, lavorando per Medici del Mondo (Mdm) e altre organizzazioni. Un viaggio lungo, attraversando il quale, Pastena ha imparato molto di questo Paese e delle sue regole. «Per un certo periodo mi sono occupata di recruitment per Medici del Mondo. Ricevevo molti CV da altri paesi europei. Mi sono accorta di quanto fossero tutti inadeguati all’Inghilterra e ho capito che il mercato del lavoro britannico è completamente diverso dal resto d’Europa».

Dal profilo Facebook di Teresa Pastena

La prima cosa da capire, spiega Teresa, è la logica dei risultati. Il tuo curriculum deve essere una costante dimostrazione di tutto quello che hai raggiunto nel corso della tua carriera. La differenza che hai fatto in ogni ruolo che hai avuto. «Gli ultimi dati di cui siamo in possesso ci dicono che un HR spende 8,8 secondi su ogni profilo. Significa immaginare di trovarsi in ascensore con il direttore della compagnia per cui vuoi lavorare e in quel piccolo lasso di tempo convincerlo a farti dare un colloquio».

In quei pochi secondi il selezionatore si chiede semplicemente questo: cosa può fare di utile per la mia azienda questa persona?». La prima risposta, continua Pastena, la cerca nel profilo di apertura. I CV inglesi hanno tutti un piccolo paragrafo iniziale in cui dici chi sei professionalmente e cosa hai fatto di importante. Qui vanno le informazioni più rilevanti, come il nome di una compagnia importante per cui hai lavorato o un programma particolare per cui sei stato selezionato.

«Noi italiani dobbiamo imparare a ragionare per obiettivi raggiunti»

Secondo step. Il selezionatore guarda la forma del CV: quanto è professionale? Ci sono caratteri che cambiano nel corso del testo, i paragrafi sono allineati correttamente? L’impostazione ha linearità? «Tutto deve essere perfetto».

Quando passa ai contenuti, cerca concretezza. «A nulla serve elencare creatività, doti comunicative e capacità di saper lavorare in gruppo se per ciascuna di queste cose non si offre almeno un’occasione in cui quella dote ti ha permesso di raggiungere un risultato importante, fosse anche l’aumento dei like su Facebook o dei tuoi follower su Twitter». È una differenza culturale enorme, che ci rende poco competitivi in Inghilterra. «Da noi anche quando lavoriamo è del tutto assente la logica dei risultati raggiunti».

Se hai partecipato a un progetto Leonardo, oppure hai iniziato con uno stage in azienda e poi sei stato assunto, devi scriverlo nel CV: «questo dimostra che sei stato scelto tra tanti per le tue doti, abilità e potenziale». «Non è un caso che una recente puntata di Report dedicata agli obiettivi irrisori dei manager aziendali italiani faccia il paragone tra Italia e Uk», spiega Teresa.

La stessa logica torna durante il colloquio. «Durante le consulenze di CV&Coffe (fatte tutte rigorosamente davanti a un caffe in un bar londinese, ndr) facciamo domande ai nostri clienti e proponiamo esercizi utili per capire come ragiona un selezionatore britannico. Se ti chiedo: hai “project management skills”? In pochi secondi mi devi raccontare un’occasione precisa in cui hai dimostrato di saper gestire un progetto».

«La maggior parte dei nostri clienti arriva da noi grazie al passaparola»

La dimostrazione che i consigli suoi e dei 12 consulenti con cui lavora (due italiani e dieci inglesi) funzionano, arriva ogni volta che un cliente si fa revisionare (cioè riscrivere) un CV. «Ci ha contattati un sales manager che in un paio di settimane aveva inviato 120 CV ricevendo una sola offerta di colloquio. Dopo il nostro intervento ha inviato 10 curricula e lo hanno chiamato in quattro». Ma la vera prova del nove arriva quando un candidato passato dalle mani di Teresa viene chiamato dalla stessa azienda che lo aveva ignorato in precedenza. «La maggior parte dei nostri clienti arriva da noi grazie al passaparola», aggiunge ancora Pastena.

Il team di CV&Coffe. Dal profilo Facebook di Teresa Pastena

Ingegneri, traduttori, architetti, esperti del settore commerciale: ogni mese CV&Coffe riceve mail da 100/150 persone circa, quasi tutti professionisti, un numero cresciuto soprattutto nell’ultimo anno, con l’aumento del flusso migratorio dall’Italia. Ad oggi le persone assistite con consulenze individuali sono state circa 300, mentre tra i 1000 e 1500 sono gli italiani che hanno partecipato a workshop di gruppo, incontri di tre ore ciascuno in cui il team di CV&Coffe assiste nella stesura di CV e cover letter in inglese.

«In Inghilterra l’età non è un problema se hai esperienza»

Un altro mito da sfatare è il fattore età. Chi emigra, pensa che sia più facile inserirsi nel mercato del lavoro inglese se si è giovani e con poca esperienza. Non è così. «Se arrivi in UK con due anni di lavoro alle spalle, devi rincominciare spesso da una internship. Se invece hai dieci, quindici, venti anni di esperienza è più facile dimostrare che hai acquisito abilità immediatamente spendibili nel mercato britannico. Le posizioni senior sono di più facile accesso per chi viene da fuori».

Per lo stesso motivo Teresa sconsiglia a un giovane con poca esperienza di cercare lavoro in Uk direttamente dall’Italia. «Un recruiter non ha nessuna difficoltà a trovare tra gli inglesi un “entry level”. Perché dovrebbe complicarsi la vita organizzando colloqui a distanza?». L’età (da non mettere mai nel CV, avverte) non è affatto un problema in UK, «purché sia accompagnata da esperienza».

«Se non conosci abbastanza bene l’inglese, è inutile partire»

Teresa ama descrivere CV&Coffe come un progetto educativo. «Non facciamo nessuna assistenza, noi diamo strumenti per farcela da soli. Per questo non forniremo mai pacchetti con National Insurance Number (l’assicurazione necessaria per lavorare in Inghilterra) o apertura di un conto corrente bancario inclusi: se non sei capace di cavartela da solo per fare queste cose, non sei pronto per l’Inghilterra. È inutile anche che ti aiutiamo a migliorare il tuo CV», taglia netto Teresa.

La stessa cosa vale con l’inglese: «Se non lo sai, non devi partire».

Gli italiani che arrivano sono spesso già depressi e demotivati perché lasciano l’Italia da disoccupati o ancora più spesso, da sottopagati. Ci sono clienti che si sono trasferiti perché non ricevevano più lo stipendio da mesi. Molte volte facciamo da motivatori più che da consulenti, ironizza amaramente Teresa.

Nelle prossime settimane CV&Coffe si trasformerà da agenzia di consulenza a agenzia di recruitment, specializzandosi nella selezione di personale madrelingua italiani per il mercato britannico. Intanto, si continua con il progetto educativo, e da Londra i consulenti di Teresa hanno già iniziato a raggiungere le università italiane per dare ai nostri talenti gli strument utili a competere in un mercato globale.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook