24 Aprile Apr 2015 1900 24 aprile 2015

Juve, basta ripensare al 2003: questo Real è davvero Galactico

Juve, basta ripensare al 2003: questo Real è davvero Galactico

Juve Real

C’è, in certe partite, un retrogusto dolcissimo di vendetta, o di superiorità che solo certe vittorie possono darti. I tifosi della Juventus se lo ricordano bene, quando Ronaldo scese la scaletta dell’aereo mimando un certo numero con la mano, corrispondente ai gol che avrebbe segnato a Torino. Al Real Madrid, nell’anno di grazia 2003, erano convinti che la coppa dell’anno prima sarebbe rimasta nella loro bacheca. Insomma, parliamoci chiaro, si dissero in Spagna: a Glasgow non ci serviva nemmeno uno come Ronaldo – che nel frattempo era rimasto a piangere sulla panchina dell’Olimpico causa scudetto perso sul campo – per vincere contro il Bayer Leverkusen. Poi Florentino Perez aveva pensato che era il caso di infarcire la squadra di altri campioni, che gente come Zidane in campo e Del Bosque in panca fossero solo la base di quel progetto visionario chiamato Galacticos. Così era arrivato pure il Fenomeno, che a dicembre 2002 si era preso l’Intercontinentale. Ma gli mancava la Champions, unico trofeo a non avere spazio tra i due Mondiali e gli altrettanti palloni d’oro.

«Del resto cosa poteva opporre la Signora alle celebratissime merengues se non la propria determinazione, il cuore, la grande presenza di spirito», scrive il sito di “Repubblica” il 14 maggio del 2003. Poteva opporre Del Piero, Trezeguet, Nedved: non tre nomi a caso, ma quelli che hanno segnato. Poteva opporre Buffon, che parò un rigore a Figo (c’era anche lui, tra le stelle madrilene). Poteva opporre un Delle Alpi insolitamente pieno, con i suoi 67mila spettatori e i biglietti bruciati in un lampo. Poteva opporre la voglia di andare a sfidare il Milan a Manchester. Poteva opporre la grandeur del calcio italiano, che quell’anno raggiunse il punto più alto.

Oggi, cosa può opporre la Juve al Real Madrid. Oggi, come allora, i bianconeri sulla carta sono sfavoriti. Da allora, non c’è stata più nessuna semifinale di Champions. Poi è arrivato Calciopoli, gli ultimi reflussi del fu campionato più bello del mondo, quindi il buio. Gli altri capiscono che il calcio è un affare globale, si organizzano, fanno i soldi. Il resto di come è andata lo sappiamo. Da 5 anni quella coppa non la vinciamo più e l’ultima volta è stato al Bernabeu.

Si può decidere di prendere due strade, di fronte a una gara così. Prendere la via del simbolismo, aggrapparsi ai ricordi come fatto fino ad ora, oppure darci un bello schiaffo e renderci conto di una cosa. La Juve sarebbe stata sfavorita in ogni caso. Il Bayern Monaco si è già giocato il bonus “vaccata” nell’andata dei quarti a Oporto e al ritorno ha deciso che era il caso di giocare a calcio. Il Barcellona non è quello di Guardiola, ma gli bastano quei 3 davanti che fanno quello che vogliono. Se poi li serve l’Iniesta visto contro il Psg, l’unico modo per fermarlo è abbatterlo e poi andare direttamente sotto la doccia senza nemmeno guardare l’arbitro che ti espelle.

E poi c’è il Real Madrid. Che è la tipica squadra di Carlo Ancelotti. Spieghiamo brevemente. Nel calcio europeo esiste una sorta di legge filosofico-aritmetica secondo cui se prendi il Milan di Ancelotti e lo sovrapponi al Real di Ancelotti, hai una qualunque squadra di Ancelotti. Ovvero una squadra che sembra compassata, ma che invece – nel caso madrileno – è un Clockwork Merengue dove tutto funziona come deve. Non parliamo di una squadra fisica e tosta come l’Atletico Madrid, o di una valanga come il Bayern. Parliamo di una squadra che vede Modric abbassarsi, in favore dell’azione sulla fascia di Marcelo o Coentrao dal basso e di Cristiano Ronaldo o Bale in avanti, giusto per non farsi mancare nulla. Una situazione che ricorda il Milan di Pirlo che si abbassa per innescare l’azione dal basso con Cafu sulla fascia, o Kakà in avanti.

Ma detta così, sembra che il Real sia la squadra più prevedibile del mondo. Poi ti riguardi il palleggio con il quale ha irretito il Liverpool ad Anfield e il sacrifico con il quale grandi palleggiatori del calibro di Modric e Kroos modulano un 4-4-2 che diventa 4-3-3 a seconda della necessità di fare quadrato nel Clasico d'andata contro il Barcellona. E capisci che questa mutevolezza è la vera forza del Real. Unita alla completezza delle soluzioni offensive, al centro e laterali: Marcelo, CR7, Bale, Isco. Marcare una squadra così larga, spesso crea problemi. Quindi, Allegri ha due soluzioni: la prima è che opti per il 3-5-2, nel tentativo di bloccare le fasce. Oppure fare come Conte lo scorso anno, che abiurò in favore del 4-3-3 proprio nelle due sfide nel girone contro il Real, per tenere sul chi va là proprio gli esterni avversari. Questa ipotesi può funzionare meglio della prima, perché Cristiano Ronaldo è uno che quando serve scende a dare una mano e questo può essere un modo per limitarlo, per quanto si possa limitare uno che ha infranto più record che cuori di giovani sgallettate. E farsi trovare in inferiorità numerica dalla sua parte non è un’idea brillantissima.

Così la Juve sacrificherebbe però buona parte del suo gioco, pensando solo a contenere. E Ancelotti, per dare il colpo di grazia, potrebbe decidere di tagliare subito i palloni che collegano Pirlo alla difesa bianconera. Lo ha capito persino il Monaco, per dire: nell’azione finita con il mani di Chiellini, il centrocampo monegasco si è inserito nella direzione del passaggio tra Pirlo e il centrale bianconero, creando subito disagio. E allora, ecco che sarà importante creare linee di passaggio alternative e inserimenti centrali, per evitare imbottigliamenti e gatti di marmo visti contro il Monaco. Sarà importante dosare i movimenti di Tevez e Marchisio: se ci avete fatto caso, il secondo ha avuto più problemi da quando il primo, con il suo svariare su tutto il fronte d’attacco, gli ha tolto un po’ di punti di riferimento.

Cosa vorrà fare Allegri, lo capiremo quindi dal modulo: 4-3-3 (o simile) se vuole giocarsela, 3-5-2 se vuole difendersi e metterla sulla speculazione. Niente simbolismi o ricorsi al passato, dunque. Anche se quel giornalista di As, che esulta dopo il sorteggio, a qualcuno potrebbe ricordare Ronaldo, volendo. 

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