27 Aprile Apr 2015 2015 27 aprile 2015

Italicum, otto ostacoli (e un voto segreto) per iniziare la partita

Italicum, otto ostacoli (e un voto segreto) per iniziare la partita

Solaro

L’ultimo atto dell’Italicum si apre con un sms, spedito a tutti i deputati del Partito democratico alla vigilia delle prime votazioni in Aula sulla legge elettorale. «Martedì dalle ore 11.30 presenza obbligatoria senza eccezione alcuna. Annullare ogni impegno e missione». Dalla sostituzione degli esponenti della minoranza in Commissione Affari Costituzionali allo spettro della fiducia in Aula, il percorso parlamentare si accende. Questione di giorni, con Ettore Rosato che annuncia: «l’Italicum sarà approvato entro una settimana». Il vicecapogruppo del Pd alla Camera scommette pure che nel suo partito a votare contro la legge saranno «meno di cinque tra cui Civati, Fassina, D’Attorre». In realtà il fronte della dissidenza è più vasto, in continua fibrillazione. I cuperliani ribadiscono che «il voto di fiducia sarebbe uno strappo gravissimo» e proprio sul tema si segnalano indecisi e trattativisti all’interno di una minoranza dalle mille sfumature.

Intanto le opposizioni serrano i ranghi e si attrezzano per un eventuale sgambetto al premier. Solo un centinaio gli emendamenti depositati dai gruppi parlamentari ma Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà, Movimento 5 Stelle e Lega Nord hanno presentato otto pregiudiziali di incostituzionalità, tra questioni di merito e metodo, che verranno votate nella mattinata di martedì nell’aula di Montecitorio. «A noi sembra che dopo la famosa sentenza numero 1 del 2014 della Corte Costituzionale l’Italicum ricada negli stessi tranelli, aggirando gli ostacoli», spiega a Linkiesta una deputata di Sel. 

Forza Italia ha chiesto il voto segreto su due pregiudiziali. «Speriamo - chiosa il capogruppo Renato Brunetta - che questo sia un vero segnale a Renzi e al suo governo indeciso». E annuncia battaglia nel caso l’esecutivo metta la fiducia. Le pregiudiziali delle opposizioni se la prendono con quella che definiscono «la riproposizione del vecchio Porcellum» e puntano il dito contro il premio di maggioranza assegnato alla lista, il ballottaggio, i capolista bloccati, le candidature multiple, la compressione della rappresentatività parlamentare. La richiesta, su tutti i documenti firmati dai deputati dei gruppi in questione, è quella di «di non procedere all’esame della proposta di legge».

Frecce avvelenate, accuse, rimpalli. In Aula, dove lunedì è cominciata la discussione generale sull’Italicum, Maria Elena Boschi cita il poeta Jose Saramago. Luigi Di Maio avrebbe definito i deputati Pd «miserabili», mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli evoca la storia: «Renzi va alla guerra ma rischia una Waterloo». Nel giorno in cui Corrado Passera si imbavaglia davanti a Montecitorio contro l’Italicum, le opposizioni misurano le forze in campo. Se dalle fila del Movimento 5 Stelle sono pronti a «proteste scenografiche», dentro Forza Italia berlusconiani e fittiani si ricompattano sul no all’Italicum. Un armistizio contro il Nazareno che sconta un’unica incognita, quella dei parlamentari vicini a Denis Verdini, il cui approdo al Pd è stato bollato dal vicesegretario Guerini alla stregua di un’ipotesi «fantasy». Intanto un colpo di scena arriva a sinistra, dove il deputato di Sel Antonio Matarrelli annuncia che voterà sì all’Italicum. «Il testo della legge in discussione sembra rispondere con sufficiente pienezza alle esigenze, è lecito manifestare soddisfazione». L’ultimo atto dell’Italicum potrebbe essere anche il più doloroso.

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