29 Aprile Apr 2015 1400 29 aprile 2015

Clementi: «L’Italicum? Rende più semplice la democrazia»

Clementi: «L’Italicum? Rende più semplice la democrazia»

Elezioni Italia

«In questo contesto, l’Italicum è la miglior legge elettorale possibile». Non usa mezze misure, Francesco Clementi, giovane costituzionalista, professore di diritto pubblico comparato all'Università di Perugia e componente della commissione sulla riforma costituzionale istituita da Letta. Vicino a Renzi da tempi non sospetti - è tra gli estensori del programma delle primarie del 2012 -, Clementi difende la riforma elettorale dalle accuse di incostituzionalità, di autoritarismo, di scarsa rappresentatività delle forze politiche di opposizione.

«È una legge che favorisce il processo democratico, lo rende più semplice»

Clementi, secondo il suo collega Valerio Onida, in un'intervista che ci ha concesso, il vulnus dell'Italicum è l'attribuzione di un premio di maggioranza eccessivo al vincitore delle elezioni: «l’Italicum forza le cose in modo tale da dare a un solo partito il dominio assoluto del Parlamento», ci ha detto. Cosa gli risponde? 
Io non sono concorde con l'analisi di Onida. Chi vince si prende, al massimo, 340 seggi. Sono poco più di 20 seggi in più della metà più uno, l'equivalente di un gruppo parlamentare. Fossi il premier, considerando la mobilità parlamentare e le dinamiche politiche italiane, non mi sentirei di avere una maggioranza blindata, né tantomeno di aver un dominio sul parlamento, contrario ai principi della democrazia. Al contrario, è una legge che favorisce il processo democratico, lo rende più semplice.

In che senso?
Potremmo prendere ad esempio questa legislatura, che è congenitamente debole perché manca un vincitore. Il problema, semmai è che non è un'eccezione. Negli ultimi vent'anni abbiamo avuto tredici governi, sei elezioni, due leggi elettorali. Non certo un segno di grande governabilità.

Cosa cambierebbe con l'Italicum?
Con l'Italicum avremo una legge elettorale che esprime, a ogni elezione, una maggioranza chiara. Quella maggioranza, a sua volta, esprime un governo che, grazie alla parallela riforma delle istituzioni, ottiene la fiducia dalla sola Camera dei Deputati. 

«I capilista bloccati non sono un’eccezione italiana, bensì la regola dei paesi democratici, dalla Germania alla Spagna, che hanno un forte sistema partitico»

Una Camera dei Deputati di nominati, secondo chi si oppone alla legge elettorale. I capilista di ciascun collegio sono bloccati e li decide il partito…
Ci sono diversi errori, in questa valutazione. Il primo: i capilista bloccati non sono un’eccezione italiana, bensì la regola dei paesi democratici, dalla Germania alla Spagna, che hanno un forte sistema partitico. C'erano anche in Italia, peraltro, durante la prima repubblica. E poi le preferenze ci sono: a me, personalmente, non piacciono. Tuttavia sono un mezzo per tornare a una più vasta partecipazione dei cittadini alle elezioni. A me piacerebbero anche le primarie per legge, ma diversi partiti le ritengono uno strumento non praticabile. 

D'accordo, ma alla prova dei fatti la maggioranza sarà fatta da un solo partito, il cui segretario sarà presidente del consiglio. Più premier-dipendente di così…
Un punto fa la differenza: il leader del partito che vince le elezioni con il suo partito e la sua lista è il candidato premier, come avviene ovunque. C'è quindi una chiara identificazione tra segretario e premier in pectore, come del resto  avviene nelle elezioni europee, dopo l'approvazione del Trattato di Lisbona. È chiaro che gli eletti in parlamento sono espressione del pluralismo di un partito politico e della sua piattaforma programmatica. Chi entra in parlamento non è telecomandato dal premier, ma espressione di un programma di governo, come avviene ovunque. 

Onida dice anche che questa legge realizza il sogno di Berlusconi, quello dell'elezione diretta del premier…
Non è un elezione diretta, giuridicamente. Si tratta di una forma di legittimazione popolare diretta.  Il presidente del consiglio è tale perché è scelto da una legittimazione popolare espressa dagli elettori, tramite il voto a un partito.

Chiamiamolo Sindaco d'Italia, allora. La sostanza cambia poco...
Sindaco d'Italia presupporrebbe l'assenza di un voto di fiducia. Io lo chiamerei parlamentarismo razionalizzato. O meglio ancora, primo-ministeriale

«Chi entra in parlamento non è telecomandato dal premier, ma espressione di un programma di governo, come avviene ovunque»

Quella che lei chiama razionalizzazione, per altri è la totale assenza di contrappesi istituzionali..
Questa obiezione non la capisco: i poteri del capo dello Stato rimangono invariati, dallo scioglimento delle camere alla nomina del Presidente del Consiglio. Invariato rimane anche il set dei poteri della Corte Costituzionale e dei rapporti tra parlamento e governo. Addirittura, aumenta la farraginosità delle leggi bicamerali. Dov'è tutto questo sbilanciamento?

Nel fatto che una minoranza, seppur qualificata, vince e si prende tutto? 
Blair governò con il 37%, Cameron con il 36%. Mutatis mutandis la rappresentanza ha sempre una forma di premialità.

Il Porcellum fu dichiarato incostituzionale proprio per questo motivo. Non teme che su questo punto rischi di saltare anche l'Italicum? 
Un premio di maggioranza senza una soglia minima non è accettabile, sono d'accordo. E quella soglia, il Porcellum non ce l'aveva. Con l'Italicum il premio di maggioranza scatta al 40%. 

Ok, ma se un partito va al ballottaggio dopo aver preso il 20% al primo turno e vince?
Se un partito prende il 20% è la realtà politica a essere iperfrazionata e la legge elettorale c'entra poco. Il ballottaggio incentiva la partecipazione di tutti gli elettori, quelli ideologici e quelli valoriali-programmatici. Il primo voto, è il voto del cuore. Il secondo voto, quello della ragione. Noi dobbiamo definire una disproporzionalità accettabile. E l'Italicum è rispettoso di questo e della sentenza della Corte. 

C'è chi dice che un simile effetto si poteva ottenere anche con un sistema uninominale come quello previsto dal vecchio Mattarellum…
Personalmente, credo che l'uninominale sia certamente uno strumento ottimo…

Allora, perché no?
Perché questo Parlamento non l'avrebbe approvato. Ci sono troppi critici del Mattarellum, oggi in aula. Non dimentichi, poi, che tanti partiti e tanti italiani dissero no all'abolizione della quota proporzionale nel referendum del 1999. Dobbiamo lavorare sulla realtà e non sull'utopia. 

«Se vale il ragionamento che vale per tutte le democrazie, presto o tardi nascerà un grande partito di opposizione»

È alla realtà che in molti si appellano, quando contestano questa legge elettorale. Cito ancora Onida: «Non si può, in nome della governabilità, distorcere troppo la rappresentatività dell’assemblea, in una situazione che non è di bipartitismo». Tradotto, voi state forzando il sistema della rappresentanza, per far governare l'unico partito a vocazione maggioritaria esistente, che guarda caso è quello di Renzi…
Le forze politiche che pensano che l'Italicum evita il bipolarismo fanno una valutazione politica statica. Nella lettura che danno dell'Italicum, c'è la tesi preconcetta che i partiti siano disincentivati ad aggregarsi. Tuttavia, ci sono partiti che finiranno per mettersi assieme per raccogliere il premio di maggioranza. Se vale il ragionamento che vale per tutte le democrazie, presto o tardi nascerà un grande partito di opposizione. Pensi alla Francia: alla fine Mitterand l'ha capito e la sinistra ha smesso di perdere contro i gollisti. L'alternativa di governo si plasma dentro la nuova realtà elettorale. 

Difficile contendere la maggioranza a un partito “della Nazione” così come l'ha in testa Renzi. Non c'è il rischio che facciamo una legge bipartitica e poi ci ritroviamo una nuova Democrazia Cristiana che governa per altri cinquant’anni?
La Dc, nella Prima Repubblica, era il Partito della Nazione perché per il Partito Comunista era impossibile accedere l'area del governo. Era la guerra fredda che lo impediva. Conventio ad excludendum, si chiamava. Oggi le opposizioni al Partito Democratico sono sfarinate è vero. Ma domani nulla vieta che possano riaggregarsi e tale prospettiva non è certo menomata dalla legge elettorale, anzi. Chi pensa che oggi l'Italicum sia contro il bipolarismo non coglie quanto sia mobile la nostra società. La volatilità è tale che è abbastanza naturale pensare che presto si aggregherà una forza di opposizione capace di contendere Palazzo Chigi a Renzi.

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