9 Maggio Mag 2015 1715 09 maggio 2015

Made in Italy, eCommerce e il rischio di non esserci

Made in Italy, eCommerce e il rischio di non esserci

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Euro debole. Opportunità di crescita su grandi mercati, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa. Crescente diffusione dei consumi online. Made in Italy. Sono questi i principali ingredienti con cui le Pmi italiane possono agganciare la ripresa. A patto, però, di cogliere le opportunità offerte dal commercio elettronico.

Il momento è propizio. Consideriamo, per esempio, la leva valutaria: l’euro ai minimi sul dollaro a seguito del Quantitative Easing di Draghi, operazione con cui la Bce prova a rilanciare l’economia europea, offre alle imprese dell’eurozona il vantaggio competitivo di poter esportare più facilmente rispetto alle aziende dei paesi che ne sono fuori.

Sul fronte dei mercati internazionali il Fondo Monetario Internazionale conferma ad aprile la crescita del Pil di Stati Uniti e Gran Bretagna. Tradotto, questo significa una maggiore domanda interna che può essere potenzialmente intercettata maggiormente dall’euro debole dal momento che, in situazioni di mercato interne positive, ad americani e inglesi conviene acquistare da noi.  

Alle considerazioni sulla valuta e sui mercati internazionali, si aggiunge poi la conferma sulle abitudini di acquisto via smartphone, in crescita in tutto il mondo, cosa che moltiplica le occasione di consumo. In questo contesto, le piattaforme di e-commerce sono veri e propri abilitatori di export e amplificatori di business.

Oltre il 90% dei venditori professionali su eBay esporta all’estero contro il 25% delle aziende che non operano online

A confermarlo anche gli ultimi dati del McKinsey Global Institute: oltre il 90% dei venditori professionali su eBay esporta all’estero contro il 25% delle aziende che non operano online. Dimostrazione del fatto che i marketplace come eBay sono lo strumento ideale per raggiungere nuovi mercati in maniera facile, efficiente e veloce.

Non dobbiamo infine dimenticare l’opportunità che costituisce il brand “Made in Italy” (per i prossimi sei mesi, peraltro, in mostra grazie alla vetrina di Expo), sinonimo nel mondo di qualità, eleganza e buon gusto nonché peculiare vantaggio competitivo delle aziende di casa nostra che nell’export vedono confermate le loro ambizioni di business.

Ma non basta, bisogna fare di più.

Se riuscissimo ad abbassare gli ostacoli del commercio transfrontaliero potremmo incrementare le vendite all’estero dal 60 all’80%

Il digital divide. Nel rapporto 2013 Enabling Trade Valuing Growth Opportunities, il World Economic Forum sostiene che se riuscissimo ad abbassare ulteriormente gli ostacoli del commercio transfrontaliero, per esempio quelli riguardanti la logistica o la filiera dei fornitori, potremmo incrementare le vendite all’estero dal 60 all’80%. Di certo l’infrastruttura gioca e giocherà un ruolo fondamentale in questo processo e in questo senso i temi dell’Agenda Digitale restano centrali.

Tutelare il Made in Italy, una priorità assoluta. Affinché l’eccellenza italiana sia realmente promossa all’estero è prioritario che sia adeguatamente protetta dalla concorrenza sleale e illegale della contraffazione. Anche le disposizioni in materia di protezione del diritto d’autore e trademark necessitano di una modernizzazione. Esistono ancora infatti alcune barriere da abbattere: per esempio i proprietari dei marchi possono impedire che i consumatori acquistino prodotti autentici al di fuori dell’UE, incrinando così la fiducia nei confronti dell’eCommerce. 

Il programma Ve.R.O. Gli operatori internazionali dell’eCommerce hanno ben presente il problema: eBay, ad esempio, si impegna a tutelare le aziende proprietarie di marchi attraverso il Programma Ve.R.O. che ad oggi conta oltre 40mila brand e titolari dei diritti di proprietà intellettuale. Ve.R.O. permette ai suoi partecipanti di segnalare le inserzioni eventualmente in violazione e richiederne la rimozione.

Su questo programma fa perno la tutela dei consumatori e dei produttori, che in Italia si sta sviluppando con partnership tra operatori di mercato, istituzioni e associazioni di categoria. Basti pensare ai due accordi anti-contraffazione – uno sull’agroalimentare, l’altro sul vitivinicolo italiano -  che eBay ha recentemente siglato con il Ministero delle Politiche Agricole e con le associazioni di settore.

Il rischio di non esserci. Si tratta di iniziative all’avanguardia che forniscono una ulteriore cornice dentro la quale le Pmi italiane possono oggi competere nella sempre più complessa arena globale. Il momento è propizio per valorizzare le eccellenze e promuovere il Made in Italy sfruttando le opportunità dell’eCommerce. L’unico rischio è quindi quello di non esserci.

*Country Manager di eBay in Italia

Twitter: @ClaudioRaimondi 

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