10 Maggio Mag 2015 1415 10 maggio 2015

Infertilità e crisi: la scomparsa delle mamme

I numeri

Donna Incinta

Nel romanzo della scrittrice britannica P.D. James intitolato “I figli degli uomini” si narra di un futuro distopico in cui l'infertilità ha colpito la specie umana: da diciotto anni - siamo nel novembre del 2027 - non nascono più bambini. Oggi - nel 2015 - il mondo non è certo in quelle condizioni, anzi. Per dire, a cavallo tra il secondo e il terzo millennio eravamo in 5,9 miliardi di persone. Oggi, poco più di quindici anni dopo, siamo in 7,3 miliardi, 1,4 miliardi di persone in più.

Da dove vengono, tutti questi neonati? Secondo il World Factbook della Cia, nel 2009 sono nati 51,6 bambini ogni mille abitanti in Niger, che detiene il record di paese più fertile al mondo. Per incontrare l'Italia, tuttavia, bisogna scorrere la classifica, passare Israele (19,7), la Cina (14), gli Stati Uniti d'America (13,8), la Francia (12,6) e arriva alla posizione 192, su 194 paesi. In Italia, nel 2009, sono nati solamente 8,18 bambini ogni 1000 abitanti, esattamente quanti ne sono nati in Germania, poco di più che in Giappone e a Hong Kong. In altre parole, se c'è un posto in cui il futuro immaginato dalla James rischia di assomigliare alla realtà, quello è il nostro.

Non c'è altro continente al mondo, oltre l’Europa, in cui la popolazione decresce invece di aumentare

Andiamo con ordine: l'Italia - così come la Germania - non è un'anomalia, all'interno dell'Europa. Non c'è continente al mondo, infatti, che è più vecchio della vecchia Europa. Non c'è altro continente al mondo, peraltro, in cui la popolazione decresce invece di aumentare. I dati del 2011, infatti, raccontano che tasso di fertilità del continente è pari a 1,6 figli per donna, il più basso del mondo. Italia e Germania, ovviamente, abbassano ulteriormente la media e la portano a 1,39. 

All'Italia, peraltro, andrebbe pure peggio, se non ci fossero gli stranieri. Se tra il 2001 e il 2011 il tasso di fecondità italiano è aumentato - da 1,32 a 1,39 - è infatti grazie ai numerosi stranieri che sono arrivati in Italia in quel periodo, 2,6 milioni di persone in più, con un tasso di natalità pari 2,04 bambini per donna. 

Fin qui la fredda cronaca, peraltro nota. Altro è chiedersi come mai, in Italia, ci sono sempre meno bambini e sempre meno mamme. O meglio, al netto della tendenza generalizzata di una società occidentale in cui è il benessere, naturalmente, a portare le persone a procreare di meno - legge della sopravvivenza della specie: più diminuisce la mortalità infantile, più diminuisce la necessità di fare tanti figli per garantirla - come mai l'Italia, in cui il benessere non è certamente superiore a quello statunitense, o britannico, o francese, è così tanto sotto la media? Come mai, soprattutto, se l'aspettativa è di avere in media 2,3 figli? Cosa succede tra il sognare e il fare?

In Italia 7 persone su 100 hanno problemi di infertilità

La prima risposta si chiama infertilità. In altre parole, le coppie provano ad avere figli, ma non ci riescono. Un problema più grave di quanto si possa pensare. In Italia, 7 persone ogni 100 hanno questo problema. Secondo le stime dell'Istituto Superiore di Sanità di Roma, basate sui dati riguardanti le coppie che ricorrono ai centri per la procreazione medicalmente assistita per avere figli, nel 46% la causa del problema è l'infertilità maschile, mentre nel 54% dei casi riguarda la donna. 

Due diverse tipologie di sterilità, quella maschile e quella femminile, che hanno cause diverse. L'infertilità maschile è un problema che è aumentato molto nel corso degli ultimi anni: «Secondo molti studi - spiega ancora l'Iss - la percentuale di milioni di spermatozoi per millilitro si sarebbe quasi dimezzata negli ultimi 50 anni». Quella maschile è un tipo di infertilità che risente di una serie di problemi di tipo sociale: condizioni lavorative che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi, esposizione agli inquinanti prodotti dal traffico urbano, vizi come fumare o bere troppo, lo stress. 

In Italia, il 34,7% delle donne con figli rimane incinta per la prima volta a 35 anni o più, cosa che fa dell'Italia il paese con le mamme più vecchie d'Europa

Anche l'infecondità femminile, a suo modo, è figlia del cambiamento della società. Prima fra tutte, della tendenza a spostare sempre più avanti l'età del concepimento dei figli, cosa che diminuisce notevolmente - causa ovociti vecchi - le probabilità di rimanere incinte. Sono i numeri a parlare, del resto: l'età medie delle mamme italiane è di 32 anni, quella delle straniere residenti in Italia di 28,3. E ancora: in Italia, il 34,7% delle donne con figli rimane incinta per la prima volta a 35 anni o più, cosa che fa dell'Italia il paese con le mamme più vecchie d'Europa. In Romania, per dire, le neomamme over 35 sono solo il 10,9%. Addirittura, in Italia, il 7% dei bambini nasce da mamme ultraquarantenni, percentuale che arriva a superare il 10% in Liguria, Lazio, Sardegna.

La crisi non aiuta, peraltro. Secondo i dati del Censis, per l'83% delle coppie italiane, la difficile congiuntura economica ha reso più difficile la scelta se avere o meno un figlio. L'Istat ha calcolato che dal 2008 a oggi l'Italia ha perso circa 62mila neonati ogni anno. Colpa dello scivolamento dei redditi verso il basso, della crisi occupazionale, della scarsità di servizi per l'infanzia. I dati Istat raccontano che il 22% delle neo-mamme occupate non hanno più un lavoro dopo la nascita del primo figlio. Percentuale che dal 2005 al 2011 è cresciuta del 4% e che al Sud arriva a superare il 30%.

La domanda, forte, è di servizi e sgravi fiscali nel 70,6% dei casi, di più asili nido e servizi affini per il 67%. D'altra parte, non si può pensare di dedicare solamente l’1,1% del Pil in politiche e servizi alla famiglia - la percentuale più bassa d’Europa, se si escludono Grecia e Lettonia, senza pagarne il prezzo. Il guaio, semmai, è che non ci rendiamo nemmeno conto di quanto lo sia.

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