20 Maggio Mag 2015 1445 20 maggio 2015

Riforma dell’Inps, l’attacco di Boeri: «Ente autoreferenziale da cambiare»

Riforma dell’Inps, l’attacco di Boeri: «Ente autoreferenziale da cambiare»

Tito Boeri

Un attacco in undici punti all’Inps, in vista della sua riforma. Lo ha fatto il neo-presidente dell’istituto di previdenza Tito Boeri, nell’audizione di mercoledì 20 maggio alla Commissione bicamerale Enti gestori. «L’Inps ha al suo interno risorse umane e informative che possono essere di grande aiuto al Paese. Ma al contempo ha un grande bisogno di essere riformato», ha esordito Boeri. 

È poi seguita l’elenco delle «criticità». Un riassunto:   

1) Un’organizzazione dell’apparato centrale dell’Inps che «invece di essere imperniata sui servizi ai cittadini si basa su progetti di dubbia rilevanza, alcuni dei quali fanno venire il sospetto che servano a creare incarichi dirigenziali, dopo la fusione tra Inps e Inpdap». 

2) Questa autoreferenzialità è rafforzata dalla «progressiva perdita dei rapporti con i clienti, con l’assegnazione di servizi a Caf e consulenti del lavoro, invece che con un lavoro congiunto con queste strutture».  

3) «La struttura distributiva a livello centrale è fortemente compressa. Sui premi di risultato c’è un allineamento, a dispetto di differenze note di performance» tra le strutture. 

4) «Una struttura dell’età del personale fortemente squilibrata verso fasce elevate», anche a causa del blocco del turnover, con un’età media di 55 anni.  

5) «Una gestione in gran parte diretta del patrimonio immobiliare, con inefficienze, ritardi con il risultato di dare cattivi servizi a stakeholder e affittuari».

6) «Una scarsa capacità diadattamento a nuovi sistemi tecnologici».

7) «Troppe consulenze per servizi di informatica» e poca trasparenza sulla loro assegnazione. 

8) «Una serie di indagini aperte dall’Anac (l’Autorità nazionale anti corruzione guidata da Raffaele Cantone, ndr) su una serie di fatti molto rilevanti.

9) «Un bilancio poco trasparente, non leggibile neanche da supertecnici, con differenze tra i bilanci previsionali e consuntivi».

10) «Una gestione poco attenta dei crediti».

11) «Una scarsa attenzione generale alle entrate contributive, e non capacità di raccogliere i frutti del buon lavoro degli ispettori». 

«C’è uno stridente contrasto - ha concluso Boeri - tra queste criticità e le capacità e la dedizione di molte delle persone che lavorano nell’ente. Bisogna chiedersi cosa potrà diventare questo istituto una volta liberato da questi problemi». 

Rispondendo alle domande di senatori e deputati, il presidente dell’Inps ha parlato anche della flessibilità in uscita, cioè la possibilità di andare in pensione prima rinunciando a parte dell’assegno pensionistico. «Definiremo i dettgli - ha detto -, credo però in un principio generale. Il legislatore in Italia quando legislatore a metà anni ’90 fece la riforma avrebbe dovuto portare tutti al nuovo regime». 

«Ci siamo presi l’impegno - ha detto - di presentare entro fine giugno una proposta di riforma di assistenza-previdenza. Molti dei dettagli li stiamo definendo». 

Boeri, sul tema della governance, ha aggiunto: «Quando ero ancora in pectore presidente dell’Inps dissi che era importante risolvere il problema, perché ora è una struttura monocratica. Non possiamo essere noi ad autoriformarci, ma tocca al Parlamento e al governo. Il veicolo potrebbe essere la riforma della pubblica amministrazione». 

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