27 Maggio Mag 2015 1130 27 maggio 2015

Mondiali, diritti tv, marketing: ecco come la Fifa inganna il calcio

L’inchiesta

Blatter 1

Diceva Orson Wells nel film il "Terzo Uomo" che in Svizzera, nonostante 500 anni di pace e tranquillità, «l’unica cosa che sono riusciti a produrre è stato l’orologio a cucù». Deve essere senz’altro per questa tranquillità che la Fifa, il Governo mondiale del calcio, ha scelto di aprire qui la propria sede. Oltre che per la neutralità del Paese, una condizione che lo pone idealmente super partes, così come le istituzioni che vi prendono domicilio. O meglio, dovrebbero. A volte può capitare che arrivino gli americani, che in 500 anni di cose ne hanno inventate, Fbi compresa. E la Federal Bureau of Investigation della neutralità della Fifa non è che si fidi ciecamente. Tanto che nella mattinata del 27 maggio 2015, tra le silenziose vallate svizzere ancora infagottate di sonno, è scoppiata una di quelle bombe mica da ridere. E che riguarda proprio la Fifa.

Su cosa verte l’inchiesta

A dare la notizia per primo è il New York Times, che svela i retroscena dell’operazione che a Zurigo ha portato all’arresto di sei persone. A ordinarlo le autorità statunitensi, che hanno chiesto ai colleghi svizzeri, pur con la massima discrezione, di andare al Baur Au Lac, prestigioso hotel della città, per prelevare alcuni membri del potentissimo Comitato esecutivo della Fifa, riunitosi in Svizzera per le elezioni presidenziali in programma a fine mese. Una tornata elettorale che sembrava ormai tranquilla per il gran capo Sepp Blatter. Uno che ormai potrebbe assumere direttamente il titolo di “Presidente eterno”: in carica dal 1998, dopo il ritiro di Van Praag e di Luis Figo sembrava ormai destinato ad una riconferma con tanto di passerella sul velluto e lancio di petali. E invece, l’indagine di stamattina rischia di infliggere a Blatter un colpo importante. Al momento, Blatter risulta indagato, ma non è tra gli arrestati.

Tra i fermati, scortati dalle autorità svizzere mentre alcuni dipendenti dell’hotel li coprivano pudicamente con dei lenzuoli, ci sono: vicepresidente Jeffrey Webb (Cayman), Eugenio Figueredo (Uruguay), Jack Warren (Trinidad & Tobago) ed Eduardo Li della Costa Rica. L’accusa è principalmente quella di corruzione: i membri avrebbero preso tangenti per 10 milioni di dollari a testa. Nel mirino ci sono questioni legate a diritti tv e marketing: i membri “accusati di corruzione - rappresentanti di media sportivi e ditte di promozione sportiva - sono sospettati di essere stati coinvolti in schemi per pagare i funzionari del calcio - delegati della Fifa e altri funzionari di sotto-organizzazioni Fifa - per un totale di oltre 100 milioni di dollari Usa. In cambio si crede che abbiano ricevuto diritti di media, marketing e sponsor in relazione ai tornei di calcio in America Latina", spiega in una nota l’Ufficio federale svizzero della Giustizia.

Il ruolo di Jack Warner

Il nome che più di tutti fa saltare la mosca al naso è quello di Jack Warner. Quando venne eletto per la prima volta, Blatter riuscì ad orientare i consensi di un’intera area, quella della Concacaf ( che del calcio mondiale rappresenta a livello federativo il nord-centroamerica). Come? Facendo votare la fidanzata del capo della Federcalcio giamaicana al posto di quello di Haiti, mentre il capo uscente della Fifa Joao Havelange staccava assegni al numero uno della Federazione di Trinidad & Tobago. Tutte rivelazioni di Jack Warner, uno che all’epoca dei fatti della Concacaf era presidente e che anni dopo, sulla questione Qatar, di Blatter è diventato grande nemico. Ma che nel frattempo, nel 2001, si è visto assegnare proprio a Trinidad l’organizzazione del Mondiale Under-17. Un riconoscimento dovuto.

In seguito, i due sono diventati nemici. E Blatter ne ha approfittato, alla prima occasione, per fare pulizia a modo suo all’interno della Fifa. Sbarazzandosi cioè dei propri nemici. Parliamo cioè dell’espulsione dell’ex vicepresidente Mohammed Bin Hammam, che aveva tramato assieme a Jack Warner (all’epoca vicepresidente Fifa) per comprare alcuni voti dei delegati della Concacaf utili alla sua elezione a presidente a capo della Fifa al posto di Blatter. Che non la prese benissimo e istituì una commissione che giudicò colpevole in via preliminare Hammam, costretto poi a ritirarsi dalla corsa presidenziale e poi espulso dall’organizzazione. E come svelato di recente, durante le indagini sulla questione venne fuori il nome del gruppo saudita Dallah Al Baraka, dal quale sarebbero transitati nel 2008 2 milioni di dollari usati da Hammam per comprare voti.

Il grande intreccio: mondiali, diritti tv, marketing

Complicato, vero? Ma alla Fbi lo sanno bene: “la corruzione sembra essere istituzionalizzata. Pare aver permeato ogni elemento della federazione, ed era l’unico modo che avevano per portare avanti il proprio business. Riguarda ogni aspetto di ciò che ha fatto la Fifa”, spiegano gli investigatori. Tutti gli aspetti: organizzazioni Mondiali, diritti tv, marketing. E i nomi che ritroviamo sono sempre gli stessi. Perché per dare il Mondiale del 2022 al Qatar, Blatter si è affidato allo stesso Bin Hamman, che da membro del Comitato Esecutivo – e da bravo patriota qatarino - avrebbe distribuito bustarelle per dirottare i voti verso il Paese arabo, prima di essere fatto fuori come previsto. E dirottando i soldi tramite conti del gruppo Dallah, cui fa capo Saleh Kamel, che lo stesso Blatter ha definito «un mio amico».

Saleh ha detenuto i diritti tv della Coppa del mondo per il Medio-oriente fino all’ultima edizione di Brasile 2014. Ovvero nel Paese dove il gruppo Dallah, attraverso  la controllata Ise, controlla di fatto la nazionale verdeoro, come svelato da un’inchiesta di Estadao. Il tutto tramite un contratto che prevede che Ise organizzi i match amichevoli della Seleçao, oltre che la sua preparazione in vista dei prossimi due Mondiali, dietro lauto compenso incassato dalla Federcalcio Brasiliana. I problemi sono due. Il primo: la Ise pretende al contempo di decidere la lista dei convocati del ct Dunga. Il secondo: il contratto è stato fortemente voluto da Ricardo Teixeira, dimessosi dalla carica di presidente della Federcalcio nel 2012, dopo un lungo regno iniziato nel 1989. Teixeira è stato per anni genero di Joao Havelange, predecessore di Blatter e grande protettore dell’ormai ex marito della figlia.

I due hanno fatto a lungo parlare di sé. Come quando vennero accusati di aver preso tangenti dalla Ils, società di marketing legata alla Fifa che verrà assorbita dal Governo del calcio mondiale dopo la bancarotta, nel maggio del 2001. Già nel novembre del 2010, Teixeira venne accusato da un’inchiesta della Bbc di aver preso tangenti per alcuni contratti riguardanti i diritti tv delle edizioni degli anni Novanta dei Mondiali. Nell’ottobre del 2011, durante un’altra inchiesta stavolta guidata dalle autorità brasiliane, Teixeira venne accusato di riciclaggio di denaro tramite la Federcalcio. Durante l’inchiesta, venne fuori che lui e Havelange avevano ricevuto bustarelle fino a 9 milioni di dollari dalla Isl, che per conto della Fifa si era occupata di marketing e vendita di diritti tv di partite dei Mondiali, da far sottoscrivere a prezzi vantaggiosi a chi volesse la Fifa stessa. Nel 2012, il Comitato Etico del Governo mondiale del pallone ha indagato sulla vicenda, chiarendo due anni dopo che tra il 1992 e il 2000 la Ils (poi finita in bancarotta, ma pensa) aveva girato bustarelle ad Havelange, Teixeira e Nicholas Leoz, all’epoca presidente del Conmebol, la confederazione del futbol sudamericana. Leoz non è stato arrestato, ma risulta tra gli indagati dell’inchiesta che ha portato agli arresti di Zurigo.

L’ex fondatore di Ils, Bernard De Roos, è rimasto nel mondo del marketing e dei diritti tv. Nel 1999 ha fondato la Aim Sport, che negli anni ha aggiunto nel proprio portafoglio clienti importanti come Heineken, Uefa, Fifa e Monaco. Di quest’ultimo ha contribuito a gonfiare l’ultimo bilancio, con un contratto di sponsorship da 140 milioni di euro. Patron del Monaco e un magnate russo, Dimitri Rybolovyev. E Mondiali 2018 si giocheranno in Russia, la cui assegnazione è sotto indagine. Tout se tient, direbbero gli svizzeri di lingua francese. A Zurigo si parla più che altro tedesco, ma per ora questo non sembra essere un problema. 

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