29 Maggio Mag 2015 1900 29 maggio 2015

Milano: stadio al Portello, il Comune frena ma è solo ideologia

Milano: stadio al Portello, il Comune frena ma è solo ideologia

Milano Stadio Portello

Ci sono due date segnate in rosso sul calendario del Milan, due partite importanti da giocare. Possibilmente da vincere. Non si tratta di calcio giocato, per questa stagione sul quel fronte tutto si è chiuso con la vittoria per 3-1 a Bergamo contro l’Atalanta — gli ultimi novanta minuti prima di congedare ufficialmente Filippo Inzaghi — , ma di sfide strategiche su cui sta lavorando da tempo con intensità la dirigenza rossonera, utili a tracciare la rotta per il futuro della società. Il primo crocevia è quello del 3 giugno, giorno in cui Carlo Ancelotti, messo alla porta dal Real Madrid non più tardi di una settimana fa, scioglierà le riserve sul suo futuro, e più precisamente comunicherà ufficialmente la sua decisione in merito alla possibilità di ritornare o meno a guidare la panchina rossonera. Ancor più importante l’appuntamento del 9 giugno, quando il Comitato esecutivo di Fondazione Fiera deciderà il progetto che si aggiudicherà gli spazi per le aree dei padiglioni 1 e 2 nel quartiere del Portello.

La questione stadio sta diventando una sorta di caso in città, lo è stato fin da quando se ne è cominciato a parlare dopo le prime indiscrezioni sul progetto venute fuori lo scorso dicembre sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Si parla di una struttura quasi invisibile interrata di 15 metri e non più alta di trenta, per non impattare troppo sullo scenario circostante, con 48 mila posti. Al Portello, una zona ormai familiare alla società rossonera che da tempo ha spostato proprio lì il suo quartier generale “Casa Milan”. Non un semplice stadio ma una struttura ricettiva che comprenderebbe anche un liceo e un albergo. Il prezzo dovrebbe essere intorno ai 220 milioni di euro, che potrebbero però gonfiarsi e arrivare a sforare quota 300 per via delle costruzioni delle opere collaterali. Il via dei lavori nel 2016, con l’obiettivo di poter disputare i primi incontri a partire dalla stagione 2018/2019. A patto che ci si riesca ad aggiudicare il bando messo in palio da Fondazione Fiera, che vede concorrere anche Prelios (con il progetto di un polo della tecnologia e dell’innovazione) e poi Vitalis e Stam Europe (che propongono spazi da dedicare al tempo libero immersi nel verde).

Tuttavia, ancor prima di essere ufficiale la costruzione della prossima casa (calcistica) del Milan ha già suscitato un vero e proprio vespaio di polemiche. I primi a far sentire la propria voce sono stati i residenti del Portello: preoccupati più che altro dalla questione della sicurezza che si complicherebbe nel caso di costruzione di uno stadio in una zona residenziale: «Siamo contro la costruzione dello stadio, innanzitutto per una questione di sicurezza: sorgerebbe nel bel mezzo di un quartiere residenziale, che potrebbe diventare teatro di scontri» così sentenziava un gruppo di manifestanti in occasione di un corteo di protesta lo scorso 28 Aprile. Una manifestazione che ha dato vita anche al comitato “No stadio al Portello” e a un sito (No stadio al Portello – Sì ad altri progetti).


Le proteste dei residenti del Portello

Se da un lato può essere compreso il dissenso di una parte dei residenti, preoccupati dalla possibile invasione di un elemento che potrebbe mettere in crisi la sicurezza del Portello, un quartiere che tra l’altro si trova nel bel mezzo di una imponente riqualificazione (il progetto city life e il famoso tunnel ne sono l’esempio evidente), lascia qualche perplessità invece l’atteggiamento delle istituzioni a riguardo. Lunedì 25 maggio, ad esempio, Palazzo Marino ha convocato una commissione sul tema, con la volontà di ascoltare i rappresentanti del Comune nel Comitato esecutivo di Fondazione Fiera, oltre a sostenere apertamente la protesta dei residenti e quella del consiglio di zona 8.

A sentire poi le parole di Roberto Biscardini, presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Milano la visione sulla vicenda sembra abbastanza chiara: «Non conosco a fondo i dettagli del progetto, a parte quello che si legge sulla stampa, perché ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna proposta ufficiale. So per certo che c’è un bando con tre partecipanti, tra cui uno è il Milan, su cui deciderà il Comitato della Fiera». E poi aggiunge «Sono convinto che in ogni caso non si possa non tener conto del parere dei cittadini, poi in tutta sincerità non capisco quanto possa essere utile alla città costruire un altro stadio, San Siro a parer mio è sufficiente». A preoccupare Biscardini sembra più che altro la ricaduta economica che una scelta di questo tipo potrebbe comportare alle casse del Comune «mi domando che cosa ne sarà di San Siro nel caso in cui il progetto rossonero dovesse andare in porto, proprio ora che è stata anche inaugurata la metropolitana che porta dritta allo stadio. In molti immaginano una struttura totalmente data in gestione all’Inter. Ma siamo sicuri che la società di Thohir sarebbe in grado di sostenere in toto i costi di gestione dell’impianto senza far ricadere oneri sulle case di Palazzo Marino? Non ne sono pienamente convito».

Va detto che, in relazione agli ultimi sviluppi, sembra che il progetto dell’arena rossonera si stia complicando ulteriormente visto che la struttura andrebbe a invadere una parte della zona dove sorge la sede della Citroen, la casa automobilistica francese a cui è stato rinnovato il contratto d’affitto per 18 anni . Smentita invece l’indiscrezione che era circolata negli ultimi giorni secondo cui questa zona sarebbe passata nelle mani di Prelios — concorrente dei rossoneri nel bando di assegnazione del progetto — la socièta immobiliare, attraverso un suo portavoce, ha fatto sapere che si tratta di una notizia falsa . La restante parte (circa 8.400 metri quadri) è invece di proprietà del Comune. Proprio palazzo Marino in questo senso sembra aver assunto un atteggiamento dal sapore vagamente ideologico nei confronti di un’iniziativa privata che potrebbe invece ricalcare i successi di quanto già avvenuto con lo Juventus Stadium a Torino, che oltre a riportare i tifosi allo stadio ha anche immesso nuovo ossigeno finanziario nelle casse della società, rivalutando in più il quartiere della Continassa. E non può reggere nemmeno la tesi dello stadio unico da valorizzare, basta guardare le altre realtà europee come Londra, Barcellona, Madrid, Siviglia. Oltre che Torino ovviamente.

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