30 Maggio Mag 2015 1030 30 maggio 2015

Transitional places, la migrazione in fotografie

Transitional places, la migrazione in fotografie

Stanza Zio Big

Londra, centrifuga di opposti: incontri e addii, reti enormi di amicizie internazionali ma anche solitudine. Opportunità, crescita ma anche spaesamento. Qui dentro, nella turbina in cui scorrono le mille vite di questa città, si sono incontrate Giulia e Agne, studentesse di fotografia alla University of the Arts. Giulia viene da sud, Agne da nord. Pelle ambrata la prima, biancolatte la seconda.

La prima di cognome fa Parlato, palermitana. La seconda, Kucinskaite, di Vilnius, Lituania.

In comune la migrazione, e la fatica di vivere divisi a metà, tra un posto che chiamerai per sempre casa, quella in cui sei nato, e le mille abitazioni in cui ti trovi a vivere quando scegli di lasciare il tuo Paese e costruirti una vita altrove.

«Giulia e Agne: in comune la migrazione, e la fatica di vivere divisi a metà»

Un magma di emozioni finite dentro una mostra di fotografie alla Depot Gallery di Londra, intitolata «From your diary».

The Private Garden, di Giulia Parlato

Marina tells me about her day while I'm drinking a glass of water, di Giulia Parlato

Via Giusti 33,di Giulia Parlato

«Quando emigri, cerchi subito stabilità. E ti accorgi che dopo aver vissuto per tanti anni con la tua famiglia non fai altro che replicare quel modello. O perlomeno, di mantenerlo come base della tua nuova vita. Rituali, abitudini, ma anche colori e forme dell’arredamento», racconta Giulia, che attraverso le immagini ha creato un parallelo tra Palermo e Londra. Luogo di memorie il primo, dove resta una parte di sé, ma in cui ci si sente «ormai stretti». E luogo di passaggio il secondo, che ancora si fatica a chiamare casa e dove gli sguardi si perdono spesso nel vuoto.

Di Agne Kucinskaite

Di Agne Kucinskaite

Di Agne Kucinskaite

«Cambiare città ti permette di avere una nuova prospettiva sulle cose», spiega Agne. «Lasci il paese in cui hai tutte le persone cui vuoi bene, e ti ritrovi in uno in cui spesso sperimenti solitudine. Finisce che anche quello che vedi, semplici oggetti della quotidianità, appare diverso, acquista un significato diverso».

«Per sopravvivere a Londra devi imparare a scegliere quello che fa per te e dire no a tutto il resto»

«Ma in questa città – continua - puoi diventare te stesso. Perché per sopravviverle devi imparare a scegliere quello che fa per te e dire no a tutto il resto». «Fai errori, rincominci. Capisci cosa vuoi. E superi i confini già segnati».

«Londra è un momento. Non sai quanto ci resti, né con chi vivrai. Ma pensare di tornare a Palermo dopo aver vissuto qui è impossibile. Questa città ti trasforma, ti cambia. E ogni volta che torno a casa mi accorgo di quante cose non siano più come prima. Resterò sempre legata alle mie origini e alla mia terra ma mi rendo conto che per me sarebbe molto difficile tornare a viverci», chiude Giulia.  

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