12 Giugno Giu 2015 1715 12 giugno 2015

L’economia culturale italiana vale 79 miliardi. Ma sono ancora pochi

L’economia culturale italiana vale 79 miliardi. Ma sono ancora pochi

Fondazione Prada Milano

«Sono alla guida del più importante ministero economico italiano». L'ha pronunciata il giorno del giuramento da ministro della cultura, Dario Franceschini, ma ama ripetere questa battuta ogni volta che può. Battuta? Nemmeno troppo, in realtà. O, perlomeno, così dovrebbe essere, in un mondo perfetto e in un Paese con il patrimonio storico, artistico, culturale, paesaggistico qual è l'Italia. 

Non solo: se estendiamo - ma non troppo - il concetto di cultura a quello che potremmo definire il sistema produttivo culturale, fatto di design, architettura, produzione audiovisiva, digitale, editoriale. Un vero e proprio sistema industriale che dovrebbe essere, se non la locomotiva, perlomeno il primo vagone dell'economia italiana. Basti pensare, senza andare troppo lontano, come la Gran Bretagna ha saputo sfruttare la sua industria dello showbiz musicale, editoriale, cinematografico, teatrale, che da solo genera un giro d'affari di circa 85 miliardi di euro.

Se questo è il valore che muovono - con tutto il rispetto - gli epigoni di Beatles e Rolling Stones, i 78,6 miliardi di valore aggiunto delle filiere culturali e creative italiane, stando ai dati del rapporto ”Io sono cultura” di Unioncamere e Fondazione Symbola, sono solo l'antipasto di quel che potrebbe essere.  

Il rapporto è - vorrebbe essere - il racconto di un’eccellenza, nei numeri e nelle storie. Nei fatti, è il racconto di un gigantesco potenziale inespresso. Basta aggiungere un avverbio, del resto. Le imprese dell'industria culturale sono "soltanto" il 7,4% sul totale, muovono "soltanto" il 5,4% del valore aggiunto, generano "soltanto" il 5,9% dell'occupazione complessiva. "Soltanto" un euro ogni dieci che esportiamo è prodotto dalla cultura. 

C'è di più peraltro: quando parliamo di made in Italy, parliamo di narrazione di un’identità, sia essa produttiva, familiare, territoriale. Un'identità cui sono imprese e addetti delle filiere culturali e creative - siano essi designer, grafici, stilisti, fotografi, comunicatori. È grazie soprattutto a loro che una sedia, una scarpa, una maglia, una lampada si trasformano in una storia. In ultima istanza in un'operazione culturale. 

È quasi fisiologico, insomma, che chi investe in cultura e creatività veda crescere il proprio fatturato del 3,2%, pure in un biennio difficile come quello 2012-2014, anziché vederlo diminuire dello 0,9%, com'è accaduto a chi non l'ha fatto. Ed è altrettanto fisiologico che tale crescita sia trainata in misura più che proporzionale dalle esportazioni  che crescono del 4,3%, contro il +0,9% di tutte le altre imprese. 

Le imprese dell'industria culturale sono "soltanto" il 7,4% sul totale, muovono "soltanto" il 5,4% del valore aggiunto, generano "soltanto" il 5,9% dell'occupazione complessiva. "Soltanto" un euro ogni dieci che esportiamo è prodotto dalla cultura. 

Quel che fisiologico non è, semmai, è che questa sia la strada, per dirla con le parole di Ermete Realacci, che «molte imprese hanno colto», scommettendo «sulla cultura e sulla creatività per rafforzare le manifatture», e che tale scelta non sia stata fatta propria da chi invece avrebbe gli strumenti per rendere tali scelte sistemiche: «L'interpretazione in chiave economica di questo inestimabile giacimento - ragiona Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere - necessita di una politica nazionale che valorizzi gli intrecci tra i vari ambiti della cultura, per restituire ai settori culturali e creativi il loro giusto ruolo per l'economia dei territori». 

Gli art bonus del Ministro Franceschini - privati e imprese che hanno sgravi fiscali se finanziano la tutela o il restauro di beni culturali - in questo senso, sono un’ottima idea. Ma è davvero impossibile pensare a dei creativity bonus per le imprese che investono in cultura e creatività anche all'interno della loro azienda? È davvero impossibile provare a mettere il turbo a ciò che ci contraddistingue nel mondo? 

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