16 Giugno Giu 2015 1245 16 giugno 2015

Migranti esausti, polizia sfiduciata: «Ventimiglia è la Lampedusa del Nord»

Migranti esausti, polizia sfiduciata: «Ventimiglia è la Lampedusa del Nord»

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VENTIMIGLIA (IM) - «Da febbraio, come sindacato, avevamo segnalato al Ministero degli Interni che si sarebbe creata un’emergenza migranti anche a Ventimiglia». A parlare è Stefano Cavalleri, segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia di Imperia. I francesi stavano inviando 150 agenti di rinforzo per il controllo di frontiera «eseguendo di fatto un presidio permanente in linea di confine, in barba agli accordi di Schengen». Che in effetti prevedono controlli di polizia di retro valico solo a campione, non sistematici, e fino a 10 km dal confine. Parigi ha inviato al confine con Ventimiglia fra i 400 e 500 agenti di polizia. «Un esercito» lo definisce Cavallero, composto da appartenenti alla Gendarmerie nationale – la forza di statuto militare controllata dal ministero della Difesa transalpino – e alla CRS, la Compagnie républicaine de sécurité, il reparto mobile della polizia nazionale che avrebbe funzioni di solo ordine pubblico. 

«Colleghi francesci mi hanno detto che alcuni migranti vengono recuperati a Parigi, caricati su camionette della polizia e dopo un viaggio di otto ore rispediti in Italia senza alcun atto formale»

«Utilizzano il pretesto degli accordi di Chambery», l’intesa bilaterale fra polizia italiana e francese firmata dall’esecutivo di Romano Prodi nel 1997, che prevede la possibilità di «ricondurre nel territorio dell'altro Paese persone rintracciate in posizione irregolare». Basta guardare il biglietto del treno «e se c'è scritto stazione di partenza Ventimiglia o Imperia o Genova, i francesi li riportano in Italia». Il segretario del SAP aggiunge un dettaglio inquietante: «Ho colleghi francesi che in confidenza mi hanno detto che alcuni irregolari vengono recuperati a Parigi, caricati su camionette della polizia e dopo un viaggio di otto ore scaricati a Mentone per poi essere rispediti senza alcun atto formale verso l'Italia. Questa è una follia: le persone possono essere riammesse nell'ambito di Schengen, nei primi 10 chilometri. Nel caso nostro solo se li ritrovano fino a Nizza possono riportarli indietro, oltre stanno violando i patti».

Paradossalmente è solo in questi giorni di massima attenzione mediatica che si stanno rispettando le regole: i francesi compilano un elenco che viene inviato alla polizia di frontiera italiana. Nel momento in cui si ottiene il nulla osta possono eseguire fisicamente la riammissione. «Questo è l'iter corretto», racconta a Linkiesta Stefano Cavalleri. «Adesso è tutto fatto a regola d’arte ma il problema nasce a febbraio: 50-70 migranti alla volta venivano rispediti dentro i nostri confini semplicemente inviando un fax e senza attendere risposta».

La denuncia del Sap: «L’Italia ha deciso di chiudere il distaccamento di polizia di frontiera di Ventimiglia». La Questura ha chiesto rinforzi estivi, sono arrivati tre agenti 

Oltre allo scontro sulle regole e all’interpretazione dei trattati, a Ventimiglia c’è pure un gigantesco problema di organico: «A fronte dei 400 agenti voluti dalle autorità francesi, l'Italia ha deciso di chiudere entro il 2015 il distaccamento della polizia di frontiera a Ventimiglia». Dovrebbe accadere a settembre con il decreto Madia, «e comunque si è deciso di sguarnirla ulteriormente in questo periodo». L’ufficio della cittadina ligure contava 100-105 uomini in organico, oggi sono 60 sulla carta ma per via dei turni gli effettivi si fermano a 35. Di questi il Ministero ha deciso di inviarne 15 alla volta in aggregazione permanente a Milano per Expo, fino ad ottobre. In previsione dei flussi estivi di migranti, la Questura di Imperia aveva chiesto al Ministero dei rinforzi. Un funzionario, che vuole restare anonimo, mostra il decreto del Capo della Polizia con cui sono stati concessi tre uomini in più, mentre ammontano a 20 gli agenti dei reparti mobili in aggiunta, che però diventano utili solo in caso di scontro fisico, visti l'equipaggiamento e l'addestramento per risolvere problemi di ordine pubblico.

«Prendiamo uno stipendio tra i 1300 e i 1500 euro se hai trent’anni di servizio, senza nessuna indennità aggiuntiva per il lavoro in frontiera. Il 9 giugno abbiamo intercettato quattro migranti che cercavano addirittura di passare a piedi attraverso l’autostrada – quasi un suicidio – e li abbiamo caricati in macchina per portarli nei centri medici e sottoporli al primo soccorso. È venuto fuori che uno dei quattro era affetto da scabbia e noi ci avevamo viaggiato assieme. Ci vorrebbero delle precauzioni». Arrivano quasi tutti da Milano, non sono siriani, vengono dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Mali e non hanno alcuna intenzione di fermarsi in Italia o in Francia. «Da quello che abbiamo potuto sapere grazie ai mediatori culturali della Croce Rossa, vogliono andare nel Regno Unito, in Danimarca o in Svezia». A Ventimiglia sono 450 di cui 300 accampati nella stazione e 150 lungo le scogliere. Vivono in condizioni igieniche precarie, «nel solo mese di giugno abbiamo avuto 100 casi di scabbia».

I migranti fermi a Ventimiglia continuano a scandire cori come: “We are not coming back” e “We have to pass”

«Io non ho mai visto una situazione umanitaria del genere», racconta Stefano Cavalleri. «Continuano a gridare i loro cori “We are not coming back” e “We have to pass”. Abbiamo creato un imbuto e non sappiamo come sbloccarlo». Anche le vie alternative, come pagare i cosiddetti passeur per nascondersi nel bagagliaio delle automobili, magari di notte, sono state ostruite dai francesi. «È aumentato anche il prezzo di quei viaggi», prima si parlava di 100-150 euro e adesso si arriva fino a 500 per farsi trasportare fino a Nizza perché sia le strade di Ponte San Luigi, che Ponte San Ludovico e anche l'ex sentiero di confine a Olivetta San Michele sono presidiati. Per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Francia si rischiano fino a cinque anni di carcere con confisca dell’auto, tant’è che i passeur utilizzano sempre veicoli vecchi, quasi da buttare. Questi “trafficanti di uomini delle montagne” non sono affiliati ai clan ’ndranghetisti di Ventimiglia Vecchia, sono tutti francesi o nordafricani che sfruttano il vantaggio linguistico. È difficile anche solo parlare di una vera organizzazione o di racket. Solo a giugno ne sono stati arrestati una dozzina.

«Almeno a Lampedusa ci vanno le istituzioni» chiude Cavalleri. «L’UNHCR, la Presidenza della Camera, le organizzazioni per i diritti umani. Qui se ne fregano dei diritti dei migranti. Quasi sempre, come sindacato, ci siamo autotassati per pagare almeno il primo pasto alle donne e i bambini che vengono respinti, in attesa che possano essere dislocati presso alcuni centri e cooperative sociali grazie alla convenzioni con le Prefetture di Imperia e Savona. Ma molti migranti non vogliono, hanno paura di farsi identificare. Preferiscono vivere in condizioni precarie, al limite dalla sopravvivenza, ma poter scappare oltre confine».

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