In fuga 42.500 profughi al giorno: ogni 24 ore si svuota una città

Il rapporto dell’Unhcr: nel 2014 i profughi hanno raggiunto quota 60 milioni. Il 20 giugno Giornata mondiale del rifugiato

Unhcr Profughi Global Trends 2014
18 Giugno Giu 2015 1630 18 giugno 2015 18 Giugno 2015 - 16:30

Come se una piccola città venisse evacuata ogni giorno. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unhcr, l’alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, 42.500 persone nel 2014 sono state costrette a lasciare quotidianamente le proprie case e a chiedere protezione altrove. Per un totale di quasi 60 milioni di individui in un anno, quanto tutta la popolazione italiana o inglese. Un Paese intero di rifugiati, sfollati, richiedenti asilo: 8,3 milioni in più rispetto a un anno fa, 23 milioni in più di dieci anni fa. Il numero più alto dal secondo dopoguerra. Ogni 122 abitanti della Terra, uno di loro nel 2014 è diventato un profugo. E più della metà sono bambini. Se queste persone fossero una nazione, sarebbero il 24esimo Paese più popolato al mondo. «Non possiamo continuare a fare quello che abbiamo fatto in passato, dobbiamo fare molto di più per superare questa tremenda crisi», dicono dall’agenzia. «In un momento di fughe di massa senza precedenti, abbiamo bisogno di una risposta umanitaria senza precedenti e di un nuovo impegno mondiale per la tolleranza e la protezione delle persone che fuggono dai conflitti e dalle persecuzioni».

La metà dei rifugiati proviene da tre Paesi: Siria, Afghanistan, Somalia. A ospitarne il maggior numero è la Turchia (1,59 milioni), seguita da Pakistan (1,51 milioni), Libano (1,15 milioni), Iran (982mila), Etiopia (659.500), Giordania (654.100). Ma se rapportiamo i numeri alla popolazione, è il Libano che si posiziona al primo posto, con 232 rifugiati ogni mille abitanti. Ad oggi quasi nove rifugiati su dieci (86%) si trovano in regioni e Paesi meno sviluppati. 

«Non possiamo continuare a fare quello che abbiamo fatto in passato, dobbiamo fare molto di più per superare questa tremenda crisi»

Circa 14 milioni sono i nuovi rifugiati del 2014 in fuga da guerre e persecuzioni, la maggior parte dei quali sfollati all’interno del loro stesso Paese. Dieci milioni sono apolidi. I richiedenti asilo o lo status di rifugiato politico sono stati 1,7 milioni in un anno. In testa per numero di richieste svetta la Russia, con 274.700 domande, seguita da Germania (173.100), Stati Uniti (121.200) e Turchia (87.800). Di questi, poco più di 34mila sono minori non accompagnati, provenienti soprattutto da Afghanistan, Eritrea, Siria e Somalia.

La principale causa della crescita globale dei rifugiati è la guerra in Siria, nel 2014 giunta al suo quarto anno. I siriani sfollati all’interno dei confini del Paese sono 7,6 milioni, quelli al di fuori della Siria sono 3,88 milioni. Nel mondo un rifugiato o richiedente asilo su cinque è siriano, la maggior parte dei quali si trova in Turchia, e in generale nei Paesi confinanti del Medioriente e in Nord Africa.

L’Europa, nel suo complesso, ospita 3,1 milioni di rifugiati (22%), provenienti soprattutto da Siria (1,7 milioni), Ucraina (234.600) e Iraq (51%), con la Turchia che da sola ne ospita più di un milione e mezzo. Nell’Ue, invece, la maggior parte delle domande di asilo è stata presentata in Germania e Svezia. Il numero totale dei rifugiati nel continente è salito del 51% a 6,7 milioni alla fine del 2014 (nel 2013 erano 4,4 milioni), la maggior parte siriani in Turchia e ucraini in Russia.

L’Europa, nel suo complesso, ospita 3,1 milioni di rifugiati. La maggior parte delle domande di asilo è stata presentata in Germania e Svezia

Le regioni del Medio Oriente e del Nord Africa ospitano circa il 21% dei rifugiati al mondo. Le Americhe il 5%, soprattutto colombiani. Il numero di profughi è cresciuto anche nell’Africa subsahariana, con lo scoppio delle violenze nel Sud Sudan e la fuga che dura ormai da dieci anni di eritrei e somali. Nel 2014 35.900 somali sono stati riconosciuti come rifugiati, soprattutto in Kenia, Etiopia e Yemen.

Negli ultimi cinque anni, almeno quindici conflitti sono esplosi o si sono riaccesi: otto in Africa (Costa d’Avorio, Repubblica centrafricana, Libia, Mali, Nigeria Nord Est, Congo, Sud Sudan e Burundi); tre in Medioriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kyrgyzstan, in diverse aree della Birmania e del Pakistan). Solo poche di queste crisi sono state risolte, generando nuove fughe di popolazioni, compresa quella dei Rohingya. Non a caso, a fare ritorno nei propri Paesi d’origine nel 2014 sono stati solo 126.800, il numero più basso dal 1983.

Situazioni drammatiche che hanno portato alla crescita dei pericolosi viaggi via mare. Nel 2014 più di 219mila rifugiati e migranti hanno attraversato il Mediterraneo, tre volte rispetto al picco del 2011 nel corso delle primavere arabe. La metà di quelli che hanno sfidato il mare proviene da Siria ed Eritrea. Secondo i dati dell’Unhcr, 3.500 persone nel 2014 sono morte durante la traversata. Altri viaggi disperati sono avvenuti nel Golfo di Aden, nel Mar Rosso e nel Sud est asiatico. 

«Siamo testimoni di un cambio di paradigma», spiega l’Alto commissario per i rifugiati Antonio Guterres. «Stiamo scivolando in un’era in cui la portata degli spostamenti forzati così come il tipo di risposta richiesta stanno superando ogni cosa vista prima d’ora. È terrificante che da un lato c’è sempre più impunità per i responsabili dei conflitti, dall’altro c’è una incapacità della comunità internazionale a lavorare insieme per fermare le guerre e costruire una pace duratura». 

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