26 Giugno Giu 2015 1230 26 giugno 2015

A Expo il consumo non è responsabile: i visitatori assaltano il cibo gratis

A Expo il consumo non è responsabile: i visitatori assaltano il cibo gratis

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Le mele sono tornate al Padiglione Svizzero: vietato sorridere perché nel rutilante e spesso ingannevole mondo della comunicazione legata a Expo 2015, questa è una notizia. Per chi non ha ancora varcato i tornelli della kermesse, ci vuole una spiegazione. Il padiglione della Confederazione – ovviamente il primo a essere terminato - è caratterizzato da quattro torri, riempite ciascuna di un prodotto: caffè, mele (precisamente a rondelle essiccate), sale e acqua. Il riempimento è stato fatto all’inizio di Expo e le torri si svuotano secondo il comportamento dei visitatori che possono rifornirsi gratuitamente, senza limite. I numeri sono (anzi erano) imponenti: due milioni di piccole dosi di sale dal sottosuolo svizzero, 2,5 milioni di bustine Nescafé, 350mila bicchieri utilizzabili per bere l’acqua che proviene dalla falda freatica locale e 420mila sacchettini di plastica con un paio di rondelle di mele l’uno. Il “giochino” è semplice: più la gente preleva, più la torre si abbassa e quindi muta (in parte, sia chiaro) l’architettura del padiglione. Un diabolico esperimento sociale e paradigmatico, evidenziato dalla grande scritta: «Ce n'è per tutti?», che non trova rivali intelligenti in un’Expo più delle patatine fritte che del consumo responsabile. Ma è qui che iniziano i guai.

«A Expo Milano, abbiamo puntato sull’intelligenza dei visitatori. Forniamo un messaggio chiaro e una riflessione originale a questa manifestazione, poiché affrontiamo il tema della scarsità delle risorse, dello sviluppo sostenibile, della responsabilità individuale e collettiva» sottolinea l’ambasciatore Nicolas Bideau, direttore di Presenza Svizzera, e responsabile della gestione della partecipazione della Svizzera all’Esposizione universale. Chi entra al Padiglione trova una sorridente guida che dice: «Sono a disposizione del pubblico, che può prendere quanto vuole, ma a seconda di quanto ogni persona prenderà, potrebbe essercene per tutti oppure no». Difatti in due settimane e mezzo d’apertura, sono state vuotate (qualcuno ha usato l'espressione «saccheggiate») le torri di mele a rondelle e di acqua potabile mentre le scorte elevate di sale e bustine di caffè hanno salvato le altre torri dall’abbassamento.

«Il messaggio di un consumo responsabile non è passato come speravamo...»

«Siamo rimasti sorpresi dal ritmo con il quale le torri si sono svuotate – ha spiegato a Ticino News il responsabile comunicazione del Padiglione svizzero, Andrea Arcidiacono - da un lato possiamo essere soddisfatti che le mele prodotte dall’agricoltura svizzera abbiano riscosso un così grande successo. Ma d’altra parte dobbiamo ammettere che il messaggio di un consumo responsabile non è passato come speravamo». Visti con i nostri occhi persone che escono dalle torri con lo zaino stracolmo di mele, a conferma che il messaggio “Nutrire il pianeta”, ossessivamente ripetuto da Sala e compagni, venga interpretato come “Mi nutro io e il pianeta si arrangi”.  Come appare evidente – con tutto il rispetto per la Confederazione – che i 370mila visitatori nel primo mese e mezzo di esposizione siano andati a curiosare e a farsi un mini spuntino senza pagare. Comprensibile in un Expo dove si trova di tutto, ma generalmente a prezzi londinesi. Ora arrivano le mele a riportare in assetto la struttura, con la speranza (dura a credere) che a fine agosto non debbano arrivare altri rinforzi dalla Svizzera.

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