30 Giugno Giu 2015 0745 30 giugno 2015

Oggi è il giorno più lungo (di un secondo)

Oggi è il giorno più lungo (di un secondo)

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L’ultimo minuto di martedì 30 giugno 2015 sarà un poco più lungo degli altri. Conterrà 61 secondi anziché 60. Come è possibile? È il “leap second”, necessario per allineare gli orologi atomici – precisissimi – al movimento di rotazione della Terra che, in realtà, precisissimo non è.

Come si spiega bene qui, tutti gli orologi del mondo, in modo più o meno diretto, sono allineati al Coordinated Universal Time, il tempo stabilito sulla base di orologi ipertecnologici. Il loro timing, insomma, è pressoché perfetto. La Terra, nel suo movimento, è – al contrario – esposta a modifiche, ritardi, influssi di ogni genere (sia interni che esterni) che vanno a colpire la sua puntualità. Nel corso degli anni il divario tra le due misure era diventato altissimo. Addirittura, quasi un secondo.

Certo, se non venissero conteggiati i secondi in più (la prima volta è avvenuto nel 1972) ci vorrebbero secoli prima che qualcuno si accorgesse della discrepanza tra orologi e ciclo solare (si calcola, più di 500 anni), notando un ritardo nel Sole che sorge. Eppure, un secondo è comunque un lasso di tempo importante. Nel 2012, ad esempio, quando venne inserito il “leap second” (era sempre il 30 giugno) la rete ne ha risentito. Siti come Reddit, LinkedIn, Foursquare ebbero difficoltà a star dietro al tempo diverso (la mole di dati da trattare è altissima).

In ogni caso, la cosa notevole, come fanno notare al centro studi sul tempo dell’Australia’s National Measurement Institute, è che la Terra va sempre più piano, a causa degli influssi gravitazionali della Luna e del Sole. I “leap second” potrebbero essere sempre più frequenti in futuro, e si affaccia alla mente lo scenario di un mondo immobile (no, non succederà mai).

Alla fine, a conti fatti, il giorno scelto (il 30 giugno) è solo una convenzione. Potrebbe avvenire alla fine di qualsiasi mese. Gli scienziati preferiscono dicembre o giugno. Momenti centrali dell’anno, insomma, per cose molto molto poco centrali.

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