3 Luglio Lug 2015 0800 03 luglio 2015

Angela Merkel, la mediatrice di ferro appesa al filo del Greferendum

Il ritratto

Angela Merkel Aringa

Nel referendum di domenica in Grecia non sono solo Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis ad aver fatto “all in” giocandosi tutto il loro capitale politico nello spazio di ventiquattro ore. Come loro, sul versante opposto c'è Angela Merkel, la cancelliera tedesca, che ha stoppato la proposta greca di un nuovo accordo che scongiurasse il voto, affermando che  «La porta è sempre aperta, ma le trattative ricominceranno lunedì». 

Non avrebbe mai voluto arrivare a questo punto, la Merkel. Chi conosce bene, la definisce una politica che ama reagire, non agire, che nei suoi discorsi non ha mai dipinto un orizzonte superiore ai due anni. Che la sua principale dote è quella di essere una grande mediatrice, che ama unire e detesta dividere. E che riesce a condurre in porto ogni trattativa che intavola. E soprattutto, a condurla a suo vantaggio. Insomma, non certo una che ama scommettere e arrivare al punto di rottura, rischiando che rottura sia.

Forse è la sua storia che l'ha portata a essere quella che è. Angela Dorothea Kasner - il cognome del padre era in realtà Kazmierczak, prima che la famiglia ripudiasse le origini del nonno polacco - è nata ad Amburgo, ma è vissuto tutta la sua vita pre-politica a Quitzow, nel Brandeburgo, in Germania Est, là dov'era stato spedito il padre, pastore luterano, ad evangelizzare le masse. In un paese diviso, la famiglia Kasner è una delle poche che può frequentemente passare il confine e muoversi (quasi) liberamente tra le due germanie, come un filo che cuce, avanti e indietro.

Das mädchen, la chiamano. La ragazzina, in un partito dominato da grandi vecchi come Helmut Kohl e Wolfgang Schauble.

Sincretica è anche la sua giovinezza, quasi un prodromo dei due governi di Grosse Koalition insieme alla Spd che si troverà a presiedere. Se in casa la formazione è rigorosamente cristiana, fuori dalle mura domestiche Angela frequenta la Libera Gioventù Tedesca (i “balilla” della Ddr) e si laurea a Lipsia in fisica, con una tesi sulla chimica quantistica. Impara il russo, che tuttora parla correttamente. Quando cade il Muro, la svolta: aderisce alla formazione Risveglio Democratico, una specie di Cdu della Germania Est. L'ascesa è fulminea: nel 1990 diventa portavoce di Lothar de Maizière, ultimo presidente della Ddr. Poi, la riunificazione: quella delle due germanie e quella di Risveglio Democratico con la Cdu, che diventa il suo partito e che la porta al Bundestag meno di un anno dopo.

Das mädchen, la chiamano. La ragazzina, in un partito dominato da grandi vecchi come Helmut Kohl e Wolfgang Schauble. Di Kohl è dapprima ministro per le donne e poi, nel suo quinto governo, dell'ambiente. Dopo la caduta del vecchio cancelliere, travolto dallo scandalo dei fondi neri della Cdu, e dopo la sconfitta del bavarese Edmund Stoiber alle elezioni del 2002 la ragazzina, che è diventata donna e si è spostata con il signor Merkel - da lui ha preso il cognome che manterrà anche dopo il divorzio - si prende il partito. E Schauble? Suo acerrimo avversario interno durante e dopo la caduta di Kohl, sarà ministro in ognuno dei tre governi della Cancelliera. La ragazzina non rottama. La ragazzina i lupi li addomestica e se ne serve. Ad esempio, per andare ad azzannare i rappresentanti del governo greco nelle negoziazioni sul debito.

Angela Merkel è una mediatrice, ma non è buona, né buonista. È una negoziatrice dura, arcigna

È un punto cruciale, questo: Angela Merkel è una mediatrice, ma non è buona, né buonista. È una negoziatrice dura, arcigna. Il suo primo governo segna una svolta nei rapporti atlantici, con la sconfessione della politica estera di Gherard Schroeder e la partecipazione dell'esercito tedesco alla missione in Iraq. Se oggi è un tedesco il capo negoziatore europeo con gli Usa nella redazione del patto euroatlantico, il cosiddetto Ttip, non è certo un caso. Non solo: diventa anche primo interlocutore della Russia di Putin, ruolo che oggi ricopre anche in relazione alla crisi ucraina, con buona pace del Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker e della nostra lady Pesc Federica Mogherini

È allergica ai ricatti, tuttavia. Ne sa qualcosa Alexis Tsipras, così come ne sanno qualcosa i tre premier britannici - Blair, Brown e Cameron - che tengono sotto scacco l'Unione coi loro veti. Con la Merkel al potere il metodo comunitario - tutti d'accordo, o niente - va in soffitta, sostituito dal metodo inter-governativo - accordi multilaterali tra gli Stati - e tanti saluti all'ostruzionismo dei ministri di Sua Maestà. A cui non rimane che l’arma dei referendum sulla permanenza nell’Unione per uscire dall’angolo e far sentire la loro voce.

Per la grande mediatrice evitare la caduta, il collasso, la rottura, lo strappo definitivo è una vera e propria ossessione. Ed è l'Europa - non la Germania - l'oggetto dei suoi incubi.  Il primo ministro di un piccolo paese del sud Europa -  l'aneddoto non dice quale -  racconta di come spesso Angela Merkel esprima ai suoi interlocutori il timore che l'Unione finisca come gli Inca

Il suo tallone d'Achille? Paradossalmente è la Germania stessa. Ormai Angela è un eurocrate, una leader continentale, se non mondiale. In casa, tuttavia, mal sopportano quelli che non mettono la Germania uber alles

Per esorcizzare i suoi incubi, nel 2011, in piena crisi dei debiti sovrani, elabora un piano: politiche coordinate dei diversi paesi europei sui temi del bilancio, della spesa, dell'educazione, della ricerca, delle pensioni, dei benefici sociali. Il tutto, consapevole del fatto che una moneta unica non possa funzionare senza politiche sociali ed economiche comuni. Quello che in gergo giornalistico viene definito il documento dei «cinque presidenti» - e che, dopo il Greferendum, dovrebbe definire il futuro della nuova Europa, con o senza Grecia - altro non è che la trasposizione concreta del suo piano. Di cui la Merkel non ha mai parlato, pubblicamente, e che non si è intestata. Ma che ha portato a compimento, passo dopo passo. 

MESSAGGIO PROMOZIONALE

Il suo tallone d'Achille? Paradossalmente la Germania stessa. Ormai Angela è un eurocrate, una leader continentale, se non mondiale. In casa, tuttavia, mal sopportano quelli che non mettono la Germania uber alles, sopra tutto. E Angela in questi anni non l'ha fatto. È stata lei ad ammorbidire i falchi come il Presidente della Bundesbank Jens Weidman, consentendo a Mario Draghi di lanciare il suo piano di Quantitative Easing. Ed è stata lei, più di chiunque altro, a spingere per un salvataggio della Grecia che in Germania raccoglie pochi consensi, soprattutto a destra, prima che Tsipras facesse saltare il banco.

«Il futuro del suo fortissimo soft power mondiale incontrastato è a rischio a casa, come mai prima nei suoi dieci anni al timone»

Così, se nella Spd si sono quasi abituati a farle da stampella, ad esserne subalterni - pare che alle prossime elezioni del 2017 rinunceranno a presentare un candidato forte, perché nessuno vuole bruciarsi contro di lei - a destra la temperatura sale. La pressione di AfD,i liberal-nazionalisti che vogliono austerità e mercato per tutti, non solo in Germania, è molto forte. E anche nella Cdu-Csu sta montando la fronda: «Il futuro del suo fortissimo soft power mondiale incontrastato è a rischio a casa, come mai prima nei suoi dieci anni al timone», ha dichiarato a Repubblica Thomas Schmid, editorialista di punta ed ex direttore del quotidiano tedesco Die Welt.

Come Margaret Thatcher, lady di ferro prima di lei, Angela Merkel rischia quindi di cadere all’apogeo del suo potere. Se dal referendum greco non uscirà una mediazione, la accuseranno di essere stata troppo rigida e prona agli interessi della Germania e della finanza. Se invece riuscirà a trovare una mediazione con Tsipras o chi per lui, perché si è piegata alle richieste dei greci. Così si spiega, in fondo, la sua chiusura a ogni trattativa di questi ultimi giorni. Per essere ancora una volta al centro del dialogo, da lunedì, senza che nessuno possa accusarla di nulla. Chi era con lei e Matteo Renzi a Berlino, giovedì scorso, la descrive tranquilla, nonostante non abbia mai rischiato così tanto come in questi giorni. Non ne ha mai persa una, Angela. Ma c'è sempre una prima volta e lei lo sa bene. 

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