3 Luglio Lug 2015 1245 03 luglio 2015

Regista e designer, l’artista Spirito: «Milano investa di più nell’arte»

Regista e designer, l’artista Spirito: «Milano investa di più nell’arte»

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Il suo gallerista, Jean Blanchaert, dice che «ha una carica prorompente, simile a quella di Maurizio Cattelan». Ma Niccolò Spirito, classe 1980, nato a Milano, poi di passaggio in Liguria quindi di nuovo a Milano, «mezzo milanese e mezzo ligure», dice chi lo conosce bene, non vuole appellativi di alcun tipo. «Non mi piace il termine artista, in passato ho fatto anche l’imbianchino per sbarcare il lunario». Eppure Niccolò di strada ne ha fatta molta in questi anni. Mostre a Milano, al Fuori Salone, varie pubblicazioni su riviste di arredamento e una su un libro statunitense di Christopher Stuart, Diy Furniture 2, una guida al design autoprodotto. Mille idee in testa, la fissa per il cinema e la regia. «Mi piace David Lynch, ho fatto alcuni lavori, e ho già pronti tre soggetti». Designer, artista, regista, Spirito è quello che si può definire un personaggio poliedrico, più adattabile a una città come Berlino, dove l’arte è ovunque e si può «avere» e «ottenere» gratuitamente, piuttosto che a Milano. Non solo. Può vantarsi di essere stato il primo al mondo ad aver creato mobili di tubi in pvc. Conosce i segreti di assemblaggio per un risultato armonico soltanto suo.

«L’Expo 2015 poteva essere una possibilità per i giovani artisti, si sarebbero potuti portare i nostri lavori gratuitamente nei padiglioni: hanno preferito pagare gli amici degli amici». Il capoluogo lombardo non è una città per artisti. Di mecenati che finanzino idee ce ne sono pochi. E lui di progetti ne ha diversi in cantiere. «Ho in mente delle installazioni in giro per la città, ma servono fondi per realizzarle». Al momento ci sono i lavori in pubblicità, ma il suo punto forte è la progettazione intera degli spazi, in cui è il manovale di se stesso: la sua firma è nsdesign. Tra l’Isola e Niguarda, quartieri che mantengono ancora una loro identità. Agli aperitivi hipster Niccolò non ci va. «Ai vernissage di Milano trovi solo manager o avvocati che poco hanno a che fare con l’arte, meglio non andarci proprio». 

In queste zone Niccolò ha preso cinque anni fa uno spazio di oltre 500 metri quadri. Gliel’hanno affittato dei vecchi artigiani della Stecca del quartiere Isola, laboratori spazzati via dalle nuove costruzioni nel quartiere Garibaldi. Lui ha ripulito tutto («Ci ho impiegato cinque anni» spiega), sotto c’è il laboratorio e sopra l’appartamento. Che di fatto è anche questa una vera e propria opera d’arte contemporanea. Salotto gigante, installazioni, un sacco da boxe, poi la cucina, una camera da letto che ricorda le ultime immagini di 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, corridoi su corridoi e vetrate. Glielo invidiano in molti nel giro. L’ultima creazione di design è una lampada composta con sei chiavi inglesi, le più grandi al mondo. È questo il lavoro di Niccolò. Utilizzare materiali da costruzione per costruire oggetti di design. Il laboratorio somiglia all’officina di un meccanico. Tubi, bulloni, miscele di ferro e di vernice per trovare colorazioni perfette. Per reperire il materiale ci si sposta nell’hinterland milanese, tra camionisti, nuovi artigiani o semplici operai che lavorano nei cantieri edili. Chi lo conosce bene sottolinea che «è ammirevole come la sua passione per il lavoro manuale riesca a convivere in totale serenità con la sua professione: la regia». 

Prima Milano, poi la Liguria. È qui che a 16 anni Niccolò inizia a costruire tavole da surf, ad Arenzano, tra i pochi posti in Italia dove si può surfare. Gli piace. Poi gli studi, quindi il salto a Milano. Tre mesi fa al Fuori Salone ha esposto I Giganti perché purtroppo non siamo più bambini, la versione XXL della sedia Diabo e la lampada 3Pipe. Il vero sogno però è il cinema. Diversi i lavori già fatti, videoclip di rap, spot pubblicitari, ma il pallino è arrivare ai livelli di Lynch. Il regista statunitense nato artista negli anni '60 che dopo i corsi di pittura da giovane si mise dietro la macchina da presa.

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