7 Luglio Lug 2015 1230 07 luglio 2015

Berlusconi vince la guerra del Portello: «Lo stadio del Milan si farà»

Berlusconi vince la guerra del Portello: «Lo stadio del Milan si farà»

Stadio Milan

Il Milan e la famiglia Berlusconi hanno vinto: lo stadio di proprietà si farà nella zona Portello, fra viale Scarampo e via Renato Serra. È durato sei mesi il braccio di ferro con gli abitanti del quartiere e i concorrenti di Vitali SpA, che proponevano una ciclopedonale sopraelevata della lunghezza di un chilometro per collegare il Portello con CityLife. Ma ora la querelle si è conclusa. Lo ha deciso il Presidente della Fondazione Fiera Milano, Benito Benedini, assieme al Comitato Esecutivo dopo l’ennesima giornata di colloqui con il club rossonero e la dirigenza di Vitali SpA.

La decisione ufficiale sarebbe dovuta arrivare già nella serata di lunedì 6 luglio. E il Milan era dato da tutti come lo sconfitto annunciato. I rossoneri hanno però estratto un coniglio dal cilindro, un’offerta che ha costretto Fondazione Fiera ad altre 24 ore di riflessione. L'ex club di via Turati ha deciso di accollarsi gli oneri aggiuntivi per la bonifica totale dei terreni coinvolti dalla costruzione dello stadio. Oneri che la società ha quantificato per il momento in 20 milioni di euro. E ha alzato la propria offerta di canone d’affitto annuo da 3.5 a 3.9 milioni di euro all’anno, per cinquant’anni. A nulla sono servite le proteste, i presidi e la raccolta firme che ha raggiunto più di 5mila adesioni, da parte dei cittadini del quartiere, riuniti nel comitato “No stadio al Portello”.

Il Milan ha offerto 20 milioni di euro per la bonifica dei terreni e un canone d'affitto più alto. Alla fine Fondazione Fiera alla fine ha detto sì

«Non diranno mai di no a Berlusconi», così parlavano nel pomeriggio di lunedì in attesa del verdetto. «Ci sentiamo abbandonati da tutte le istituzioni: Maroni cambia idea facilmente e visto che è una banderuola potrebbe anche intercettare il vento dei cittadini di tanto in tanto». Si riferiscono al fatto che per parecchio tempo il governatore lombardo era parso preferire un nuovo stadio di proprietà nelle aree del padiglione zero di Expo, che dalla fine di ottobre 2015 non saranno più utilizzate.

I terreni dell’Esposizione Universale erano anche quelli indicati dai cittadini del comitato. Sergio D’Asta, architetto paesaggista in pensione, è uno dei manifestanti che presidia la Fondazione. Da mesi mette a disposizione le proprie competenze con articoli polemici sul sito del comitato nostadioalportello.wordpress.com. «Il sito di Expo sarebbe stato perfetto, ha il doppio dello spazio per struttura e parcheggi, si può creare uno stadio da 60mila posti invece che da 48mila come nel progetto al Portello e anche in termini di raggiungibilità è molto più efficiente. C’è una linea di metropolitana ad elevata frequenza di percorrenza – la MM1 – che è anche più capiente della linea lilla di nuova costruzione. Due linee tranviarie, una suburbana, l’Alta Velocità ferroviaria che si può fermare perché c’è la stazione che abbiamo creato apposta. I tifosi che arrivano da Napoli, da Torino o da Venezia si potrebbero fermare direttamente allo stadio».

E stando a quanto raccontano i militanti del comitato, i terreni di Expo, al contrario di altri siti candidati a ospitare lo stadio, hanno un indubbio vantaggio. «Costruire l’impianto sportivo nella zona di Expo permetterebbe anche al Comune di Milano di aggiudicarsi gli oneri di urbanizzazione, visto che quel terreno è di proprietà comunale quasi per intero. Ciò non avverrebbe se il Milan dovesse riconsiderare l’offerta di riqualifica per le ex aree Falck di Sesto San Giovanni, che per l’appunto è un Comune a sé stante».

Prosegue l’architetto del Comitato: «Sappiamo che esistono anche i diritti edificatori dei privati, non siamo pazzi, ma qui approvano progetti senza alcun criterio». Denuncia la carenza di spazi verdi: «Non solo non mettono un metro quadrato di verde ma ne distruggono 8.400. Ogni essere umano ha bisogno di 300 litri al giorno di ossigeno, che equivalgono a 22 alberi secolari, visto che ognuno di questi alberi ne produce mediamente 25 quotidiani. Se a Milano siamo un milione e trecentomila persone allora ci servono ventotto milioni di alberi. Io vorrei sapere se qualcuno li ha mai contati e se ha mai pensato di ripiantare quelli che mancano».

«A Milano ci vorrebbero 28 milioni di alberi e invece buttano giù altri 8.400 metri quadri di verde»

Sono arrabbiati al Portello, dopo mesi di battaglia. Già nella giornata di lunedì, mentre aspettavano il responso della Fondazione che tardava ad arrivare, avevano cominciato ad agitarsi. Gridavano «Vergogna, vergogna!» in faccia ai membri del Comitato Esecutivo e del Consiglio Generale di Fondazione Fiera che uscivano a bordo delle loro auto. Non ci sono solo ambientalisti e militanti della famosa “sinistra del no”. A farsi un giro fra i titolari delle agenzie immobiliari della zona, da viale Teodorico a via Gattamelata, passando per piazza Firenze, si capisce che anche sul fronte relativo al prezzo delle case non si respira una bella aria. Curioso che questo accada per un progetto sul quale ha investito con forza la famiglia Berlusconi, la stessa che all’immobiliare deve buona parte delle proprie fortune.

Nel quartiere del Portello il valore medio di un immobile si aggira fra i 3mila e i 4mila euro al metro quadrato, pur con nette differenze a seconda delle vie considerate. L’inizio di corso Sempione presenta quotazionipiù elevate rispetto a quelle di viale Certosa. Alla Studio Certosa affiliato Tecnocasa di viale Monteceneri, raccontano che negli ultimi anni diverse aspettative del settore abitativo erano state concentrate su due eventi: Expo e il completamento della linea 5 della metropolitana. Si pensava che la combinazione di questi due fattori avrebbe fatto salire il prezzo delle case e dei canoni d'affitto, riportando un po’ di ossigeno in uno dei settori più falcidiati dalla crisi. Invece no. Nella migliore delle ipotesi l’impatto sull’immobiliare è stato completamente nullo.

MESSAGGIO PROMOZIONALE

Allo studio Casanch'io di via Ezio Biondi si dicono contrari alla costruzione del nuovo stadio del club rossonero. Il titolare, dottor Meschinelli, parla con Linkiesta: «Il problema è che molte persone stanno decidendo di ritardare l’acquisto di una casa. Non vogliono comprare senza prima avere certezze sul futuro del quartiere. Posso assicurare che nessuno in questa zona vuole lo stadio sopratutto per questioni legate alla viabilità: viale Scarampo è sempre bloccata, ci sono le colonne di auto per entrare in via Teodorico e quando ci saranno le partite sarà un incubo”.

Anche il settore immobiliare ha paura: le persone aspettano a comprare casa nel quartiere, non vogliono mandare i figli nelle scuole accanto allo stadio

«In questo quartiere i prezzi vanno da 3.800 a 4.500 euro al metro quadro, non ci eravamo completamente ripresi dalla crisi però riuscivamo a resistere. Il mercato è tutto fatto dalle famiglie di zona: in piazza Damiano Chiesa e vie limitrofe ci sono due scuole materne, un nido e una scuola elementare. Adesso chi ha figli nutre giustamente dei dubbi sullo spostarsi, anche dal lato inquinamento acustico e dell’aria». Meschinelli spiega che i timori sono cresciuti nelle ultime settimane: «Poco tempo fa c’era molta fiducia sul fatto che la Fondazione Fiera avrebbe bocciato il progetto. Adesso nessuno sa più cosa pensare».

La palla passa al Comune di Milano. L’amministrazione Pisapia è stata contestata dal comitato “No stadio” proprio per i silenzi che si protraggono da mesi sulla questione. Confermati anche dal Presidente della Commissione Urbanistica del Consiglio Comunale di Milano, Roberto Biscardini, che a Linkiesta dichiara: «Non so ancora nulla di preciso. L'assessorato non ha ancora informato il Consiglio. Per il momento è in corso una procedura tutta privatistica». Dal lato della Fondazione Fiera invece fanno sapere di aver apprezzato l’assenza di ingerenze da parte di Palazzo Marino, almeno in questa fase. «È giusto e normale che l’amministrazione ci dica “Voi scegliete cosa fare dei padiglioni 1 e 2 della ex Fiera di Milano e solo allora noi faremo le nostre valutazioni di merito».

Prelios, esclusa a giugno, ha richiesto accesso agli atti di Fondazione Fiera per valutare un ricorso

Da ultimo, la questione della società di gestione immobiliare Prelios, che a giugno aveva visto stralciata la propria proposta di riqualificazione dell’area Portello da parte di Fondazione Fiera e che consisteva in una “cittadella della tecnologia”. L’azienda ha fatto sapere di aver inoltrato, meno di due settimane fa, una richiesta di accesso agli atti della Fondazione, per valutare una possibile impugnatura in sede legale della propria esclusione. Fonti interne a Prelios raccontano che tale richiesta non è stata per il momento esaudita. Di certo c’è soltanto un fatto: la battaglia per il futuro del Portello non finisce oggi.

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