14 Luglio Lug 2015 1545 14 luglio 2015

Il monito del Bruegel: ecco perché la crisi greca non è finita

Parla Gregory Claeys

Grecia Banche

Lo dice anche il centro Bruegel, che ha sede a Bruxelles e di certo non si può considerare euroscettico per partito preso. «Un metodo brutale», secondo Gregory Claeys, ricercatore dell’istituto, che «chiede uno sforzo troppo grande alla Grecia», come lo chiedevano gli accordi precedenti. Le tensioni prima dell’intesa, aggiunge, avranno strascichi sulla «sostenibilità dell’Eurozona», perché ipotizzare l’uscita anche temporanea di un Paese riattiverà la speculazione dei mercati finanziari. E anche la Bce di Draghi ne esce a pezzi, perché la decisione di non aumentare la liquidità di emergenza alle banche greche è stata una «decisione politica» che contrasta con quello che avrebbe fatto «qualsiasi banchiere centrale nel mondo»: sostenere la stabilità delle banche di ciascuno Stato dell’unione monetaria. 

Cominciamo con una valutazione generale sull’accordo dell’Euro Summit di lunedì. Quali saranno gli effetti? Prevarranno quelli recessivi per l’aumento delle tasse o le riforme potranno dare qualche effetto benefico?

«Il consolidamento fiscale di breve termine dell’accordo semplicemente sarà troppo grande per permettere alla Grecia di uscire dalle secche»

Nel documento di lunedì non ci sono dettagli esatti, né numeri sul consolidamento fiscale richiesto. Ma conosciamo gli accordi precedenti e pensiamo che si confermeranno quei numeri, per esempio un avanzo primario crescente da portare al 3,5 per cento nel 2018. Questo è enorme e penso che avrà un impatto negativo sulla crescita della Grecia. Il consolidamento fiscale di breve termine dell’accordo sarà troppo grande per permettere alla Grecia di uscire dalle secche. Nella sostanza l’accordo è lo stesso dei precedenti. Diverso è stato solo il modo, più conflittuale e perfino brutale, perché ha minacciato una Grexit. 

Un taglio del debito è necessario dare alla Grecia un’opportunità di crescere?

«Il rapporto debito/Pil del 170% pesa non tanto nel bilancio ma nella fiducia. Finché sarà così alto sarà molto difficile per la Grecia tornare sui mercati finanziari normali»

Il taglio del debito non è mai stato in questione. Nel documento dell’accordo si dice molto chiaramente che non ci potrà essere un haircut. Quanto al fatto che questo sia necessario o no, penso che non sia importante tanto il rapporto debito/Pil quanto il carico che pesa sul bilancio ogni anno sotto forma di interessi sul debito, che è abbastanza basso. È più basso che in Spagna e Italia, o in Portogallo, è maggiore che in Francia ma è nella media dell’Eurozona. Alcuni Paesi vogliono ridurre questo costo aumentando la maturità dei prestiti e riducendo il tasso di interesse basato su questi prestiti. Penso però che il rapporto debito/Pil del 170 per cento pesi non tanto nel bilancio ma nella fiducia. Finché questo rapporto sarà così alto, sarà visto con sospetto dagli investitori e sarà molto difficile per la Grecia tornare sui mercati finanziari normali. Non è una ragione meccanica ma soprattutto psicologica. 

«La decisione di non alzare la liquidità di emergenza dopo l’annuncio del referendum sia una decisione politica davvero negativa»

Lunedì la Bce ha deciso di non cambiare la liquidità di emergenza per le banche greche. Ve lo aspettavate? Qual è il significato di questa decisione?

Mi aspettavo che lunedì non lo avrebbe cambiato. Avevano fatto capire che non avrebbero fatto azioni diverse prima di mercoledì (quando il Parlamento greco voterà sull’accordo e le prime misure richieste, ndr). Spero che la aumenti mercoledì perché anche se le banche rimangono chiuse, la disponibilità di contanti delle banche ormai è davvero ridotta, nonostante il limite dei 60 euro. Sono piuttosto critico sul ruolo della Bce nella crisi. Penso che la decisione di non alzare la liquidità di emergenza dopo l’annuncio del referendum sia stata la ragione per cui il governo greco ha dovuto imporre il controllo dei capitali e chiudere le banche. Penso che sia stato grave da parte della banca centrale non aumentare l’erogazione di liquidità quando era assolutamente necessaria. Vedo che la Bce ha cercato di prendere una decisione intermedia, perché non ha voluto tagliare la Ela ma al contempo non l’ha voluta alzare. Ma questa è stata comunque una decisione forte che ha costretto le autorità greche a chiudere le banche, quindi la vedo come una decisione veramente negativa. 

MESSAGGIO PROMOZIONALE

La posizione politica di Draghi oggi è più forte o più debole?
La sua posizione è più forte, ma non dovrebbe essere tale. Perché Draghi, anche se in passato ha giocato un ruolo positivo nella crisi, per esempio quando ha detto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per salvare l’euro, non dovrebbe prendere decisioni politiche. Il ruolo della Bce non è quello di una istituzione eletta. Il suo mandato è di assicurare che ci sia la stabilità nell’Eurozona e in ogni Paese dell’Eurozona. Dovrebbe tenere una posizione politica neutrale. Mettendo un tetto alla liquidità di emergenza non ha fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi banchiere centrale nel mondo, cioè giocare un ruolo che eviti la corsa agli sportelli. Non ha voluto farlo completamente. Anche se non è la decisione peggiore che avrebbe potuto prendere, cioè il taglio dell’Ela, per me è stata comunque una posizione sbagliata e politica che ha influenzato i negoziati tra il governo greco e i suoi partner europei.

Cosa succede la prossima settimana? I rischi sono ancora alti?

Vedremo intanto mercoledì se Tsipras sarà in grado di ottenere il voto dal Parlamento. Penso che ce la farà, con l’aiuto di partiti estranei al governo. Ma la situazione politica rimarrà delicata perché molti esponenti della sua maggioranza pensano che l’accordo sia un cattivo accordo. Quindi un rischio c’è. Poi dobbiamo vedere cosa succederà negli altri Paesi dove il Parlamento voterà, soprattuto in Germania, e questo è un altro rischio. Non direi: “ok, è fatta”. Ne sentiremo ancora parlare nelle prossime settimane, perché la crisi Greca non è finita. 

Per le banche greche sono stati previsti fino a 25 miliardi di euro per ricapitalizzarle. Sono sufficienti? 

La salute delle banche greche è piuttosto difficile da valutare. L’Esm, che è supervisore del settore bancario in Grecia, continua a dire che il settore bancario greco è solvente. E continua a ripeterlo da un pezzo. Ma allo stesso tempo il consiglio dei governatori pone qualche dubbio sulla solvibilità del sistema greco, ed è la ragione per cui hanno messo un tetto alla liquidità di emergenza. Non è un atteggiamento molto coerente, quindi è difficile capire. Sembra che il sistema sia solvente, perché le banche non hanno titoli di Stato greci, ma sicuramente hanno un problema di non performing loans (crediti non rimborsabili, ndr). Non abbastanza da renderle insolventi, ma la situazione attuale, con il controllo di capitale, avrà senz’altro un impatto sull’economia greca e quindi le sofferenze bancarie saliranno. Per questo penso che la Banca Centrale Europea non abbia giocato a pieno il suo ruolo. Siamo un’unione bancaria per questo. Se la solvibilità non è un problema non avrebbero dovuto mettere un tetto e se è un problema avrebbero dovuto dircelo e intraprendere delle azioni. 

Come vedete il futuro dell’Eurozona? Il ministro delle Finanze della Slovacchia dice che l’euro dopo l’accordo sarebbe diventato uno “zombie”. Ci sono dei rischi per la moneta unica?

«Quando uno dei Paesi dell’eurozona propone l’uscita temporanea di un altro Paese dall’euro, è pericoloso, perché tutta l’architettura dell’euro si basa sul fatto che l’euro sia irreversibile»

Non ho letto la frase del ministro slovacco, non condividerei il “perché” lo ha detto, ma penso che le negoziazioni e quello che è successo nel weekend rendono un po’ più debole l’architettura e il progetto dell’euro. Perché quando uno dei Paesi dell’eurozona, come la Germania, propone l’uscita temporanea di un altro Paese dall’euro, è piuttosto pericoloso, perché normalmente tutta l’architettura dell’euro si basa sul fatto che l’euro sia irreversibile. Significa che i mercati finanziari possono chiedere un premium sui bond in un Paese, perché i titoli pagati in euro e possono essere ripagati in una moneta dal valore inferiore. Questo è pericoloso e molto lontano dalla posizione negli ultimi tre anni della Bce, che avrebbe fatto qualsiasi cosa per tutelare l’euro ed evitare la rottura dell’Eurozona. Ciò rende il progetto europeo meno sostenibile e più debole. 

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