28 Luglio Lug 2015 1730 28 luglio 2015

Radicali, la guerra tra Bonino e Pannella è anche una questione di soldi

Radicali, la guerra tra Bonino e Pannella è anche una questione di soldi

O Bonino Pannella Tumore Facebook

Litigi sui soldi del partito e su quale sarà il destino del patrimonio alla morte di Marco Pannella. Debiti. Dimissioni. Invidie. Guerra per bande. Critiche di ogni tipo. Cerchi magici. Contestazioni alla segreteria di Rita Bernardini, tra chi fa ormai partita a sé e chi invece si riconosce ancora sotto la bandiera del Partito Radicale. Dietro la sfuriata di Marco Pannella contro Emma Bonino durante la chiacchierata con Massimo Bordin c’è molto di più. C’è un partito con un passato glorioso, ormai scomparso del tutto dai radar elettorali, lontano anni luce da quei due milioni e mezzo di voti nel 1999 alle elezioni europee, ma ancora capace di ricevere sovvenzioni pubbliche per la propria radio, un piccolo mondo antico della politica italiana dove da diversi mesi si è scatenato il tutti contro tutti. 

L’attacco del leader Radicale contro «la signora» Emma e «il suo jet set internazionale» non sta facendo che aumentare le distanze innescando nuovi candelotti di dinamite attorno alla gloriosa sede di Torre Argentina a Roma. E se il «testimone» Bordin, sulla colonne del Foglio, prova a buttarla su una finta lite estiva per recuperare un po’ di visibilità - proprio come accadeva dentro la Lega Nord di Umberto Bossi e Roberto Maroni - alla base dei litigi sembra esserci sempre la stessa cosa: i soldi. Non è un caso, si fa notare da più parti nell’ambiente, che la Bonino abbia replicato a Pannella citando la cifra che versa nelle casse del partito ogni mese, ovvero 2.500 euro. 

Cosa sarà del patrimonio radicale alla morte «che tutti ci auguriamo nell'anno del mai» di Marco Pannella?»

D’altra parte, il battibecco tra i due fondatori nasce dopo mesi di emergenze economiche non di poco conto per un partito che, ancora adesso, si batte contro l’emergenza carceri e per la liberalizzazione delle droghe leggere. Nei mesi scorsi, quando uscì la notizia della malattia di Emma Bonino, si provò a lanciare una campagna di sensibilizzazione per sostenere il partito, ma il risultato non è stato dei migliori. Anzi, il gruzzolo di euro raccolti è stato davvero modesto. Openpolis ha calcolato che dal 2003 al 2011 nelle sole casse di Radio Radicale sono entrati 37,17 milioni di euro. Nel 2012 ne arrivarono 7, mentre nel 2013 il contributo pubblico è stato di 10. I dati del 2014, che dovevano essere pubblicati a marzo, non si conoscono ancora. Anche se il tesoriere Maurizio Turco, a metà luglio, ha spiegato nel dettaglio che per l’anno scorso il contributo è stato di «10 milioni di euro per gli anni 2014 e 2015 poi ridotti di circa 900.000 euro per il 2014 e 750.000 per il 2015».  

Eppure, nonostante entrate così ingenti, Turco continua da mesi a licenziare dipendenti e a chiedere aiuto per nuove risorse. È una situazione che si rivede in tanti partiti, persino in Forza Italia dove il capo Silvio Berlusconi ha deciso di non investire più. Così all’inizio di luglio proprio Turco ha fatto partire nuovi licenziamenti con una mail ai quadri del partito. «Ho appena firmato le lettere di licenziamento per le ultime otto persone che da circa dieci anni collaborano con il Partito; appena un anno fa avevo dovuto licenziare gli otto dipendenti che lavoravano al call center» scriveva. «Anche se sono scelte inevitabili di fronte alla situazione oggettiva in cui ci troviamo, umanamente e politicamente sono davvero difficili». All’appello ha risposto l’ex amministratore delegato di Fastweb Silvio Scaglia che avrebbe dato un aiuto economico al partito su cui però non ci sono dati ufficiali.    

A quella mail, però, rispose soprattutto un manipolo di radicali, capitanati da Alessandro Capriccioli, blogger e segretario dei Radicali di Roma, ponendo a Turco diverse domande e soprattutto spiegando di «aver sempre dato, nei limiti di quanto abbiamo potuto fare, sostegno alla cosiddetta "galassia radicale": non al Partito Radicale in quanto tale, ma a molti altri soggetti del movimento, attraverso il nostro tempo e il nostro lavoro, senza ricevere da alcuna di quelle realtà neppure un centesimo di rimborso spese». Ma soprattutto Capriccioli ha sollevato questioni scomode: in fila, ha chiesto «chi è attualmente il proprietario, in senso giuridico, del simbolo della Rosa nel pugno?» oppure «chi è attualmente il proprietario, sempre in senso giuridico, dell'archivio del partito Radicale?» e ancora «chi è attualmente il proprietario della sede, che generalmente viene definita "del Partito Radicale", e nel caso, come mi pare, non fosse il partito stesso, con quali risorse e finalità è stata costituita la Torre Argentina Spa?». Non solo. «Quanti e quali debiti il Partito Radicale ha accumulato, in questi anni, nei confronti degli altri soggetti della galassia radicale?» E di nuovo: «Quanti soldi il Partito Radicale ha dato a Radio Radicale, di cui si conosce la proprietà, per la sua nascita e per l'implementazione di frequenze e antenne, e a chi sono andati negli anni del tuo mandato i dividendi maturati dagli azionisti grazie al finanziamento pubblico e alla convenzione?». Ma soprattutto «cosa sarà del patrimonio radicale alla morte («che tutti ci auguriamo nell'anno del mai» si legge) di Marco Pannella?».

Ma non è la prima volta quest’anno che si sono levate voci di disappunto sulla gestione delle casse del partito. Lo fece per primo a gennaio Claudio Barazzetta, ormai ex segretario della sede di Milano, la Tortora.

Domande a cui Turco ha risposto spiegando punto per punto la situazione patrimoniale, come si può leggere nella lunga lettera di risposta a Capriccioli. Ma non è la prima volta quest’anno che si sono levate voci di disappunto sulla gestione delle casse. Lo fece per primo a gennaio Claudio Barazzetta, ormai ex segretario della sede di Milano, la Tortora. Anche lui, in una lunga mail di commiato dall'associazione ma non partito, oltre a criticare la segretaria Bernardini («mi stupisce la tua richiesta circa le motivazioni delle mie dimissioni, come se tu non avessi il polso del Movimento di cui sei Segretaria»), spiegava: «Mi dimetto perché avverto oramai una certa stanchezza nel sovvenzionare con la mia iscrizione individui inamovibili, che mantengono cariche e funzioni non si capisce a che titolo. Perché non so chi paga chi e per far cosa, con buona pace della trasparenza che tanto predichiamo nei confronti altrui. Mi spiego meglio, con un esempio: chi paga le cariche elette dei Radicali Italiani? La tesoreria di Radicali Italiani, o quella del Prntt o la Lista Bonino Pannella ovvero l'Associazione Politica Nazionale Lista Marco Pannella?». Soldi, maledetti soldi.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook