7 Agosto Ago 2015 1615 07 agosto 2015

Volete creare il prossimo tormentone estivo? Vi servono 1,2 milioni

Volete creare il prossimo tormentone estivo? Vi servono 1,2 milioni

Macarena

Cosa rende una canzone un tormentone estivo? Niente è lasciato al caso, sappiatelo. La costruzione di una hit è una spaventosa macchina da guerra macina soldi. La Npr, National Public Radio americana, ha da poco dedicato una trasmissione all’argomento, spiegando per filo e per segno i passaggi che portano un motivetto, il più delle volte semplice, a entrare nelle radio e nella nostra testa. 

La hit presa a esempio da Npr è Man Downdi Rihanna. Forse non ricorderete il titolo, ma il motivetto di sicuro sì:

Il viaggio parte dal Writing Camp di Los Angeles, una sorta di factory in cui si riuniscono i migliori produttori e autori musicali sulla scena pop e R&B, che ha sfornato molti dei successi commerciali degli ultimi anni. Nel Writing Camp ci sono dieci stanze. Il costo totale per tutte le stanze è di 25mila dollari al giorno. Gli autori lavorano fianco a fianco con i produttori. Non ci sono ancora musicisti, quelli arrivano dopo. Partendo dalla traccia principale, la melodia e il testo di Man Down, raccontano, sono stati creati in poco più di 12 minuti. Il costo finale la “manifattura” della singola canzone è stato di poco più di 50mila dollari.

Rihanna non è ancora arrivata nello studio. Con il suo arrivo nel famoso studio di registrazione The Village, si aggiunge alla lista dei costi la figura del vocal producer. Se si mettono insieme l’affitto delle sale di registrazione, il costo degli ingegneri del suono, mixer ecc. si sale a circa 78mila dollari finali. La canzone a questo punto è pronta, ma nessuno l’ha ancora ascoltata. E quindi non è ancora una hit. I 78mila dollari spesi finora non sono nulla rispetto a quanto si spenderà più avanti. Per far entrare la canzone nelle radio, nelle trasmissioni tv, nelle hit di iTunes serviranno centinaia di migliaia di dollari tra pubblicità, marketing, spese di viaggio dell’artista. 

L’obiettivo primario è trasmettere la canzone nel maggior numero di radio contemporaneamente. E questo significa anche pagare per la promozione nelle radio. Negli Stati Uniti questa pratica si chiama Payola, che identifica il pagamento da parte delle etichette discografiche per trasmettere una canzone alla radio (l’ex procuratore dello Stato di New York, Elito Spitzer, nel 2005 accusò Sony, Universal e Warner di aver pagato alcune radio. Alla fine le tre case discografiche patteggiarono pagando milioni di dollari a organizzazioni non profit per l’educazione musicale). In Italia a fine anni Novanta Edoardo Vianello, noto a tutti per la sua hit Abbronzatissima, denunciò le case discografiche di “dirigere” la musica alla radio e del caso si occupò il Garante per l’editoria. 

Pagamento o no, a conti fatti, dicono da Npr, il costo finale della singola hit supera 1,2 milioni di dollari per un solo brano, inclusi i costi per la produzione del video. Se un album di Rihanna è fatto di 11 brani, che sono tutti potenziali hit, basta moltiplicare per 11. Negli Stati Uniti Man Down arrivò alla posizione 59 della BillBoard Hot 100 e alla numero 9 della Hot R&B/Hip-Hop Songs. Fu in testa alle classifiche in Francia, Belgio e Olanda per settimane intere. In Italia fu disco di platino nell’estate 2011.

Bene, ora prendete una delle canzoni di questa estate 2015 e immaginate come è arrivata alla radio del bar sulla spiaggia. Alvaro Soler, ad esempio. Probabilmente molti non sanno assolutamente chi è e che faccia abbia. Ma sicuramente avrete sentito la sua El Mismo Sol, una delle canzoni che aspira a salire nell’Olimpo dei pezzi estivi latinoamericani. Anche se per raggiungere le vette della Macarena ha ancora tanta strada da fare. 

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