14 Agosto Ago 2015 1615 14 agosto 2015

Per difendere i cieli della Lituania spendiamo 7 milioni di euro

Per difendere i cieli della Lituania spendiamo 7 milioni di euro

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L’Italia spende circa 7 milioni di euro per sorvegliare e difendere i cieli della Lituania. È un impegno che la nostra Aeronautica militare ha assunto lo scorso gennaio e proseguirà fino al 31 agosto. A scanso di novità, non sono ancora in programma invasioni della piccola repubblica baltica. L’operazione rientra piuttosto nell’ambito di una missione Nato avviata una decina di anni fa, in occasione dell’adesione di Estonia, Lituania e Lettonia all’Alleanza Atlantica. Si tratta della “Baltic air Patrol”, un programma di difesa dello spazio aereo svolto a turno dai paesi Nato. Istituito per garantire la sicurezza dei cieli anche agli alleati privi di adeguati velivoli da combattimento.

In un primo momento le nostre forze armate dovevano rimanere schierate fino ad aprile. Più tardi il governo ha deciso di prorogare la missione per altri quattro mesi. Qualche giorno fa il ministro della Difesa Pinotti ha spiegato al Parlamento il motivo della scelta. Sollecitata da un’interrogazione dei deputati di Sinistra Ecologia e Libertà, l’esponente del governo ha motivato il prolungamento delle operazioni in «considerazione delle accresciute esigenze di sorveglianza dello spazio aereo baltico». Del resto prima la crisi con la Russia, poi il conflitto in Ucraina, avevano già indotto la Nato ad aumentare la propria presenza nell’area. Arrivando a quadruplicare il contingente aeronautico schierato in quella regione.

Solo lo scorso anno gli aerei della Nato hanno intercettato in volo almeno 400 velivoli russi 

«Abbiamo dato la disponibilità a continuare il lavoro dell’Aeronautica italiana in Lituania - ha chiarito il ministro Pinotti - C’è stata la richiesta di prolungare per altri quattro mesi la missione e noi abbiamo dato la nostra disponibilità. Un altro paese doveva sostituirci, ma i lituani si sentono rassicurati dalla continuazione della nostra presenza». Il costo dell’operazione è di 6.993.960 euro, come previsto dal decreto legge n. 7 del 18 febbraio 2015. Una cifra tutto sommato contenuta, ha spiegato la titolare della Difesa. E questo soprattutto grazie al contributo economico assicurato dai governi delle tre repubbliche baltiche. 

Si tratta di quattro caccia Eurofighter «Typhoon» e un centinaio di persone tra equipaggi e personale tecnico. Militari di grande esperienza e capacità

E così da gennaio i nostri militari sono in Lituania, schierati nella base militare di Siauliai. Si tratta di quattro caccia multiruolo Eurofighter «Typhoon» e un centinaio di persone tra equipaggi e personale tecnico. Sono militari di grande esperienza e capacità, provenienti dalle principali basi aeree italiane: il 4° Stormo di Grosseto, il 36° Stormo di Gioia del Colle e il 37° Stormo di Trapani-Birgi. I velivoli messi a disposizione dal nostro Paese sono affiancati da altri dodici mezzi di Paesi alleati. Alla missione, infatti, partecipano anche quattro cacciabombardieri F-16 belgi, quattro "Typhoon” spagnoli stanziati in Estonia e quattro caccia Mig-29 polacchi, schierati a Siauliai insieme ai nostri aerei.

La missione non è uno scherzo. La difesa dello spazio aereo baltico è un’operazione concreta. Solo lo scorso anno gli aerei della Nato hanno intercettato in volo almeno 400 velivoli russi. E nella metà dei casi i contatti sono avvenuti proprio nell’ambito dell’operazione Baltic Air Patrol. Quest’anno le cifre sono simili. Già al termine dei primi quattro mesi di missione, i militari italiani hanno effettuato una trentina di “scrumble” (l’attività che permette di intercettare e identificare aerei non riconosciuti che violano lo spazio aereo). È un impegno importante che non si limita all’area Baltica. E vede spesso la nostra Aeronautica in prima fila. L’Italia, infatti, è l’unico paese della Nato ad aver garantito la propria presenza ai quattro alleati privi di forze di difesa aerea. Oltre alla Lituania, si tratta di Islanda, Slovenia e Albania. Soprattutto al di là dell’Adriatico, come ha spiegato in Aula il ministro Pinotti, la nostra vigilanza aerea «è condotta come attività di routine, impiegando dalle basi nazionali gli stessi reparti impegnati a garantire la sorveglianza sul nostro spazio aereo».

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