5 Settembre Set 2015 2145 05 settembre 2015

Lia Celi: «Berlusconi ci ha reso moralisti, Renzi fa più ridere di noi»

Speciale satira/1

Sabina Guzzanti Berlusconi

«L’Italia non è un paese per umoristi». A parlare è Lia Celi, scrittrice e autrice di satira, una delle poche donne a farlo, e che lo fa dalla fine degli anni ’80. È entrata giovanissima a far parte della banda di Cuore, il settimanale di resistenza umana fondato da Michele Serra, oggi oggetto di culto per i nostalgici di quell’epoca, soprattutto di chi pensava che la crisi della prima Repubblica avrebbe portato al governo la sinistra post comunista. E invece, «Berlusconi ci ha spiazzato e con lui abbiamo mostrato tutti i nostri limiti, siamo diventati moralisti». Con Renzi va pure peggio, invece, perché lui è «il fratello che ce l'ha fatta e che sa fare battute migliori delle nostre», mentre Grillo «è un istrione che conosce gli umori e le istanze della gente», ma che senza Ricci, Benni e Serra come autori «non è più capace di far ridere». 

Partiamo dall'inizio, Lia. Com’è che hai deciso che la satira sarebbe diventata il tuo mestiere? 
Io sono innamorata della satira, da sempre. Sono cresciuta col cabaret di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, quelli dell'era pre Mediaset, con i testi di Enrico Vaime e il loro umorismo nero, amaro e crudele. Ma anche con Cochi e Renato, con Massimo Troisi, coi Gatti di Vicolo Miracoli di Jerry Calà e Umberto Smaila, che erano bravissimi e amati da tanta gente che ora si vergogna ad ammetterlo. Ero una che alle elementari andava a scuola con “Il Male” nascosto nella cartella e me lo leggevo, anche se non capivo niente, o quasi. In realtà, non è che la satira politica mi piacesse granché. Non è il mio primo amore, diciamo.

Come mai?
Noi italiani non siamo un paese di umoristi. Siamo un Paese che ha dimenticato gente come Achille Campanile e Giovannino Guareschi. 

Insomma, non mi pare che Guareschi sia così dimenticato...
Lo ricordiamo solo per Don Camillo e Peppone, perché non sappiamo leggere la satira senza filtro politico. La satira politica da noi è vendibile perché è considerata alla stregua di un mezzo di propaganda. 

Però sei finita a Cuore, che è la quintessenza della satira politica...
Cuore mi piaceva tantissimo. Sono andata alla loro prima festa con il cappello in mano e pur di lavorarci mi sono inventata scrittrice di satira politica. Mi sono fatta una lettura intensiva di Serra, di Benni di tutte le vecchie annate di Tango, che di Cuore è il predecessore. E quando ho iniziato a scrivere avevo trovato lo stile giusto. 

Qual era il tuo stile?
Era molto simile a quello di Michele Serra, in realtà. Michele è un titano della satira politica. E io ero abbagliata dal mio modello e lo seguivo. Addirittura, siccome ho un nome un po' particolare, che si presta, la gente pensava che “Lia Celi” fosse Serra che scriveva sotto pseudonimo.

Non sei la sola a essersi ispirata al Michele Serra di Cuore…
No, certo. Lo stesso stile di Marco Travaglio - che in teoria non è uno scrittore di satira - è figlio della lezione di Michele Serra e di Fortebraccio. È uno stile che mescola l'amore per la scrittura e per il giornalismo, con quello per la parodia. Uno stile che muove qualcosa di irrazionale. Finisci per innamorartene e per farlo tuo. E come per Daniele Luttazzi con le battute di Bill Hicks e di Lenny Bruce.

Oddio, la carriera di Luttazzi è finita, quando si è scoperto che copiava le battute…
Luttazzi è il nostro scheletro nell'armadio. La sua parabola ci ha destabilizzato tutti. Era quello a cui avevano chiuso due volte il programma, senza riuscire a fermarlo. Ci è riuscito un suo fan, che con questa storia delle battute copiate ha demolito la sua credibilità. Detto questo, Daniele Luttazzi è e resta un maestro.

Addirittura?
Se Michele Serra ha cambiato il modo di scrivere di quelli che hanno iniziato negli anni '80, Luttazzi - insieme a Gino e Michele con le loro “Formiche” -  è stato il faro di chi ha iniziato a fare satira negli anni '90. Per dire, senza Luttazzi non ci sarebbe stato Spinoza. È come D'Annunzio, se ci pensi. “Il Vate” aveva portato in Italia, copiandoli, i moduli della grande letteratura, dal romanzo russo, alla poesia simbolista. Luttazzi ci ha portato la stand up comedy americana. D'Annunzio è stato più fortunato: ai suoi tempi non c'era You Tube. 

Mai come contro Berlusconi si sono visti tutti i limiti della satira

Luttazzi è anche quello del cosiddetto “editto bulgaro” e ci ricorda che non si può parlare di satira in Italia senza parlare di Berlusconi. Che ricordo ne hai, oggi che non è più il Berlusconi di una volta?
Che furono anni di grande fermento. Io l'ho vissuta con piacere, perché credevo che servissimo a qualcosa. Mai come contro Berlusconi la satira era uno strumento di resistenza umana, per citare il sottotitolo di Cuore. Resistevi ridendo di lui, mentre lui vinceva ovunque. Ridevi della sua statura, della sessomania, della sete di potere. Alla fine era semplicemente auto-consolazione. Siamo diventati narcisisti, così come lo è stata la sinistra di quegli anni. Mai come contro Berlusconi si sono visti tutti i limiti della satira.

Quali sono questi limiti?
La satira resiste all'insensatezza della realtà, è come un’arte marziale che prova a ribaltare la violenza che ti viene offerta dal mondo mediatico. Alla fine, è un gioco a somma zero. Attacca le cose come stanno, ma è talmente cinica e pessimista che irride chi vuole cambiarle. La satira non crede in niente, ride degli ottimisti.  

Gli autori del Male erano degli anarcoidi: quando fecero i soldi si comprarono delle grandi motociclette. Di certo non li spedirono a Cuba per la rivoluzione

C'è chi ne dice ancora peggio, di voi. Dice che Berlusconi vi abbia fatto diventare moralisti...
Me lo sono chiesto spesso. Non so se il Male avrebbe sparato su Berlusconi come abbiamo fatto noi. Loro quando fecero i soldi si comprarono delle grandi motociclette. Di certo non li spedirono a Cuba per la rivoluzione. Gli autori del Male erano degli anarcoidi: persino Andrea Pazienza forse, sarebbe stato più indulgente. Si, Dobbiamo ammetterlo: Berlusconi ci faceva imbestialire tutti. Ed è vero, siamo diventati moralisti, ma per autodifesa e narcisismo, con una deriva autopunitiva che ha finito per andare stretta un po' a tutti. Non era solo un problema politico, peraltro: Berlusconi era il padre di cui ci vergognavamo.

In che senso?
Nel senso che lui si era costruito un impero con il lavoro (e qualche porcata), mentre noi eravamo quelli che avevano studiato. Anzi: che lui e quelli come lui avevano fatto studiare. Era ricco, certo, ma privo di eleganza e di raffinatezza. Nessuno se la sarebbe presa con Agnelli come noi ce la prendemmo con Berlusconi, nemmeno se fosse entrato in politica. Peraltro, tutti o quasi quelli che facevano satira anti berlusconiana, dalla Gialappa's Band a Gino e Michele, lavoravano per le televisioni di Berlusconi. Solo la banda di Avanzi aveva resistito in Rai.

A proposito: c'è uno sketch di Corrado Guzzanti del 2011 in cui si vede un comico anti-berlusconiano che combatte come Rambo una guerra finita, che non vuole arrendersi all'idea che il suo nemico sia stato sconfitto, e non da lui. Che il suo ruolo non abbia più alcun senso...
È stato crudele, Corrado, molto crudele. Ma come sempre ha colto nel segno. È vero che quando il satiro imbraccia la battuta si sente come Rambo. C'è questo titanismo interiore, un po' romantico, che è tipico di chi fa satira.

Tu hai lavorato con loro come autrice, al Pippo Chennedy Show: che ricordi hai, di Corrado e Sabina Guzzanti?
La sensazione di essere stata a fianco del talento puro. Non sono come noi. Sono delle centrali nucleari di genialità e di istrionismo. La loro forza sta nella capacità di sintetizzare in un gesto una persona intera. È come se avessero un terzo occhio. Vederli all'opera senza trucco faceva morire dal ridere. Ho visto D'Alema nascere e modellarsi nel corpo di Sabina, mentre lo provava. E Corrado cucirsi addosso un personaggio difficilissimo da imitare come Prodi. La simbiosi era talmente intima da renderli indistinguibili. 

Renzi molto spesso ha battute migliori di chi lo prende in giro. Ti batte pure in quello. È durissima

Oggi, al posto loro, spopola Maurizio Crozza...
E meno male. Fra l'altro anche lui viene dalla scuola di Avanzi, coi Broncovitz, insieme a Marcello Cesena, Ugo Dighero, Carla Signoris. Crozza è un grandissimo attore, che poi è il suo limite e la sua grandezza. Deve avere tutto scritto, sapere quel che sa.  Chiedilo ai suoi autori, Alessandro Robecchi e Luca Bottura, che erano miei colleghi a Cuore: lui li schiavizza, leviga le battute per ore, giorni. Poi però, io rimango ammirata tutte le volte.  Il suo Bersani è come il ritratto di Carlo V di Tiziano. Il suo Renzi-Jerry Lewis esilarante. Sono imitazioni perfette. Potremmo dire che sono dei falsi consacranti, atti di omaggio, qualcosa che testimonia l'importanza dei personaggi che imita.

Visto che l'hai nominato, non posso esimermi: che ne pensi di Renzi e della satira su Renzi?
Che è dura. Abbiamo passato tanti anni a fare satira su nostro padre. Ora ci tocca farla sul fratello maggiore che ce l'ha fatta. Prendere per il culo il fratello è più difficile, ma anche più crudele, soprattutto se sei il minore e devi ridimensionare il maggiore. Il problema è il senso di colpa.

Perché?
Perché in fondo, tu e tuo fratello siete figli della stessa madre, condividete molto. E poi perché lui sgobbone ce l'ha fatta e tu no. Peraltro, Renzi molto spesso ha battute migliori di chi lo prende in giro. Ti batte pure in quello. È durissima.

Non bastasse, c'è pure Grillo. La satira che scende in campo e diventa politica… 
Alt, però. Grillo è un grande istrione, ma i testi glieli scrivevano Stefano Benni, Antonio Ricci e Michele Serra. Aveva degli ottimi autori, se li è scelti bene, ma non è mai stato un grande comico. Non ha i tempi. 

Forse è per questo che è riuscito a passare dalle parole all'azione…
È vero, Grillo è andato oltre la satira. Lui ha un impatto enorme sulle persone, un carisma da grande politico. E non va sottovalutato perché in precedenza ha fatto il comico. Sia che tu sia un autore, un comico, un regista, un politico, devi emanare energia. Se non hai capacità di influenzare le persone con il tuo carisma fisico sei finito. Renzi ce l'ha. Grillo ancora di più. E conosce benissimo il pubblico italiano, ne conosce le sofferenze e le istanze. Poi quel che ne farà è ancora tutto da vedere.

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