6 Settembre Set 2015 1415 06 settembre 2015

Vita di Rouge, vignettista di strada

Vita di Rouge, vignettista di strada

Vermi 1

«Una sera non mi sono presentato all’addio al celibato di uno fra i miei migliori amici, perché il giorno dopo ci sarebbe stata la manifestazione del May day e dovevo preparare la vignetta». Parla Simone, in arte Rouge , vignettista di strada. Trentasei anni, nato e cresciuto a Magenta ma i suoi lavori riempiono i muri di Milano o dovunque qualcuno abbia una parete o un pannello a disposizione. Per esempio a Rho: «Con altri cinque autori abbiamo fatto un lavoro al carcere di Bollate, a febbraio». Il tema? «Ovviamente Expo». Il carcere guarda dritto in faccia il sito dell’Esposizione Universale «e io sono dichiaratamente un no Expo. Posso decidere di lavorare con le istituzioni, come in questa occasione, l’importante è capire perché ti invitano. Non farsi strumentalizzare».

Vignettista satirico di strada non solo perché è lì che espone ma anche perché è in strada che ‘‘ha studiato’’. «Niente accademie, niente scuole del fumetto. Ho cominciato a quindici anni con un po’ di amici. Facevo i puppets, dei pupazzetti disegnati ma non sono mai stato nel vero circuito del writing, non sono un bomber». Niente stazioni o treni per Rouge e, all’inizio della sua vita artistica, niente politica o militanza – passioni maturate col tempo e con l’età. «Non faccio parte di nessun collettivo perché sono un po’ un cane sciolto ma è ovvio che sto da quella parte». Non è nemmeno necessario specificare quale ma sottolinea «ho fatto lavori nei centri sociali e negli spazi occupati ma spesso mi commissionano dei dipinti da Emergency o da Amnesty international. Sono realtà più moderate, io cammino un po’ in mezzo».

Simone Rouge, bozze, pennelli e militanza politica. «Ho perso l'addio al celibato del mio migliore amico per una vignetta»

Si parte sempre dal bozzetto di carta, quello che ti fa litigare con il tuo migliore amico per un addio al celibato saltato, e poi sui muri a grandezza naturale. Un preventivo? «Di soldi parlo solo in privato – sorride – diciamo che dipende dalla metratura». Perché i muri? «Per tre ragioni: la prima è che così facendo non sei un segaiolo da tastiera chiuso in casa. La seconda deriva da un fraintendimento: pensiamo che sulla rete si possa accedere a tutto. In realtà i giornali che segui sono quelli, i tuoi amici sono quelli, i tuoi blog o canali video anche. In strada invece non accade. Io ve lo appiccico sotto casa e magari passa un signore che è totalmente contrario al messaggio che vuoi trasmettere. Per questo ogni tanto mi hanno rovinato i dipinti. È un peccato, ma significa che hai colpito nel segno». Ad esempio uno degli ultimi lavori deriva da una litigata mattutina al bar, davanti a un caffè bollente e a un uomo razzista – racconta Rouge.

«La terza ragione è che in strada ci sono gli inconvenienti: hai pensato a un dipinto e non hai pensato alla finestra che ci sarà in mezzo. Arrivi con un bel progetto che improvvisamente devi modificare».

Negli ultimi tempi Rouge si è dedicato al progetto Vermi – ‘‘chi striscia non inciampa’’ diceva Beppe Grillo prima di darsi alla politica.«I vermi siamo noi, gli inquilini di una società che striscia». O almeno questa era l’idea iniziale «ma col tempo il personaggio del verme che parla e riflette sul mondoè diventato una cifra stilistica. Anche i personaggi positivi sono dei vermi». Il vantaggio? «Sei riconoscibile, vedi quel tratto e sai già chi è l’autore».

«Se dipingi sui muri ti vedono tutti, è come entrare in un bar e litigare con un cliente razzista». Negli ultimi anni il prgetto Vermi - gli abitanti di una società che striscia

I vermi da mesi hanno una fissa: parlano di immigrazione, di muri in Ungheria e di Europa. «E di cos’altro bisognerebbe parlare? Dei casi di cronaca nera? Oppure fare quella che Luttazzi definiva la ‘‘satira fascista’’?». Daniele Luttazzi, il più controverso fra gli autori dopo le note vicende sulle battute tradotte da Bill Hicks o George Carlin. «Su due ore e mezzo di monologo c’erano dieci battute copiate e lo hanno fatto a pezzi. Provate a ripetere quelle battute ai vostri parenti e ditemi se strappate un sorriso anche voi. Da giovane non seguivo la satira avevo altri interessi ma Luttazzi e Cuore sono stati gli ultimi due punti di riferimento in Italia. Aggregavano attorno al proprio nome. Oggi di satira ce ne è molta in giro ma è frammentata, parcellizzata».

«Qualche tempo fa ho postato una vignetta, sul conflitto israelo-palestinese. 1200 condivisioni, molto più dei miei standard, non me lo aspettavo. Dopo tre settimane, Vauro ne ha postata una sua disegnata dieci anni prima. Era identica, tranne che per il sesso dei personaggi. L’ho messa fra i commenti sotto alla mia. Non era rubata o forse, era rubata alla realtà di quel conflitto».

«Non studio la satira degli altri autori, sono nato con Dylan Dog e Leo Ortolani. Ho fatto una vignetta di Vauro con dieci anni di ritardo. Luttazzi? L'hanno massacrato»

Sul rapporto con gli altri autori Rouge preferisce essere chiaro: «Leggo altro, le mie passioni di quando ero ragazzino: come vignettista mi piacevaStaino ma leggevo Dylan Dog, i Manga giapponesi, Rat-Man e adesso Zerocalcare. Gli ultimi due sono figli di menti geniali. Non leggo molta satira per paura di farmi influenzare e anche per staccare la testa». Fra i venticinque e i trent’anni Rouge ha avuto una fase di blocco creativo «non riuscivo più a disegnare». «Poi riprendendo ho scoperto che questa non è solo un’esigenza creativa. Col mio lavoro è un periodo duro per via della crisi economica e questo secondo lavoro con bozzetti, muri e pennelli mi sta aiutando».

Con il suo amico dell’addio al celibato adesso è pace fatta ma ammette: «In quell’occasione sono stato un po’ verme anche io».

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