9 Settembre Set 2015 0815 09 settembre 2015

La pubblicità australiana che spiega quanto è buono il carbone

La pubblicità australiana che spiega quanto è buono il carbone

Coal

All’inizio, sembra la pubblicità di una zona turistica, una valle pietrosa e scura. Poi, d’improvviso, potrebbe essere una pietra preziosa. Sotto, una voce femminile e sensuale tesse le lodi della cosa misteriosa. È solo quando però si parla delle sue possibilità “senza limiti”, si capisce che “la piccola pietra nera” non è un gioiello. “Può fornire luce, lavoro”, continua la voce, “regala sei miliardi di dollari (australiani) agli stipendi degli australiani”, “40 miliardi nell’economia del Paese”. Si tratta - nessuno se lo aspettava - del carbone. Chi l’avrebbe mai detto? “Una cosa meravigliosa”, conclude la voce.

Ed è anche una cosa sorprendente. Questa pubblicità australiana del carbone come fonte di energia, diffusa su schermi, radio, e stampa australiane, elogia quella che – è vero – è una delle fonte di energia più importanti per il Paese (produce più del 70% dell’elettricità ed è il 12esimo materiale esportato), ma dimentica di dire che è anche una delle più inquinanti. Cosa che, vista anche la direzione che il mondo sta intraprendendo (almeno a parole) sulla necessità di energia pulita, sembra molto controcorrente.

Come spiega Le Monde, si tratterebbe – secondo quanto dice Kelly O’Shanassy, dell’Australian Conservation Foundation, gruppo ambientalista del Paese, di un tentativo disperato sostenuto dalla lobby del carbone. Pubblicizzare il proprio business in tempi sfavorevoli non li aiuterà.

Inutili sembrano anche le rassicurazioni dello spot, che ricorda, sul finale, che può ridurre le sue emissioni del 40%: è una cosa vera solo in teoria, perché le strutture tecnologiche in grado di intervenire sono ancora in fase di costruzione. Al momento, sono in funzione solo in Canada. È il problema di fare business con una fonte di energia del XVIII secolo nel XXI. 

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook