15 Settembre Set 2015 1330 15 settembre 2015

«Renzi deve rottamare gli Emiliano e i De Luca, o il Sud non cambierà mai»

«Renzi deve rottamare gli Emiliano e i De Luca, o il Sud non cambierà mai»

Ha fatto male Matteo Renzi a disertare la Fiera del Levante e volare a New York per la finale degli Us Open di tennis tra le due tenniste italiani - o forse, sarebbe meglio dire pugliesi - Flavia Pennetta e Roberta Vinci? A sentire Giuseppe De Rita - storico direttore del Cnel, ora al Censis, nonché decano dei sociologi che studiano le economie locali -  sembrerebbe di no: «Il problema del sud? Sono i cacicchi, i signorotti della politica locale che controllano potere e preferenze». 

Un affermazione, questa, cui De Rita accompagna i nomi e i cognomi - «i De Luca, gli Emiliano», rincara la dose - e che viene sganciata in apertura del convegno organizzato dal Padiglione Italia di Expo 2015 presso la sede della Fondazione Enrico Mattei di Milano, una specie di ritrovo dei più importanti “territorialisti” italiani. 

Sul palco, insieme a De Rita, ci sono il sociologo valtellinese Aldo Bonomi e l'economista Fabrizio Barca, già direttore generale del ministero dell'economia e finanze e ministro per la coesione territoriale nel governo Monti, ora fautore del progetto “Luoghi Idea(li)” sviluppato per il Partito Democratico. In platea, nomi come quello di Alessandro Profumo, dell'ex presidente di Regione Emilia Romagna Vasco Errani, del deputato Pd e presidente di fondazione Symbola Ermete Realacci, di Antonio Calabrò di Fondazione Pirelli, solo per citare i più noti.

Il tema sono le aree interne, quei luoghi che si trovano ad almeno 40 minuti da centri che offrono un sistema completo di servizi di base: rappresentano il 30,6% di tutto il territorio nazionale, ci vive il 7,6% della popolazione

Il tema sono le aree interne, quei luoghi che si trovano ad almeno 40 minuti da centri che offrono un sistema completo di servizi di base. Poca roba? Non esattamente: si tratta di luoghi che rappresentano il 30,6% di tutto il territorio nazionale, in cui vive il 7,6% della popolazione. Sono terre ricche di diversità naturale, di produzioni agro-alimentari, di patrimonio culturale. Sono, nella stragrande maggioranza, territori del mezzogiorno. E sono, nella loro quasi totalità, aree depresse da un punto di vista economico e abbandonate, da un punto di vista sociale. 

Soprattutto, sono feudi tenuti sottovuoto da piccoli potentati locali: «Il potere locale incide sulle decisioni di sistema più di quanto si immagini. E lo fa secondo la logica dei cacicchi: conservando l'esistente». Un problema atavico del meridione? Forse, ma non solo. Anzi, secondo Fabrizio Barca, non è nemmeno un’anomalia italiana: «È un tema molto più frequente di quanto si creda, sia nei paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo:  le classi dirigenti locali sono avverse al cambiamento perché va a intaccare le loro rendite di posizione. Preferiscono che la torta non si allarghi, pur di tenersi la loro, grande, fetta». 

«Le classi dirigenti locali sono avverse al cambiamento perché va a intaccare le loro rendite di posizione. Preferiscono che la torta non si allarghi, pur di tenersi la loro, grande, fetta»

Le istituzioni centrali, tuttavia, non sono immuni da colpe: «Pesa il fatto che lo Stato funziona sempre peggio, così come pesa l'impoverimento del dibattito culturale e politico», spiega ancora Barca, ma soprattutto manca la volontà di combattere i poteri locali: «I flussi di risorse che non arrivano più sono una gigantesca opportunità, perché evitano ai cacicchi di spendere per conservare il loro potere - spiega -. Nella scarsità servirebbe che qualche “casa matta” dello Stato si mettesse a sperimentare nuove forme di sviluppo. Il rischio, se ciò non accadrà, è che le aree interne, soprattutto quelle del Sud, diventeranno tanti piccoli e frammentati feudi di un impero sempre più lontano». 

Aldo Bonomi è più ottimista: «La voglia di comunità delle persone è insopprimibile e il flusso dei migranti può essere la forza scatenante in grado di liberare le energie dei nuovi soggetti». Si riferisce ai giovani, in particolare:  «Chi vuole ritornare alla terra, a coltivarla e tutelarla o gli “smanettoni” che vogliono connetterla, metterla in rete col mondo». Nuovi «balbettii di sviluppo», come li chiama Bonomi, mentre lo Stato «è più interessato ai flussi, della finanza e della geoeconomia globale, mentre i cacicchi si rinchiudono nei territori perché nella modernità non ci sanno stare». 

«Il mix tra agricoltura e turismo è la vera eredità concettuale di sviluppo territoriale che offre Expo», spiega De Rita

La chiave di volta, per De Rita, sta nel mix tra agricoltura e turismo: «È la vera eredità concettuale di sviluppo territoriale che offre Expo», spiega. Per Barca, invece, la grande speranza sta nella cittadinanza attiva: «Nei territori ci sono filiere di pensiero e di azione che si auto-organizzano, senza bisogno di corpi intermedi, siano essi partiti politici o sindacati. Sono loro i soggetti a cui Renzi deve guardare. Ha già dimostrato di non aver bisogno di intermediari per parlare alle persone. Lo faccia anche nelle aree interne e nel Sud». 

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook