19 Settembre Set 2015 1730 19 settembre 2015

La storia di Alessandra (terza parte): la vita a Kilkenny

La storia di Alessandra (terza parte): la vita a Kilkenny

Con la storia di Alessandra, comincia la collaborazione tra Linkiesta e John Peter Sloan - La Scuola. Una collaborazione che unisce il racconto di storie di vita di giovani italiani che hanno deciso di costruire il loro futuro altrove e la vera competenza abilitante per farlo: la lingua inglese. Sono storie utili, queste. Perché offrono - divise in quattro puntate, una ogni sabato - spunti sui problemi che si incontrano nel vivere oltre confine. Ma anche e soprattutto perché danno l'opportunità di esercitare le proprie competenze linguistiche. Leggendo la storia nella sua versione inglese. Ascoltandola, grazie a una clip audio. Analizzandone alcune particolarità grammaticali. E provando a risolvere gli esercizi finali. Buon inglese, quindi!

PER LEGGERE LA SECONDA PARTE DELLA STORIA DI ALESSANDRA, CLICCARE QUI

La storia di Alessandra: seconda parte (italiano)

Trasferirsi più o meno stabilmente in un paese straniero pur facendo il lavoro dei propri sogni non è sempre facile; per quanto la nostra mente sembri aperta e predisposta a nuove culture e cambiamenti, ci sono aspetti a cui non è facile adattarsi.

«Kilkenny è una cittadina relativamente piccola rispetto a Dublino o a Torino dove ho vissuto fino alla fine degli studi. La gente si orienta con i pub cittadini, il tempo è pressoché sempre umido e non si nota molto la differenza tra una stagione e l’altra, ricordo ancora quando al mio compleanno, che cade in agosto, mi sono regalata un cappotto rosso. La mia giornata tipo iniziava molto presto, facevo una “italianissima” colazione con latte e biscotti, poi andavo in studio a piedi, ci mettevo circa 20 minuti, Kilkenny più che una città è un grande paese di campagna, si attraversa facilmente. Iniziavo a lavorare alle 9 tra disegni e meeting. Le persone in Irlanda sono fantastiche, in studio c’era uno stimolante ambiente internazionale, potevo confrontarmi tutti i giorni con colleghi canadesi, inglesi, nord europei; il rapporto è sempre stato estremamente informale, eravamo una piccola grande famiglia. Pranzavo in giro o più spesso a casa con un bel piatto di spaghetti e dopo aver passato in studio la prima parte del pomeriggio alle 17 si faceva una pausa insieme ai colleghi in un’ottima caffetteria vicino allo studio. All’uscita dall’ufficio si andava al pub, io non bevo e non mi piacciono il fumo e il rumore, in quei luoghi è quasi impossibile avere una conversazione, quindi non ci andavo spesso. In generale gli irlandesi sono davvero gli “inglesi del sud”, molto accoglienti; i ritmi però sono diversi, è difficile socializzare davvero se non si beve, e per creare delle serate diverse organizzavo a casa cene italiane». 

È proprio durante una di queste cene che Alessandra matura l’idea di poter continuare a lavorare come collaboratrice della The Cartoon Saloon ma dalla sua città natale. Il telelavoro, pratica in lenta diffusione nel nostro paese, era già un dato di fatto agli inizi degli anni 2000 in Irlanda nel campo dell’animazione. Presentata la richiesta allo studio di animazione, i suoi capi hanno acconsentito di buon grado a dare questa possibilità a quella che riconoscevano come una preziosa risorsa alla riscoperta delle proprie radici. 

«Dopo tre anni abbondanti trascorsi in Irlanda il trasloco non è stata una cosa semplice, ho stipato oggetti ovunque, parte dei bagagli sono rientrati in Italia per mare o via aerea, ho infilato libri nella gabbia del criceto, spostato un pianoforte e istanti prima della partenza, non sapendo dove metterle, mi sono attaccata fotografie alla schiena per essere sicura di non dimenticarle. Ero andata in Irlanda per imparare un mestiere, per fare delle esperienze lavorative che difficilmente avrei potuto fare in Italia ma avevo voglia di ricominciare nella mia città, senza rinunciare al lavoro che amo».

The story of Alessandra (part 3) (english)

Moving more or less permanently to a foreign country while doing the job of your dreams is not always easy - as much as our minds may open up to new cultures and changes, there will still be a few local habits it'll be hard for us to get used to.

«Kilkenny is a relatively small town compared to Dublin or Turin, where I lived until the end of my studies. People take pubs as reference points, the weather is almost always wet and there's not much difference between seasons. I still remember buying a red coat on my birthday... in August! My typical day would begin very early in the morning, with a "very Italian" breakfast with milk and biscuits and then I would walk to the studio, which took me about 20 minutes - Kilkenny is a big town in the countryside more than a city, so getting around is much easier. I would start work at 9, between drawings and meetings. People in Ireland are great, there was a stimulating international environment in the studio, I could confront with Canadians, British, Northern European colleagues every day - the relationship amongst us was always very informal, we were like a small family. I'd eat out for lunch, or more often at home with a nice plate of spaghetti, and after spending the first part of the afternoon working, it would be break time with my colleagues at a great café near the studio. We would go to the pub together after work, but as I don't drink and don't like smoke and noise, and in those places is almost impossible to have a conversation, I didn't go that often. Generally the Irish can really be called the "English of the South", they're very cozy - however, the rhythms are different, it's hard to really socialize if you don't drink, and in order to create different kinds of nights out I'd organize proper Italian dinners at home».

It was during one of those dinners that Alessandra came to the idea of ​​being able to continue working as a collaborator of The Cartoon Saloon from her hometown. Teleworking, a practice slowly spreading in our country, was already a fact in animation at the beginning of the 2000s in Ireland. Once the request was made, Alessandra's leaders agreed willingly to give this opportunity to what they saw as a valuable resource to the rediscovery of one's roots.

«After three full years spent in Ireland, I can tell you the move back home was not a simple thing, I packed things everywhere, part of the luggage have returned to Italy by sea or by air, I shoved books in the hamster's cage, moved a piano and moments before departure, I stuck photographs on my back to be sure not to forget them, just because I didn't know where to put them! I went to Ireland to learn a trade, to do work experience I could've hardly done in Italy, but at that point I wanted to start everything again in my city, without necessarily being forced to give up the job I love».

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(A sabato prossimo con la quarta parte di questa storia Expat)

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