Dossier
Verso Milano 2016
Milano
30 Settembre Set 2015 1512 30 settembre 2015

Parla Passera: «Il centro destra a Milano? Giochi di potere e zero idee»

Intervista al leader di Italia Unica, unico candidato sindaco di Milano ufficialmente in campo: «Il dopo Expo? Incredibile non ci siano ancora progetti»

Corrado Passera 2
ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Almeno per ora Corrado Passera è l'unico candidato ufficiale a Sindaco di Milano. Splendida solitudine? Per ora sì: «Stiamo incontrando ogni giorno cittadini, associazioni, rappresentanze - spiega Passera - e stiamo mettendo a punto proposte molto forti per creare lavoro, accelerare investimenti e facilitare la vita delle famiglie. Quando inizierà la campagna elettorale vera e propria, noi avremo del lavoro serio alle spalle, da condividere con i cittadini per rispondere alle esigenze delle famiglie e delle imprese. Gli altri, invece…».

Già, gli altri: Giuseppe Sala, Pierfrancesco Majorino, Emanuele Fiano, Stefano Boeri, Paolo Del Debbio, Matteo Salvini. Da destra a sinistra è un succedersi di candidati o presunti tali, ognuno dei quali ben più favorito di lui a salire le scale di Palazzo Marino. Ora però nessuno di loro è in campo: «Abbiamo fatto una scelta radicale, quella di cominciare da soli, senza partiti - spiega Passera - perché crediamo che Milano possa diventare il laboratorio politico per costruire l'alternativa al partito della Nazione di Renzi».

D'accordo, il laboratorio e l'alternativa. Però i sondaggi e le previsioni sono tutto fuorché dalla sua parte. Perché Milano dovrebbe disattenderli e credere in lei?
Perché Milano è unica. Perché è una città che ha voglia di diventare una delle aree metropolitane più dinamiche d'Europa. Perché è una città a cui non basta aver visto arrivare a compimento, nonostante le avversità, progetti di ampio respiro come Expo. Milano, però, è anche una città pragmatica e concreta, che sa riconoscere i suoi problemi. Percepisce che invecchia, che si sta spopolando, che non produce nuovi posti di lavoro.

«Milano, però, è anche una città pragmatica e concreta, che sa riconoscere i suoi problemi. Percepisce che invecchia, che si sta spopolando, che non produce nuovi posti di lavoro».

Colpa di Pisapia?
Colpa di una politica senza ambizioni. Di un’amministrazione con un pensiero breve e senza coraggio, che ha dissipato tutto l'entusiasmo di cinque anni fa. Il fatto che non vi sia alcun grande progetto in magazzino è il simbolo della debolezza della giunta Pisapia.

Mi faccia qualche esempio…
Ne basta uno: il dopo Expo. Non si può arrivare a poche settimane dalla fine di Expo e non sapere cosa ne sarà di un’area di un milione di metri quadri che ci è costata un sacco di soldi. Un’amministrazione seria avrebbe deciso l'utilizzo successivo di quell'area anni fa. E avrebbe usato tutto questo tempo per muoversi di conseguenza.

Lei che ci farebbe?
L'idea di farne un luogo di ricerca e innovazione, come sembra emerga dal progetto Nexpo, è una sfida che credo debba essere assolutamente colta. Il problema è il “come”.

In che senso?
Nel senso che se Nexpo serve per trasferire funzioni e realtà esistenti da un posto all'altro di Milano, no grazie, non ci interessa. C'interessa, invece, se è un’occasione per attrarre investimenti e progetti dall'estero, per dotare la nostra città di un campus universitario a livello di quelli europei, per dotare Milano - e così anche l'Italia - di un centro d'avanguardia per il trasferimento tecnologico, com'è ad esempio il Fraunhofer tedesco. Servono progetti che aiutino la città a pensarsi grande, che si giustifichino in funzione dei 3,5 milioni di abitanti della città metropolitana, non degli 1,3 milioni della Milano di ieri.

«Non si può arrivare a poche settimane dalla fine di Expo e non sapere cosa ne sarà di un’area di un milione di metri quadri che ci è costata un sacco di soldi. Un’amministrazione seria avrebbe deciso l'utilizzo successivo di quell'area anni fa»

Città metropolitana, per inciso, a cui non pare importare nulla a nessuno. Non ai milanesi, ne tantomeno alla provincia, che caso mai la teme…
Colpa della legge Delrio, una legge scritta davvero male, che istituisce le città metropolitane senza chiarirne compiti e funzioni. Pisapia e la sua Giunta però, non si sono nemmeno preoccupati di costruire del consenso attorno a essa. Se tutti la vedono come l'orticaria è anche colpa loro.

A lei piace, la città metropolitana?
Per Milano, così come per i comuni dell'hinterland, è una grande occasione. Anzi, è l’occasione da non perdere. A tanti livelli. Faccio un esempio banale: abbiamo tutti problemi di risorse? Mettiamo assieme parte delle macchine amministrative. Non solo: certi progetti si giustificano solo se ci si mette assieme. Lo ripeto: 3,5 milioni di abitanti sono la scala giusta per promuovere progetti di sviluppo davvero ambiziosi che proiettino Milano tra le grandi aree metropolitane europee, coinvolgendo soggetti che su progetti di questo spessore hanno voglia di partecipare. È un passaggio essenziale da capire. Invece rischiamo di farci togliere da sotto il naso funzioni e opportunità dalla Regione. Dobbiamo farci sentire, altrimenti la città metropolitana nasce monca e senza poteri.

Perché?
Faccio un esempio: un terzo del territorio della città metropolitana è superficie agricola. Le competenze agricole, che prima della riforma erano in capo alle province, ora se le vuole prendere la Regione. Per la città che ha nel suo Dna e nel suo futuro l'agricoltura oltre ad aver ospitato l’Expo dedicata all’alimentazione sarebbe un danno enorme

A proposito, che ne pensa di Expo?
È stato un successo, perché era un progetto difficile e siamo riusciti a farlo arrivare sino in fondo. Detto questo, non possiamo pensare che l'esposizione universale, magicamente, trainerà lo sviluppo della città.

Come mai?
Perché a differenza di quanto ci si attendeva, non ha portato alla città l'indotto che ci si attendeva, quasi si è messa in concorrenza addirittura con la città nell'attirare visitatori e frequentatori. Non rimane un vero lascito in termini di sviluppo strutturale della città e addirittura molte migliaia di posti di lavoro creati da Expo stanno per venir meno senza che si sia attivato un post Expo capace di creare opportunità. Cerchiamo inoltre che almeno in finale si crei un lascito ideale sul tema della nutrizione, del diritto al cibo, della sicurezza alimentare

Quel che dice non farà piacere a Giuseppe Sala. A proposito, che ne pensa del “Sindaco di Expo”. Rischia di ritrovarselo come concorrente tra qualche mese, a quel che si dice…
Beh, finalmente potrei confrontarmi con qualcuno. Scherzi a parte, sono convinto l'esperienza dell'amministrazione uscente vada superata, a prescindere da chi guiderà il centro-sinistra alle elezioni.

Perché?
Perché è una maggioranza ideologica, che non ha nel suo Dna la forza per promuovere progetti di ampio respiro, né tantomeno una logica di promozione dell'iniziativa privata. L'era del “tutto pubblico” è finita. Il pubblico deve limitarsi a spingere gli investimenti privati a favore della comunità cittadina in logiche di partnership. Vale per i sette scali ferroviari che verranno riqualificati nei prossimi anni, così come vale per il terzo settore.

«A Milano c'è pieno di case pubbliche non assegnate: un vero scandalo! L'altro giorno ero a casa di una coppia che era stata sfrattata e davanti a loro una facciata piena di tapparelle abbassate, in un palazzo dell'Aler quasi tutto non assegnato da anni. È una cosa che non ha senso».

O per le periferie...
A Milano c'è pieno di case pubbliche non assegnate: un vero scandalo! L'altro giorno ero a casa di una coppia che era stata sfrattata e davanti a loro una facciata piena di tapparelle abbassate, in un palazzo dell'Aler quasi tutto non assegnato da anni. È una cosa che non ha senso. Non aver affrontato seriamente il problema delle case popolari e dell'housing sociale è una grave pecca di questa amministrazione.

Che però ha tolto la gestione delle edilizia convenzionata ad Aler, affidandola “in house” a MM…
Su questa mossa, il Comune merita un’apertura di credito, ma si è mosso tardi. Che Aler fosse un disastro lo si sa da tempo immemore. E comunque, anche questa scelta è indice di un pensiero politico debole. Non c'è una politica col la P maiuscola alle spalle. Solo piccole azioni amministrative.

Visto che stiamo parlando di periferie, come interpreta le mosse del centro destra. L'ultima trovata di Berlusconi sembra essere quella di candidare l'ex sindaco di Segrate, Alessandrini. Prima si era parlato di Salvini, Del Debbio…
Non riesco a capire che Milano abbiano in mente. Molto onestamente, mi sembra un gioco di potere che con Milano ha poco da spartire. Milano, al contrario, è una grande occasione per riaggregare mondi delusi e oggi frammentati. Difficilmente si potrà fare attraverso sigle o combinazioni di sigle. Certo ci vorrà l'appoggio anche di formazioni politiche tradizionali, ma a Milano una vera alternativa oggi si può creare solo attraverso una forte rete civica con un programma coraggioso e ambizioso di sviluppo della città e della città metropolitana.

Prima Milano, poi l'Italia: è questo che sogna?
Mi candido perché Milano deve tornare a essere laboratorio politico, non solo economico e sociale. Perché se funziona Milano funziona l’Italia. Questa è la nostra occasione per provare a costruire un’alternativa molto milanese a tutti i populismi. Non dobbiamo lasciarcela scappare.

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