Antiproibizionismo
2 Ottobre Ott 2015 1030 02 ottobre 2015

La marijuana entra a Montecitorio: entro Natale si discuterà la proposta di liberalizzazione

Inserita nel calendario la pdl sulla cannabis. Mentre gli Usa sperimentano la regolamentazione, alla Camera un libro stampato su carta di canapa apre il dibattito

Cannabis Legalizzata
(Sean Gallup/Getty Images)

La liberalizzazione della cannabis non è più solo un’ipotesi. La proposta di legge firmata da 290 parlamentari di tutti gli schieramenti potrebbe presto iniziare il suo percorso alla Camera dei deputati. Su richiesta di Sinistra Ecologia e Libertà, la capigruppo di Montecitorio ha inserito la discussione del provvedimento nel calendario trimestrale. Da qui alla fine dell’anno i deputati della commissione Giustizia potranno avviare l’esame del progetto.

Al momento nulla è ancora certo, la calendarizzazione non assicura l’automatico iter parlamentare. Intanto il primo passo è stato fatto. La data non è priva di suggestioni. Tra poche ore apriranno in Oregon i primi negozi di vendita al dettaglio di marijuana. Si tratta del quarto Stato americano dopo Colorado, Washington e Alaska ad aver completamente legalizzato l’uso della cannabis. Proprio per raccontare i risultati dell’esperienza statunitense, ieri è stato presentato alla Camera dei deputati un libro particolare. Si chiama “Legalizzare con successo”, raccoglie numerosi approfondimenti dei principali quotidiani e settimanali d’Oltreoceano, ed è stato stampato su carta di canapa.

La proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, firmata da 290 parlamentari di tutti gli schieramenti, potrebbe presto iniziare il suo percorso alla Camera dei deputati

L’autore Luca Marola spiega il motivo dell’iniziativa. «Le leggi degli Stati americani che regolamentano la cannabis stanno dando risultati, e tutti complessivamente positivi. Questi risultati sono da immettere nel dibattito italiano, caratterizzato da molta ideologia e poca attinenza alla realtà fattuale». A sentire Marola il 2014 è l’anno della svolta. «L’anno Uno della legalizzazione – spiega – con negozi che aprono a Denver e Seattle e i cittadini dell’Oregon, dell’Alaska e di Washington Dc che approvano le proposte di legalizzazione». Soprattutto, continua l’autore, è anche l’anno in cui l’opinione pubblica americana si è schierata per la prima volta a favore della regolamentazione della marijuana.

In Usa il confronto pubblico è stato approfondito. Il libro cita, tra gli altri, un articolo pro liberalizzazione firmato a luglio di un anno fa dall’intero gruppo di editorialisti del New York Times. Adesso i risultati raggiunti in America possono aiutare ad aprire un dibattito anche in Italia. Marola – già autore del manuale di coltivazione fai da te “La Marijuana in salotto” – racconta i dati del fenomeno. «Nei primi sette mesi dopo la legalizzazione della cannabis, in Colorado il gettito fiscale è aumentato di 73 milioni di dollari. La criminalità è scesa dell’otto per cento. Si sono creati 16mila nuovi posti di lavoro. E dalle maggiori entrate la commissione di bilancio statale ha destinato 975mila dollari alle scuole pubbliche per l’assunzione di assistenti sanitari». Senza considerare l’emersione di un’economia «fino ad allora esclusivo appannaggio della criminalità».

Nei primi sette mesi dopo la legalizzazione della cannabis, in Colorado il gettito fiscale è aumentato di 73 milioni di dollari. La criminalità è scesa dell’otto per cento. Si sono creati 16mila nuovi posti di lavoro

Favorevoli o contrari alla liberalizzazione, i dati colpiscono. Intanto gli Stati interessati dal fenomeno rischiano presto di aumentare. «Il 2016 sarà un anno importante – continua Marola – Ci saranno almeno dieci stati americani che andranno a referendum per la regolamentazione della cannabis». Le elezioni più attese si svolgeranno in California, dove il voto sarà a novembre. «L’impatto sull’opinione pubblica sarà enorme».

A Montecitorio c’è anche Rita Bernardini, segretaria di Radicali italiani. Autrice negli anni di oltre 40 azioni di disobbedienza civile per la liberalizzazione della cannabis. E, ricorda con un sorriso, finora mai arrestata. «Ho ricevuto solo due condanne definitive - racconta - a due e quattro mesi». Ironia della sorte, proprio oggi la radicale è attesa al Tribunale di Siena. Sotto processo per aver distribuito alcune piante di cannabis terapeutica durante l’ultimo congresso nazionale del movimento. «Il cammino della proposta di legge sarà in salita» spiega. «In Italia dobbiamo abbattere molti tabù, le insidie sono moltissime. Senza informazione è praticamente impossibile proporre un cambiamento». Rita Bernardini ricorda il silenzio che ha accompagnato l’ultima relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia. Un documento, spiega, che ha riconosciuto il totale «fallimento dell’azione repressiva». Ne parla anche il libro di Marola. «È proprio la DNA – si legge – a proporre politiche di depenalizzazione che potrebbero dare buoni risultati “in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali”».

L’ultima relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia ha riconosciuto il totale «fallimento dell’azione repressiva

Intanto il Parlamento italiano si prepara ad affrontare il dibattito. Protagonista dell’iniziativa legislativa è il senatore Benedetto Della Vedova – sottosegretario agli Esteri – che ha promosso la creazione di un intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis. Un fronte trasversale che pochi mesi fa ha preparato il testo di legge ora in calendario a Montecitorio. Tra i parlamentari più attivi dell’intergruppo c’è anche l’ex Pd Pippo Civati, invitato alla presentazione del libro. «Questo non è un tema di nicchia da adolescenti – spiega – Stiamo parlando di cose serissime». Pur ammettendo di non essere un «particolare consumatore», Civati sottolinea la necessità di un intervento normativo. «L’Italia ha l'occasione di fare una grande riforma - spiega il deputato -. Ci sono ragioni di liberalità, di moralità politica, ma anche questioni economiche che valgono miliardi di euro. Molto più della Tasi, tanto per dire»..

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