3 Ottobre Ott 2015 1510 03 ottobre 2015

Italian Stories: una startup fa conoscere al mondo il nostro artigianato

Tra ceramiche, tessuti e vetro: ecco il portale per prenotare visite e workshop nelle botteghe italiane

Perle
Marina, una degli artigiani della rete di Italian Stories (foto di Italian Stories)

Quando la storia di questa startup è uscita sulla rivista Ellemen China, i like sulla pagina Facebook del mastro pipaio Bertram, di Bolzano, sono schizzati alle stelle. Chissà se Bertram aveva mai immaginato di poter diventare così popolare fin laggiù, in Cina, semplicemente costruendo pipe. Italian Stories è nata nel gennaio 2015 proprio con questo scopo: far conoscere al mondo intero l’immenso patrimonio di laboratori artigianali che attraversano l’Italia da capo a piedi. E invitare quel mondo a visitarlo: portarlo nella bottega di gioielli di Marisa, a Venezia, e da lì a scoprire i luoghi nascosti dove per secoli le infilatrici di perle veneziane hanno creato le loro collane. Oppure nel laboratorio romano del tappezziere Luigi, per imparare con un workshop a imbottire e rivestire un vecchio divano. O ancora in provincia di Enna, a modellare la ceramica da Lorenzo.

In gergo tecnico si chiama turismo esperienziale. Dietro all’idea ci sono due architetti, Eleonora Odorizzi e Andrea Miserocchi, che alle spalle hanno un Master in Relational Design ed esperienze di costruzione di community virtuali. «Era il 2013 e come molti in questo Paese ci siamo chiesti: che fare in mezzo a questa crisi?», racconta Eleonora nella sede operativa ricavata dentro la vecchia centrale idroelettrica di Fies, in Trentino Alto Adige. «E ci siamo detti. L’Italia ha due assets: turismo e artigianato. Come li uniamo con mezzi digitali e contemporanei? Serviva uno strumento che permettesse a delle persone (i turisti) di entrare in contatto con altre persone (gli artigiani). E a quel punto abbiamo unito le esperienze fatte in precedenza nella creazione di community virtuali». Ed è nato Italian Stories.

Serviva uno strumento che permettesse a delle persone (i turisti) di entrare in contatto con altre persone (gli artigiani). E abbiamo unito le esperienze fatte in precedenza nella creazione di community virtuali»

La strategia di Eleonora e Andrea è stata quella di costruire prima una community di utenti online. Hanno creato una pagina Facebook, un account Twitter e uno su Instagram. E hanno iniziato a raccontare le storie degli artigiani con cui via via entravano in contatto. «Abbiamo scelto fin da subito di puntare molto sull’immagine e Claudia Corrent, fotografa, è stata in questo un elemento chiave. Ha dato lei un carattere chiaro al progetto», continua Eleonora.

Intanto, si trattava di cercare, conoscere e poi selezionare gli artigiani con cui immaginare percorsi o laboratori per turisti. «Abbiamo iniziato dalla nostra zona, il Trentino e Triveneto. E poi ci siamo via via allargati. Molti siamo andati a trovarli in bottega, altri li abbiamo contattati al telefono». I requisiti per entrare nella rete di Italian Stories sono altissima qualità delle lavorazioni e preferibilmente una tradizione familiare alle spalle. Ma anche la capacità di relazionarsi con i visitatori. «La cosa più difficile è stato far capire a molti di loro cosa volevamo costruire prima ancora che potessero vedere online la nostra piattaforma, già pronta. Bravi a quelli che si sono fidati», dice Odorizzi è consapevole anche dell’opera di “educazione all’immagine” fatta tra bottegai spesso non troppo consapevoli dell’importanza di sapersi comunicare al mondo.

«Molti artigiani si sentono isolatie non compresi. Come reinventare tutto questo?»

«L’Artigianato è un mondo in sofferenza e ha bisogno di una trasformazione che non è necessariamente quella dei makers e delle stampanti 3D, quella è un'altra cosa. L'esplosione del digitale ha bruciato la produzione e l'acquisto di manufatti. Non era insolito fino agli anni Settanta trovare nelle case un presepe in cera, fatto a mano, ad esempio. Ora non ce ne sono proprio più. Molti artigiani non sono stati capaci di adeguarsi a estetiche più contemporanee. Ma restano consapevoli di possedere lavorazioni di altissimo livello e forti competenze. Anche se molti si sentono isolati e non compresi. Come reinventare tutto questo? Sai che il prodotto non lo vendi più. Ma magari a molti piacerebbe vedere come quel prodotto si fa. E allora gli vendi questo, l'esperienza, la conoscenza». E i visitatori che arrivano nei laboratori sono spesso di stimolo agli artigiani stessi.

Italian Stories è aperto anche a creare percorsi personalizzati. «Ci ha contattati un'orafa londinese per poter fare esperienze in vari laboratori italiani. Sarà a Firenze per due workshop in due botteghe diverse e poi visiterà un laboratorio a Venezia». Il team di Eleonora e Andrea ha aiutato anche una stagista francese a fare un corso di lungo termine in un laboratorio di tornitura del legno.

La rete di laboratori coinvolge oggi sessanta realtà, ma «il casting», come dice Eleonora, è ancora aperto. «Ci sono bottegai che stiamo selezionando. L'obiettivo per ora è di arrivare a cento percorsi». In programma c’è l'idea di coinvolgere nella rete anche musei e storiche scuole di artigianato.

«Ci ha contattati un'orafa londinese per poter fare esperienze in vari laboratori italiani»

Odorizzi si dice soddisfatta dei risultati raggiunti finora, soprattutto se si considera «che non abbiamo fatto alcun investimento in marketing, ma abbiamo lavorato solo sui social network e con una newsletter». Dal momento del lancio della piattaforma, nove mesi fa, sono state vendute circa 200 esperienze. Le persone iscritte al sito come utenti sono circa un migliaio e 150mila sono stati ad oggi i visitatori della piattaforma». Dopo un primo investimento Seed, ottenuto grazie a un bando della Comunità Europea, il team di Italian Stories ha bisogno ora di un nuovo investimento per ampliare la piattaforma. «È il momento per noi di fare un salto», chiosa Eleonora.

Bertram, pipaio a Bolzano (foto di Italian Stories)
Andrea, cartaio in Salento (foto di Italian Stories)
Valentina, restauratrice a Venezia (foto di Italian Stories)
Marino, Battiloro a Venezia (foto di Italian Stories)
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