Dossier
L’era virale
4 Ottobre Ott 2015 1432 04 ottobre 2015

Xylella, la malattia che spaventa l’Europa

Ha colpito gli olivi del Salento, danneggiando l’economia e minando la fiducia nelle istituzioni. Ora nuovi casi in Corsica propagano la paura anche in Francia e in Sardegna

Olivo secolare
da Flickr, di florixc

Per adesso si è arrivati a quota 3.103, ma le cifre, con ogni probabilità, cresceranno ancora. È il numero degli olivi da abbattere per fermare la propagazione del batterio della Xylella in Puglia, almeno secondo quanto vorrebbe il nuovo piano del commissario straordinario per l’emergenza Giuseppe Silletti, presentato il 30 settembre 2015. Il batterio continua ad avanzare, il numero dei focolai aumenta (uno dei più recenti è a Cellino San Marco) e le soluzioni che si affacciano appaiono drastiche. Tagliare, senza pietà. «Non costringeteci a ricorrere a strumenti militarizzati» ha avvertito Silletti, rivolgendosi ai coltivatori pugliesi, del tutto contrari alla decisione. Pugno duro contro il batterio. E non solo.

La Xylella, o meglio la sua variante “pugliese”, è un problema serio. Colpisce la pianta, ne provoca il disseccamento e, in poco tempo, la morte. Un guaio. Migliaia di alberi di olivo dovranno essere abbattuti per cercare di salvaguardare l’area, con conseguenti ricadute sulla produzione di olio. Lo dimostrano i dati in picchiata dell’anno trascorso (in Italia il volume prodotto, complici le avversità climatiche, è sceso del 40%), che ha richiesto un aumento delle importazioni straniere. L’economia della regione, insomma, è messa a dura prova, sia dal batterio che dai tagli disposti dalle istituzioni. Ne verrà infine danneggiato – è inevitabile – anche il paesaggio, caratterizzato dalla presenza degli olivi secolari.

Le zone “infette”, al momento, riguardano la provincia di Lecce, in particolare una fascia di 20 chilometri a nord, verso Brindisi (altro centro dove sono sorti nuovi focolai). Qui il piano Silletti ha deciso di intervenire con decisione. Si dovranno abbattere, a centinaia, le piante colpite. E gli agricoltori non ci stanno, anche se – stavolta – sono previsti risarcimenti fino a 140 euro per albero. Il problema (o meglio: uno dei problemi), è che «non c’è nulla che garantisca l’efficacia dei tagli come rimedio», spiega Antonia Battaglia, giornalista e attivista di Peacelink. Vista la rapidità di diffusione del germe, si dovrebbe intervenire anche sulla vegetazione intorno agli alberi colpiti, e abbattere altri olivi (sani), solo perché sono vicini a quello malato. Ma ormai, viste le dimensioni raggiunte dal fenomeno, non sembra possibile.

«Non costringeteci a ricorrere a strumenti militarizzati» ha avvertito Silletti, rivolgendosi ai coltivatori pugliesi, del tutto contrari alla decisione. Pugno duro contro il batterio. E non solo

In più, non è da poco il fatto che «non ci sono ancora test di patogenicità in grado di dimostrare che i casi di disseccamento riscontrati siano davvero causati dalla Xylella» e «non da altri fattori», come, ad esempio, alcuni tipi di funghi, «come sembra invece dimostrare una ricerca dell’Università di Foggia». Per le istituzioni, però, le rilevazioni condotte finora, anche dal Cnr di Bari sono più che sufficienti, e non si deve perdere altro tempo.

Non contribuisce a rasserenare il clima anche il fatto che le richieste di ulteriori ricerche, o la proposta di nuovi tipi di cure, «come quella del professor Marco Scortichini, che è riuscito a curare alcune piante e a farle guarire», non vengano considerate né da Bruxelles né dal Ministero. «Ma la risposta migliore dovrebbe essere la scienza, cioè un modo per curare gli olivi», spiega Battaglia. Insomma, il timore è che il danno dei tagli non sarà, comunque, la soluzione. Alcuni si spingono oltre, e ipotizzano scenari da complotto internazionale. Si parla (ma è una bufala, sia chiaro) di Monsanto, e di un piano per distruggere gli olivi pugliesi per reimpiantare olivi OGM (che però non sono allo studio). Altri si accontentano di evocare eventuali e sospette speculazioni edilizie.

Il ceppo che ha raggiunto il Salento dovrebbe provenire, secondo le analisi, dal Costarica, trasportato insieme a fiori e piante ornamentali del caffè

Il problema vero è che, eradicamenti o no, il batterio viaggia. In Puglia l’epidemia di Xylella è scoppiata nella primavera del 2015, ma i primi casi erano già noti nel 2013 (tanto che la Regione aveva cominciato il monitoraggio delle piante). E, secondo le ricostruzioni degli scienziati, il batterio sarebbe arrivato nella regione diversi anni prima (almeno cinque), propagandosi, all’inizio, con lentezza. La Xylella, va notato, si diffonde servendosi di alcune specie di insetti di piccole dimensioni (la sputacchina, in particolare), che funzionano da vettori, facendo viaggiare la malattia in un raggio più o meno ampio.

La sua terra d’origine è l’America del Sud (in varianti però diverse): era nota e studiata fin dal 1898 in Brasile e in Argentina, e si è fatta conoscere anche in California, dove ha colpito in via principale la vite (condizionando la produzione di vino nel 1996) e l’oleandro. Il ceppo che ha raggiunto il Salento dovrebbe provenire, secondo le analisi, dal Costarica, trasportato insieme a fiori e piante ornamentali del caffè. I legami dei vivai salentini con il paese centramericano sono noti. La presenza del batterio, infine, è stata riscontrata anche in Germania e in Olanda, e sempre in piante ornamentali del Costarica.

Olivi secolari pugliesi, da Flickr, di Jujuly25
Pascal Pochard Casabianca / Afp / Getty Images
Pascal Pochard Casabianca / Afp / Getty Images

Ora, però, il panico da Xylella ha superato i confini della Puglia. Tra luglio e agosto 2015 sono stati individuati 17 nuovi casi in Corsica, vicino ad Ajaccio e in altri due villaggi nel sud dell’isola. Stavolta non si tratta di olivi, ma di polygala e mirti. Le misure di prevenzione sono state immediate, con l’utilizzo di pesticidi e isolando le piante infette. Non è servito: a settembre si sono registrati casi anche nel nord dell’isola, a Calvi, portando il totale a 78. Da dove è arrivato il batterio? Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero state trasportati insieme a piante decorative provenienti, guarda un po’, dall’Italia.

È bastato poco perché l’allarme si propagasse, più veloce del germe, anche nella terraferma francese. I coltivatori del dipartimento dell’Hérault hanno organizzato un incontro per valutare i rischi del contagio, soprattutto alla luce della devastazione che ha colpito 60mila ettari in Puglia. «Purtroppo la Xylella è un germe incontrollabile», ha detto Laetitia Léger, della Coordination Rurale Languedoc-Roussillon. Il loro timore non riguarda gli olivi, ma la loro coltivazione principale, cioè la vite (anche se, va detto, il particolare agente patogeno pugliese non attacca le viti). Si invocano misure di controllo e restrizioni contro l’importazione di vegetali dalle zone contaminate, cioè da Corsica e Italia. La Francia, però, li ha delusi, ricorrendo alle leggi europee (più larghe) e non a quelle nazionali. «Una semplice quarantena non è sufficiente. Porti e aeroporti devono essere segnalati immediatamente. Le informazioni devono essere rese note a tutti», scriveva José Bovè, no global ed eurodeputato francese. Lo stesso che, pochi mesi prima era andato in Puglia per cercare di salvare, con un innesto speciale, un olivo millenario, il “Gigante di Alliste”.

La paura, nel frattempo, era arrivata anche in Sardegna. Prima nei confronti della Puglia: anche in questo caso, la richiesta era di organizzare controlli più accurati nei porti e negli aeroporti, per evitare l’importazione di piante infette o accompagnate dal trasportatore. Fino a quando non è arrivato il sospiro di sollievo provocato dalla comunicazione del ministero: a parte Lecce e Brindisi, il territorio italiano è salvo. Poi, però, si è cominciato a preoccuparsi per la Corsica. Propiano, uno dei centri corsi dove è stato individuata la Xylella, ha un collegamento marittimo settimanale con Porto Torres. A Santa Teresa ce n’è uno, stavolta giornaliero, con Ajaccio. In entrambi i casi i vegetali che entrano in Sardegna non sono sottoposti a controlli fitosanitari. Il batterio potrebbe entrare in qualsiasi momento. Dopo, sarà difficile contrastarlo.

L’abbattimento degli olivi è, finora, l’unica misura messa in campo. L’agente patogeno, sconosciuto fino a poco tempo fa in Europa, ha devastato un territorio e affossato un’economia, aprendo a soluzioni economiche svantaggiose per la Puglia e l’Italia. Inoltre, ha minato la fiducia tra gli agricoltori e le istituzioni, e insieme ha coltivato una cultura del sospetto, che è sfociata, in alcuni casi, in paranoie complottiste pericolose. In tutto questo, ha lasciato il segno anche nel paesaggio. La Xylella è arrivata in Europa (già da qualche anno) trasportata su fiori e piante di bellezza non controllate. Dentro, avevano il germe della malattia. E ora, dopo aver sradicato gli olivi, il problema resterà. Perché, dove il batterio andrà, nessuno lo può prevedere.

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