5 Ottobre Ott 2015 1111 05 ottobre 2015

Cercasi un Renzi per la minoranza Pd

La sinistra dem colleziona l'ennesima umiliazione dal premier, ma con questi leader non riuscirà a trasformare il vuoto che si è aperto a sinistra in un’alternativa credibile

Renzi Minoranza Pd
ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

La politica è un gioco di vuoti e pieni. Chi lo conosce bene dice che Matteo Renzi si sia deciso a contendere a Bersani la leadership del Partito Democratico dopo la vittoria di Pizzarotti e del Movimento Cinque Stelle alle Comunali di Parma. O ancora, che lo stesso Grillo sia figlio dell’inconsistenza dell'opposizione al governo Berlusconi, molto più debole e ondivaga in Parlamento di quanto un pezzo di società chiedesse.

Ora, Renzi non si sta spostando al centro da ieri. Ha stretto un patto di non belligeranza con Berlusconi, ha sbloccato opere infrastrutturali avversate da buona parte della sinistra, ha abrogato l'articolo 18 dello Stauto dei lavoratori, ha assunto una posizione belligerante nei confronti di insegnanti, pensionati, magistrati, lavoratori della pubblica amministrazione, di fatto lo zoccolo duro di tutte le sigle che sono seguite a quella del Partito Comunista Italiano. Ah, dimenticavamo: per far passare la sua riforma costituzionale non ha esitato a usare un “impresentabile” (a sinistra) come Denis Verdini per disinnescare l’opposizione interna al suo partito.

Non occorre essere Machiavelli per capire che a sinistra di Renzi - o meglio, tra Renzi e il Movimento Cinque Stelle - c'è una prateria

Non occorre essere Machiavelli per capire che a sinistra di Renzi - o meglio, tra Renzi e il Movimento Cinque Stelle - c’è una prateria. In un contesto, peraltro, in cui le sinistre riformiste sono in crisi pressoché ovunque, in occidente, incapaci di dare una risposta al nuovo contesto economico e sociale che non siano politiche di destra annacquate: dal Regno Unito in cui il (non più new) Labour è finito nelle mani del “socialista” Jeremy Corbyn e la candidata di Tony Blair ha racimolato qualcosa come il 5% dei voti, al Portogallo, dove alle elezioni di ieri ha vinto il Psd del premier Coelho, di destra e pro-austerità.

Lo spazio politico ci sarebbe, insomma. Il contesto pure. Non manca nemmeno la macchina organizzativa - cui a Renzi, avendo già la sua, non è mai importato nulla. E non mancano nemmeno le cinghie di trasmissione con corpi sociali e rappresentanze d’interesse che vivono con fastidio la facilità con cui il Premier li bypassa o li ignora. Insomma, non manca nulla. Fuorché una proposta credibile e un leader che lo sia altrettanto.

Renzi, delle tante piccole e grandi umiliazioni che subì, seppe fare la sua forza, riuscendo a convincere un popolo, il suo popolo, che quello che stavano facendo a lui, lo stavano facendo a loro

Provate a chiudere gli occhi un attimo, e immaginate Bersani al governo e Renzi, suo oppositore interno: un oppositore le cui rimostranze vengono sistematicamente zittite a colpi di battute sprezzanti, voti di fiducia e accordi con Berlusconi. Non ci vuole molta immaginazione, peraltro, basta sfogliare un qualunque giornale di tre anni fa, quando c’era la ditta al potere e Renzi a farle la fronda. Di sicuro non avrebbe disertato le direzioni del Partito, come ha fatto Bersani. Né avrebbe detto quel che ha detto Miguel Gotor - «Non usciamo dal Partito Democratico, perché se ci siamo noi, Renzi non ha bisogno di lui» - di fronte alle provocazioni di Denis Verdini.

Allora, Renzi, delle tante piccole e grandi umiliazioni che subì, seppe fare la sua forza, riuscendo a convincere un popolo, il suo popolo, che quello che stavano facendo a lui, lo stavano facendo a loro. E non pago, riuscì a costruire, in opposizione all'allora leadership del suo partito, una proposta politica nuova, ricca di idee, di visione, di fascino sull'elettorato. Ci fosse un Renzi a sinistra, insomma, avrebbe già la strada tracciata, il libretto delle istruzioni su come si occupa un vuoto e si contende una leadership. Peraltro, avrebbe pure la sua bella classe politica da “rottamare”. Che, per uno strano caso del destino, è la stessa che Renzi ha “rottamato” un paio d'anni fa.

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