Miti da sfatare
11 Ottobre Ott 2015 1737 11 ottobre 2015

Parliamoci chiaro: la neutralità della rete è solo un’illusione

Perché non ha senso dire che la Rete sia una dea benevola caduta dal cielo, che debba essere gratuita e che è portatrice di per sé di democrazia. Un po’ di metafore semplici per rendere l’idea

Net Neutrality
(Michael Bocchieri/Getty Images)

Internet ha avuto su molte persone, decisamente poco attrezzate intellettualmente, un effetto decisamente bislacco. Alcuni parlano di Rete come se si trattasse di un magico sgorgare di una qualche nuova risorsa naturale, altri come di un’entità benevola e divina che, per qualche motivo, dovrebbe amare tutti noi, i suoi figli, anche i più ritardati.

È stato quindi un fiorire di proclami su quanto la rete debba essere libera, quanto democratica, democratogena e democritica, e oggi va di moda un po’ in tutto il mondo il discorso sulla neutralità della rete, tutti concetti entrati anche in quel documento affascinante, ma totalmente inutile, partorito da una commissione apposita nata in seno alla Camera dei Deputati e chiamato la “Carta dei Diritti in Internet”.

Alcuni parlano di Rete come se si trattasse di un magico sgorgare di una qualche nuova risorsa naturale, altri come di un’entità benevola e divina

Chiariamo subito un concetto: tutti quelli che sbraitano qualcosa riguardo il fatto che la Rete debba essere libera e democratica, in realtà, intendono e capiscono solo una cosa, e cioè che accedere a Internet debba essere gratuito, per tutti e per sempre. Questo perché una massa decisamente ampia di persone è sempre pronta a non voler pagare qualcosa di veramente utile, per avere poi più soldi da spendere in slot machine e gratta-e-vinci. Hanno ovviamente gioco facile, con queste persone, tutti quei politici o quei guru para-politici che confondono, volutamente o no, la libertà con la gratuità per avere una base strillante di gente che gli dice “bravo”.


In realtà il discorso è – come sempre – immensamente più complesso e sfaccettato, ma cercherò comunque di renderlo il più possibile potabile.

Tutti quelli che sbraitano qualcosa riguardo il fatto che la Rete debba essere libera e democratica, in realtà, intendono e capiscono solo una cosa, e cioè che accedere a Internet debba essere gratuito, per tutti e per sempre

Partiamo con lo smontare principalmente chi pensa alla Rete come a un magico dispensatore di Mega o Gigabit. La Rete è un insieme di infrastrutture, alcune delle quali sono pubbliche, altre private e cioè alcune delle quali sono di proprietà di Stati e Istituzioni, altre sono di proprietà di società di persone o capitali. La Rete è un groviglio di cavi, i quali collegano queste infrastrutture. Su questi cavi e queste infrastrutture ci lavorano non sacerdoti illuminati da una vocazione, ma tecnici, ingegneri, programmatori, commerciali. I costi di queste professionalità e di queste infrastrutture, sono abbastanza alti, anche se, mediamente, in discesa. Quindi, come prima cosa bisogna essere coscienti che quando ti colleghi a Internet, non stai attaccando un rubinetto a una prodigiosa fonte inesauribile, ma ti stai guadagnando l’accesso a un insieme di sistemi che, per funzionare, necessitano di lavoro. E questo accesso lo si guadagna nel modo in cui il nostro mondo funziona: pagando un abbonamento.

La Rete è un groviglio di cavi, i quali collegano queste infrastrutture. Su questi cavi e queste infrastrutture ci lavorano non sacerdoti illuminati da una vocazione, ma tecnici, ingegneri, programmatori, commerciali

Se fai parte di quelle persone con la fronte molto sporgente che ancora non capiscono il concetto, prova a vederla così: hai presente il videopoker nel quale tenti la fortuna e che – sicuramente – prima o poi ti farà fare la vincita che cambierà la vita a te e ai tuoi figli? Ecco, parte dei soldi che metti lì dentro, servono a ripagare i signori che hanno costruito la macchinetta. Semplice, no?


Accodati a quanti sopra, ci sono i petazionisti globali, quelli che si preoccupano per tutto, di tutto e che vedono in ogni cosa una battaglia di diritti civili, anche dove non ci sono, i quali si riempiono la bocca con la “neutralità”. Cosa è la neutralità della Rete? Se chiedete a 10 sedicenti esperti, vi daranno 10 risposte diverse, più o meno condite. Facendo una media tra queste immaginarie risposte, potremmo dire che non dovrebbe esserci discriminazione tra i dati che girano in Rete, o meglio: la Rete non dovrebbe poter essere strutturata per garantire a un dato, a una persona o a un gruppo di persone, di avere una migliore trasmissione rispetto ad altri. Facciamo un esempio pratico? Se domani Facebook inventasse il proprio accesso a Internet (un esempio a caso), il proprio abbonamento, non dovrebbe poter rendere il proprio social network più “veloce” o meglio navigabile agli abbonati del proprio accesso alla Rete. Intanto vi do una notizia: questa cosa, la Rete, la fa nativamente, di suo, nella sua versione più semplice, e cioè nella sua versione nella quale un cavo collega due sistemi.

Cosa è la neutralità della Rete? Se chiedete a 10 sedicenti esperti, vi daranno 10 risposte diverse, più o meno condite

Il problema, se problema vogliamo chiamarlo, è che la Rete è gestita e usata dalle persone. Le persone possono avere esigenze diverse e la maggior parte di queste persone, sia utenti che fornitori di servizi, si muovono per l’appunto in questo mondo che ci siamo costruiti attorno, dove le cose hanno un costo, le puoi comprare e se le fai usare puoi decidere come farle usare, se resti nel recinto della legalità. Questo rende libera Facebook di configurare come preferisce la sua offerta, così come rende libero me di dire che l’offerta di Facebook fa schifo e non la sottoscriverei neanche se fosse gratis, di certo non consente a nessuno di dire a Facebook come dovrebbe conformarla.

Siamo d’accordo, invece, che una particolare infrastruttura di proprietà pubblica, la quale dà accesso a particolari servizi, non debba favorire gli abbonati di un provider piuttosto che un altro, ma questo è già così e sarà così per sempre, semplicemente lasciando che le cose funzionino come hanno sempre funzionato.

Per spiegare sempre al soggetto di prima, che potrebbe essere perplesso: amico, hai presente quel videopoker che ti piace tanto e al quale vai sempre? Ecco, non può essere programmato per riconoscere i tuoi soldi o i soldi di qualcun altro, e questo è un bene, ma nessuno può impedire alla società che lo produce di sostituirlo con un altro videopoker per loro più redditizio. Ok?

Veniamo quindi all’ultimo concetto, la democraticità della Rete.
Anche qui, confondiamo spesso quello che la Rete è e può fare (di fatto nulla), con quello che sono e possono fare le persone (tutto). La Rete è uno strumento che nasce neutro, come abbiamo detto, così come nasce neutro un cacciavite, perché è nato in ambito di ricerca universitaria, ma nel momento in cui ci sono state le applicazioni commerciali, è diventato quello che vediamo tutti i giorni: un potente mezzo di comunicazione ma anche di isolamento, così come un potente mezzo di persuasione e di dissuasione, di informazione come di disinformazione. Di fatto, la Rete non è latrice di democraticità più di quanto non lo siano le persone che la usano.

Amico, hai presente quel videopoker che ti piace tanto e al quale vai sempre? Ecco, non può essere programmato per riconoscere i tuoi soldi o i soldi di qualcun altro, e questo è un bene, ma nessuno può impedire alla società che lo produce di sostituirlo con un altro videopoker per loro più redditizio. Ok?

Attualmente, non esiste un singolo sistema di sondaggi o di votazione online, che sia totalmente affidabile, in quanto ogni sondaggio ed ogni votazione risponde solo alle esigenze del ristretto gruppo di persone che l’hanno promulgato. Dire quindi “la Rete”, intendendo un vasto numero di persone che sono d’accordo tra di loro, è non solo una semplificazione, ma una vera e propria bestialità. Questo anche perché la strutturazione a “bolle sociali” che sta assumendo la parte navigabile della Rete, falsa completamente le normali dinamiche antropologiche: il web sociale non rende il mondo “più connesso”, come proclama spesso il buon Zuckerberg, ma tende a compattare ancora di più gruppi omogenei, si ha quindi l’impressione, sempre, di un consenso statisticamente superiore al dissenso, mentre non ci si rende conto che il dissenso non è che sia poco o inesistente, ma semplicemente è da un’altra parte, in un altro posto nel quale non vogliamo andare.

Attualmente la democraticità della rete rappresenta di volta in volta chi è più “virale” nel comunicare le proprie convinzioni. In questo senso, e con questa tendenza, non potrà mai esserci nessun tipo di Democrazia basata sulla Rete, ma una Pseudocrazia del Popolo della Rete®

L’uso quindi che, attualmente, gli utenti fanno della Rete, soprattutto quegli utenti che sproloquiano riguardo alla democraticità della rete, è di fatto l’uso meno democratico che si possa immaginare, se intendiamo la democrazia per quello che storicamente è, ossia il confronto e il compromesso per il bene comune.


Attualmente, la democraticità della rete rappresenta di volta in volta chi è più “virale” nel comunicare le proprie convinzioni. In questo senso, e con questa tendenza, non potrà mai esserci nessun tipo di Democrazia basata sulla Rete, ma una Pseudocrazia del Popolo della Rete®.

P.s.: amico del videopoker, non so come spiegarti questa ultima cosa. Vedila così: sarebbe bello che tu potessi sapere esattamente quando la macchinetta pagherà, giocheresti a botta sicura, ma poi dove sarebbe il brivido del gioco? Lascia perdere chi ti dice che l’unico modo di vincere sicuramente è non giocare, sono persone invidiose e sfortunate.

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