13 Ottobre Ott 2015 1330 13 ottobre 2015

Il quiz per vedere se sai distinguere i colori meglio di un pittore

All’inizio è semplice. Ma più si va avanti e più diventa arduo distinguere le minime sfumature

Colori
da Flick, di Josef Stuefer

Secondo la scienza (e senza approfondire) l’occhio umano può percepire, nella combinazione tra bastoncelli e coni, cioè i fotorecettori che si trovano sulla retina di ogni occhio, un universo di colori. Ma – e questo vale per i coni – i colori che vengono colti sono tre: verde, rosso e blu. Tutte le combinazioni di colore che riusciamo a ricreare sono frutto di un enorme lavoro di adattamento e rielaborazione da parte del cervello. Le sfumature (che dipendono anche dall’oscurità) sono infinite, gli incroci tra colori anche. Più se ne coglie, più la vista è raffinata.

Certo, l’individuazione dei colori, oltre a essere un fatto biologico, è anche un fatto culturale. Distinguere blu e azzurro, ad esempio, non si fa in inglese (blue è blue, e basta). E ci sono lingue, narrano le leggende, che ne distinguono tre o quattro. Il greco antico, poi, con i nomi dei colori ne descriveva non tanto la tinta (è la famosa “cecità cromatica”, secondo Nietzsche) quanto la lucentezza. Per cui il “mare color del vino” di Omero non indica onde rossastre, ma dai bagliori scuri.

Secondo la scienza (e senza approfondire) l’occhio umano può percepire, nella combinazione tra bastoncelli e coni, cioè i fotorecettori che si trovano sulla retina di ogni occhio, un universo di colori. Ma – e questo vale per i coni – i colori che vengono colti sono tre: verde, rosso e blu. Tutte le combinazioni di colore che riusciamo a ricreare sono frutto di un enorme lavoro di adattamento e rielaborazione da parte del cervello. Le sfumature (che dipendono anche dall’oscurità) sono infinite, gli incroci tra colori anche. Più se ne coglie, più la vista è raffinata.

Certo, l’individuazione dei colori, oltre a essere un fatto biologico, è anche un fatto culturale. Distinguere blu e azzurro, ad esempio, non si fa in inglese (blue è blue, e basta). E ci sono lingue, narrano le leggende, che ne distinguono tre o quattro. Il greco antico, poi, con i nomi dei colori ne descriveva non tanto la tinta (è la famosa “cecità cromatica”, secondo Nietzsche) quanto la lucentezza. Per cui il “mare color del vino” di Omero non indica onde rossastre, ma dai bagliori scuri.

Ora, però, la dimensione culturale è definita. I colori sono disinti secondo la loro gradazione cromatica. Chi è abituato a lavorarci, come i pittori, sviluppa una sensibilità maggiore. Altri meno. Ma per verificare a che livello ci si trova, questo test può essere comodo.

Vengono presentate, dello stesso colore, varie sfumature. Più o meno così:

In una prima fase le differenze sono piuttosto marcate. Ma più si va avanti il gioco diventa sempre più difficile. Fino a quando, a un certo punto, si dovrà tentare a caso. A meno che non si abbia una grande sensibilità cromatica. Meglio mettersi alla prova.

Chi è bravo, alla fine vedrà anche questo:

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