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13 Ottobre Ott 2015 1630 13 ottobre 2015

Le Pmi innovative sono utili solo se possono crescere

L’incubatore di start up Digital Magics ha avanzato otto proposte al governo. Serviranno ad aumentare la capitalizzazione delle piccole imprese innovative: “meno tasse e meno limiti per i finanziamenti alternativi”

Tech Company
(MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images)

Con otto nuove regole le Pmi innovative potrebbero rilanciarsi e superare ii propri limiti attuali maggiori: la mancanza di capitali di rischio; quella di personale; e la dispersione delle risorse tra mille programmi regionali senza coordinamento.

A lanciare il messaggio in bottiglia, rivolto al governo, è uno dei più noti incubatori di start up italiani, Digital Magics (circa 50 aziende “incubate“). Che, al governo attuale, non fa mancare un appoggio netto, definendo Matteo Renzi «il presidente del Consiglio più “digital” che l’Italia abbia mai avuto». Ne sarebbero testimonianza i provvedimenti che, negli ultimi anni, hanno via via portato alla definizione di una nuova impresa, la “start up” innovativa (per la verità nata con l’esecutivo Monti) e soprattutto l’Investment compact (DL 3/2015). È stato reso concreto dall’ultima legge di Stabilità e da un decreto attuativo di luglio e in sintesi prevede molti incentivi per le attività di ricerca e sviluppo, che diventano ancora maggiori per le imprese appena costituite.

Con otto nuove regole le Pmi innovative potrebbero rilanciarsi e superare ii propri limiti attuali maggiori: la mancanza di capitali di rischio; quella di personale; e la dispersione delle risorse tra mille programmi regionali senza coordinamento

Gli investimenti in “venture capital” (per finanziare le start up) sono pari allo 0,002% del Pil italiano, meno di un decimo della media europea

Fin qui le note positive. Poi arrivano i dolori: gli investimenti in “venture capital” (per finanziare le start up) sono pari allo 0,002% del Pil italiano, meno di un decimo della media europea. Abbiamo molti ingegneri, ma pochi programmatori. Manca un polo di eccellenza e attrazione nel digitale, come possono essere Berlino, Londra o Tel Aviv, e si privilegia una divisione tra mille rivoli regionali.

Da qui nascono le otto proposte. Molte tecniche, qualcuna onerosa, altre richiedenti semplicemente la volontà da parte del pubblico a fare partnership con i privati.

Eccole.

1. Revisione del credito d’imposta Irpef (per le persone fisiche) dal 19% fino al 30-40% per investimenti in start up innovative, applicando anche in Italia quanto previsto dal modello anglosassone. Nel Regno Unito si può dedurre fino al 30% del costo delle azioni, per un investimento massimo di un milione di sterline.

Parimenti, provvedere ad una revisione delle agevolazioni fiscali per le persone giuridiche (Ires), estendendone la deducibilità al 30% (dal 20% attuale).

Lo scopo: favorire maggiormente la raccolta di capitali parte delle nuove imprese.

2. Introduzione di agevolazioni fiscali per le Pmi per attività di open innovation. Si tratta dell’acquisto di prodotti/servizi da start up innovative finalizzati all’innovazione delle Pmi. In pratica la proposta è di un credito di imposta fino al 50% per i costi sostenuti dalle piccole imprese per attività di ricerca e sviluppo attraverso contratti di outsourcing.

Lo scopo: creare un collegamento economico tra le Pmi e le start up innovative, che dia vita a un circolo virtuoso di conoscenze e di crescita economica.

Inoltre Digital Magics propone la rimozione di obblighi di spese amministrative da parte di nuove start up (spese di segreteria presso le Camere di Commercio, etc). Questo alleggerimento dei costi dovrebbe portare la spesa fiscale per la fase di avvio dell’attività a 100-150 euro.

Si può fare di più rispetto ad agevolare semplicemente le start up innovative: si possono dare incentivi alle piccole imprese che affidano loro processi di innovazione attraverso l’outsourcing

3. Revisione del regolamento Consob su equity crowdfunding, al fine di rimuovere vincolo di sottoscrizione da parte delle banche del 5%.

Lo scopo: superare il limite attuale che costringe le imprese a rivolgersi al mercato degli investitori istituzionali. In Gran Bretagna non c’è un vincolo simile ed è richiesta la sola compilazione di un questionario online che riguarda i rischi di investimento.

Altre proposte in quest’ambito sono quelle di rivedere al rialzo le soglie di non applicazione di obblighi relativi a Direttiva MiFID e la previsione di un modulo unico di profilazione MiFID.

Lo scopo: superare le regole attuali, che limitano il potenziale di investimento delle famiglie italiane, veri e propri “angels” inattivi.

4. Rimozione limiti normativi e previsione di incentivi per gli Oicr (organismi di investimento collettivo del risparmio) e società di gestione del risparmio (Sgr) in investimenti diretti o indiretti in start up.

Lo scopo: permettere che queste società operino anche in mercati come l’Aim (Mercato alternativo del capitale, gestito da Borsa Italiana e dedicato alle piccole e medie imprese), che non ha qualifica formale di quotazione.

Rimuovere alcuni limiti normativi farebbe diventare le famiglie dei “business angels” attivi. E potrebbe far decollare mercati alternativi come l’Aim, oggi preclusi di fatto ai fondi

5. Creazione di Fondi di tipo aperto per garantire l’afflusso, tramite investimenti, di almeno 1 miliardo di euro derivanti dall’industria del risparmio verso le start up

A questi fondi si dovrebbero dare incentivi fiscali, come la tassazione al 12,5% e non al 26% sulle plusvalenze o sui dividendi. Ci dovrebbe essere anche una deduzione fiscale per il sottoscrittore, pari al 20% del capitale investito, con un limite e una spalmatura su cinque anni. Qualcosa di simile a ciò che è previsto per il Btp Italia.

Lo scopo: dare benefici a quelle categorie di imprese, come le start up, che hanno più difficoltà di accesso ai canali tradizionali di finanziamento.

6. Creazione di un Fondo di matching con Cassa Depositi e Prestiti, coinvolgendo player industriali italiani, investitori istituzionali e investitori qualificati che co-investono con il Fondo in fase seed (fase iniziale, fino a 1 milione di euro), con possibilità di effettuare operazioni di follow-on (fase successiva, fino a 1,5 milione euro).

Lo scopo: seguire l’esempio della KfW, equivalente tedesca della Cdp. Con il supporto del ministero dello Sviluppo economico tedesco ha creato un fondo diretto con 600 milioni di euro di dotazione. Il fondo di “matching” con privati è necessario perché la Cdp non possiede, secondo Digital Magics, le competenze e le strutture sufficienti per sostenere l’analisi di migliaia di presentazioni di idee di imprese neonate. I soldi ci sono già: dal marzo 2015 Cdp ha avviato un fondo di venture capital da 50 milioni di euro e nel venture capitale è attiva dal 2012.

La Cassa Depositi e prestiti ha un fondo da 50 milioni di euro. Quello che serve è che siano coinvolti partner privati, che hanno le competenze per sostenere l’analisi di migliaia di presentazioni di nuove imprese

7. Creazione di un Italian Founders Institute con esperti internazionali

Lo scopo: la promozione attiva del Made In Italy attraverso programmi di accelerazione, ed applicazione di agevolazioni per il rimpatrio di personale qualificato dall’estero, garantendo benefici sia ai lavoratori che alle imprese.

8. Armonizzazione delle regole di ingaggio dei fondi regionali, al fine di garantire un approccio sistemico e nazionale di matching dei finanziamenti e possibilità semplificata di accesso agli stessi.

Lo scopo: superare la confusione attuale generata tra le differenze tra i vari programmi regionali.

Le regole regionali sono a volte ben pensate. Ma serve superare l’attuale frammentazione dei finanziamenti

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