20 Ottobre Ott 2015 0923 20 ottobre 2015

Il dejà vu spiegato con la teoria degli universi paralleli

È uno dei fenomeni più affascinanti ma misteriosi. Finora si è cercata la spiegazione nelle pieghe dei neuroni o della psiche. E se invece fosse da tutt’altra parte?

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da Flickr, di Steve Jurvetson

È uno dei pochi misteri ancora insoluti e, forse proprio per questo motivo è ancora uno dei più affascinanti. Il dejà vu (con tanto di nome francese, ancora più charmant) è una delle esperienze più bizzarre e diffuse: cosa significa quella sensazione di “già visto”, di scena “già vissuta” che ogni tanto, e all’improvviso, si sovrappone al vita in corso?

Le spiegazioni finora sono state le più svariate. Aristotele lo considerava una forma debole di disturbo psichico (“dei pazzi”), mentre qualche secolo dopo Nietzsche, che un po’ pazzo lo era davvero, lo considerava la prova dell’eterno ritorno dell’uguale, con esperienze che rimangono, chissà perché, incastrati nei fili della storia che si arrotolano per srotolarsi ancora.

La spiegazione più probabile ha a che fare con la stanchezza, con un’alterazione della sensibilità che si manifesta con un ritardo tra l’invio e l’elaborazione generale dei segnali sensoriali. Questo fa sì che vengano percepiti in modo sfasato, dando una sensazione di ripetizione, un po’ confusa.

Oppure no, spiega il fisico americano (di origine giapponese) Michio Kaku. Finora, dal momento che si tratta di un fenomeno psichico, si è cercata la risposta dentro la mente e il cervello. E forse si è sbagliato. Come si può escludere, chiede il fisico che non si tratti di un fenomeno che agisca, in realtà, a livello universale?

“Alcuni pensano che il dejà vu si manifesta quando frammenti di ricordi, immagazzinati nel cervello, tornano alla coscienza in modo confuso, richiamati da alcuni tratti dell’ambiente circostante che somigliano a qualcosa che abbiamo già visto e vissuto. In questo modo vengono a sovrapporsi con l’esperienza che si sta vivendo”, premette lo scienziato. “E se invece non fosse un momento di sovrapposizione tra diversi universi?”, si chiede. Kaku è un sostenitore della teoria del multiverso, che ipotizza cioè l’esistenza di (in)finiti universi contemporanei e paralleli. Se ci sono infiniti universi, allora ci sono infinite versioni di ciascun individuo. Separate, distanti. Ma non è impossibile che, a volte, qualche anomalia di sistema non provochi distorsioni. Ad esempio, i dejà vu.

“Facciamo l’esempio di una radio in una stanza: se è sintonizzata sulla Bbc, allora trasmetterà i segnali della Bbc. Ma questo non vuol dire che, nella stessa stanza, non ci siano le frequenze di altre radio, di altri Paesi” e, addirittura, di altri corpi celesti. “Tutte vibrano nella stanza, ma la radio è collegata solo su una stazione”. E così vale per i nostri cervelli: gli universi paralleli sono nella stanza, ma si è sintonizzati su uno solo (che poi è quello in cui, in questo momento, state leggendo LinkPop. Fatevi qualche domanda). Se ogni tanto capita che, tra i vari segnali radio, ci siano interferenze, allora perché il dejà vu non può essere un tipo particolare di interferenza?

Alla fine nemmeno Kaku ne è convinto. Insomma, non sarà un’ipotesi percorribile, ma è comunque affascinante. Come il dejà vu.

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