Cosa rimane di Expo
23 Ottobre Ott 2015 1620 23 ottobre 2015

Riportiamo i semi nelle mani degli agricoltori

Laboratorio Expo. The Many Faces of Sustainability (Feltrinelli), il volume che raccoglie l’eredità scientifica di Expo, che sarà presentato a Milano venerdì 23 ottobre alle 17,30 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Seeds
(Getty Images/Christopher Furlong)

Tratto da Laboratorio Expo. The Many Faces of Sustainability (Feltrinelli), il volume che raccoglie l’eredità scientifica di Expo, che sarà presentato a Milano venerdì 23 ottobre alle 17,30 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

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Nel fiorire degli eventi corollari a Expo Milano 2015, grande spazio hanno avuto quelli dedicati all’approfondimento delle problematiche legate alla sostenibilità dei sistemi per produrre cibo. La necessità di oggi è ripensare a come produciamo il nostro cibo e a come vorremo farlo in futuro.

Criticità ambientali quali il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la scarsità d’acqua emergono sempre più alla luce del loro legame con le piaghe sociali che affliggono gran parte della popolazione mondiale: la malnutrizione e la povertà.

Ciò che emerge meno chiaramente, o che non emerge affatto, è la centralità delle sementi nella fitta di rete di connessioni che lega questi fenomeni. Sono, infatti, le sementi, la loro selezione e la loro diffusione ad avere permesso la stanzialità dell’uomo, la modellazione del paesaggio e la costituzione di un sapere che ha consentito nel tempo un sempre maggiore controllo sulle risorse alimentari, favorito, tra le altre cose, dai progressi della scienza.

Questo processo ha portato alla costituzione di un’ampia agrobiodiversità che racchiude la miriade di varietà di colture che gli agricoltori, scegliendo attentamente piante, pannocchie e frutti migliori, hanno selezionato per la loro idoneità a uno specifico ambiente e agli usi che ne prevedevano.

Al centro dei processi di selezione degli agricoltori, dunque, c’è stata l’attenzione al contesto locale, premiando i prodotti della terra che meglio vi si adattavano.

Con l’introduzione delle tecnologie moderne in agricoltura, si è assistito a un abbandono della dimensione locale in favore di quella globale. L’obiettivo dei programmi di miglioramento genetico è diventato quello di ottenere piante dall’elevato rendimento non più in un con determinate caratteristiche, bensì ovunque. E dove queste colture generalmente performanti non fossero andate bene, i pesticidi e l’irrigazione avrebbero creato l’ambiente ideale affinché potessero esprimere il loro potenziale. Un potenziale definito in laboratorio, nell’ambiente confinato di un centro di ricerca.

I limiti di questo approccio appaiono ora chiaramente negli impatti ambientali dell’uso di prodotti chimici, nella marginalizzazione di molti piccoli agricoltori, nella perdita di biodiversità, e nella centralizzazione dei processi di produzione e distribuzione delle sementi.

La costituzione di varietà super produttive non ci ha assicurato la garanzia di avere risorse alimentari per un futuro incerto, bensì ci ha reso più fragili ed esposti alle sue variazioni, oltre che responsabili dell’emissione di maggiori quantità di gas serra.

Le tecnologie per la costituzione di organismi geneticamente modificati (Ogm) dividono la comunità scientifica. L’evidenza mostra che, a fronte di relativi incrementi delle rese, gli Ogm offrono una soluzione puntuale che favorisce nel medio e lungo termine l’insorgenza di malerbe e parassiti più resistenti.

Di gran lunga più promettenti appaiono gli approcci di selezione varietale di tipo partecipativo nei quali l’intero processo di selezione e sperimentazione di ‘nuove colture’ è fatto con gli agricoltori nei loro campi. Questi, infatti, sono il migliore scenario di prova, poiché non ci sono condizioni più simili al reale del reale stesso. Lasciare alla natura il suo corso evolutivo è la base della selezione evolutiva che permette, attraverso la semina di una miscela di sementi, la fluttuazione del loro patrimonio genetico di generazione in generazione secondo le condizioni a contorno: solo gli individui più adatti alle contingenti condizioni climatiche e alle pratiche agronomiche in uso completano il ciclo produttivo, offrendo i semi di una nuova generazione finemente adattata al contesto.

Solo fidandoci dei semi e riportandoli nelle mani degli agricoltori, quindi, avremo la possibilità di ricostruire un equilibrio con la Terra e le sue risorse.

*Salvatore Ceccarelli has been full professor of Agricultural Genetics at the Institute of Plant Breeding, University of Perugia, Italy till 1987. In 1980 has started conducting research at ICARDA (the International Center for Agricultural Research in Dry Areas) at Aleppo, Syria as manager of the barley improvement program till 2006 and as a consultant till 2014. Currently lives in India and is a Free Lance Consultant. During his career he supervised nearly 25 MSc and PhD students, trained several scientists and published more than 250 papers of which nearly 150 in referee Journals; has been an invited speaker at nearly 30 international conferences.

His areas of expertise are international plant breeding, genotype x environment interaction, breeding strategies, drought tolerance, participatory and evolutionary plant breeding, adaptation, use of genetic resources.

He interacted with scientists from countries in Latin and North America, Europe, Africa, Asia and Oceania.

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