L’allarme dell’Oms
28 Ottobre Ott 2015 1420 28 ottobre 2015

Anche per la carne il populismo è il peggior nemico della libertà dei cittadini

Se l’opinione pubblica in diversi Paesi si farà terrorizzare dalla ricerca dell’Oms sugli effetti cancerogeni delle carni lavorate e rosse, il rischio è che i governi introducano una regolamentazione eccessiva, e illiberale. A quel punto, come per il dieselgate, il rischio frodi sarebbe alto

Carne Rossa 1
(JEAN-SEBASTIEN EVRARD/AFP/Getty Images)

Che cosa hanno in comune le carni rosse e lavorate con i motori diesel della Volkswagen? Il paragone può sembrare forte, ma bisogna guardare abbastanza lontano nel futuro per vedere alcune preoccupanti analogie. La questione può essere riassunta così: se l’opinione pubblica in diversi Paesi si farà terrorizzare dalla ricerca dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) sugli effetti cancerogeni delle carni lavorate e – con un minor grado di certezza - delle carni rosse, il rischio è che i governi vengano in buona sostanza “costretti” a introdurre una regolamentazione eccessiva e affrettata su produzione e commercializzazione di questi due tipi di carni. Dall’altro lato, le imprese potrebbero essere per l’appunto impreparate rispetto a questo cambiamento improvviso, “a furor di popolo” delle regole del settore, aumentando drasticamente la probabilità di far quadrare i propri conti aziendali con frodi simili a quella attuata da Volkswagen sui suoi motori diesel.

Da un punto di vista liberale, ogni bene o servizio, sia esso un automobile o una salsiccia, deve essere valutato sulla base dei benefici, delle opportunità, dei costi e dei rischi che lo caratterizzano. Sotto questo profilo, è sacrosanto mettere a disposizione dei cittadini l’ammontare maggiore di informazioni –peraltro riassunte in maniera efficace -, per permettere loro di scegliere in maniera ragionata. Tuttavia, l’informazione è ben diversa dalla costrizione, cioè dall’obbligo di non consumare un certo cibo o di non acquistare un certo autoveicolo. Come si discuteva sopra, una regolamentazione eccessiva rischia di sovrapporsi in maniera soffocante sulle scelte private di cittadini e imprese: la brutta scappatoia da questa costrizione può essere appunto rappresentata da scelte elusive o fraudolente, cioè inganni ai danni del regolamentatore e in fin dei conti dei consumatori stessi.

Se l’opinione pubblica in diversi Paesi si farà terrorizzare dalla ricerca dell’Oms sugli effetti cancerogeni delle carni lavorate e rosse, il rischio è che i governi vengano in buona sostanza “costretti” a introdurre una regolamentazione eccessiva

(Andrew Burton/Getty Images)

Intendiamoci: prevenire è meglio che curare, e dunque non si può che apprezzare il fatto che le conclusioni da parte dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc, che è parte dell’Oms) sugli effetti cancerogeni delle carni lavorate e delle carni rosse abbiano “fatto il botto” dal punto di vista mediatico, cioè siano state riprese con grande enfasi da tutti i mezzi di informazione a livello globale.

Tuttavia, un detto inglese di una certa saggezza suggerisce di “non giudicare un libro dalla copertina” (Don’t judge a book by its cover): in questo caso si tratta di puntualizzare alcune questioni rilevanti a proposito dello studio stesso, in modo tale da evitare sia un atteggiamento sciocco di noncuranza che un allarmismo eccessivo, le cui conseguenze a lungo termine sono state tratteggiate sopra. Come esempio fulgido di allarmismo strabordante – e probabilmente interessato soprattutto a elemosinare uno spicchio di visibilità immediata - è d’obbligo citare l’associazione dei consumatori Codacons, che ha annunciato l’invio di un esposto al pubblico ministero di Torino Guariniello, perché valuti altresì l’ipotesi di sospendere la vendita delle carni lavorate.

Un esempio di eccessivo allarmismo è quello del Codacons, che ha annunciato l’invio di un esposto al pubblico ministero di Torino Guariniello, perché valuti altresì l’ipotesi di sospendere la vendita delle carni lavorate.

(Justin Sullivan/Getty Images)

Per evitare in maniera lungimirante questa scivolosa deriva verso illiberali e premature scelte politiche di regolamentazione, è necessario mettere i puntini sulle i riguardo ad alcuni elementi dello studio stesso da parte dell’Oms;

1) il gruppo di lavoro dell’Iarc propone una diversa classificazione per le carni lavorate (wurstel, salsicce, prosciutti etc.), che sono classificate come “cancerogene per gli esseri umani” e per le carni rosse, che sono invece classificate come “probabilmente cancerogene”. Dunque gli studi empirici precedenti analizzati dal gruppo di studio dell’Iarc offrono conclusioni più forti sulle prime che sulle seconde.

2) Le carni lavorate e le carni rosse hanno importanti contenuti nutritivi, soprattutto in termini di proteine, insieme con un apporto sostanzioso di vitamine: di fatto l’Oms è ben lontano dallo sconsigliarne in termini assoluti il consumo, in quanto i rischi paventati devono essere rapportati ai benefici nutritivi di cui sopra.

Meglio essere precisi: per l’Oms le carni lavorate sono cancerogene, quelle rosse “probabilmente cancerogene”

(PAUL J. RICHARDS/AFP/Getty Images)

3) Nel caso in questione l’aumento stimato del rischio di cancro colon-rettale è del 17% per un consumo aggiuntivo di 100 grammi giornalieri di carne rossa, e del 18% per 50 grammi di carne lavorata. Si badi bene che si tratta di un aumento percentuale del rischio oncologico, il quale va messo in relazione con il livello base di rischio in assenza di questi consumi, che è piuttosto basso. Come ben sottolineato da La Stampa citando il Global Burden of Disease Project, altri fattori di rischio come fumo, alcol e inquinamento sono molto più preoccupanti, in quanto l’aumento del rischio di contrarre malattie oncologiche rispetto al livello di rischio base è incomparabilmente superiore, se per l’appunto confrontato con l’effetto stimato per i due tipi di carne.

4) Lo studio Iarc è in realtà un cosiddetto “meta-studio”: esso fornisce un responso finale mettendo insieme in maniera ragionata studi empirici già esistenti, e dando maggior peso a quelli che sono basati su metodi empirici più convincenti e/o su campioni di popolazione più ampi. A questo proposito, si tenga presente che – per evidenti motivi di ordine etico - non vi sono studi sperimentali veri e propri sugli effetti cancerogeni dei diversi tipi di carne, ma solo studi “correlazionali”, cioè basati sull’osservazione dei dati. A ciò si aggiungono alcuni studi di carattere “meccanicistico”, cioè studi focalizzati sulla verifica dell’attivazione del meccanismo biologico esatto che porta all’insorgere della malattia.

Per concludere: è banalmente vero che l’informazione scientifica debba essere il più possibile indipendente e ispirata a principi cautela, ma nel contempo è opportuno che almeno i politici e i regolamentatori non si facciano trascinare dagli eccessi di reazione dell’opinione pubblica, dimenticando di leggere e capire quel che è davvero scritto negli studi empirici. Ancora una volta il populismo è il peggior nemico delle libertà dei cittadini, perché offre ai politici la possibilità di scegliere l’opzione più facile ora, ma più dannosa nel lungo termine.

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