28 Ottobre Ott 2015 1220 28 ottobre 2015

Mappe, il sistema che usa il wi-fi per geolocalizzarsi al coperto

Una nuova tecnologia che permette di ricreare mappe in stile Gps anche in spazi chiusi, rendendo più semplice orientarsi in ambienti ampi come aeroporti, centri commerciali e sotterranei

Smartphone
Patrick Kovaric / Afp / Getty Images

Come dimostrato da un gruppo di ricercatori di Stanford, le attrezzature Wi-Fi che operano all’interno di uffici, aeroporti ed altri grossi edifici potrebbero presto essere potenziate per consentire ai dispositivi mobili di rilevare la loro posizione al coperto con uno scarto inferiore al mezzo metro. La tecnologia, soprannominata SpotFi, potrebbe portare a mappe in stile GPS per gli spazi interni.

La tecnologia per la localizzazione al coperto sulla base del segnale Wi-Fi è già in commercio. La versione più accurata richiede però hardware specializzato e non è ampiamente sviluppata. Un altro metodo che funziona utilizzando le attrezzature Wi-Fi esistenti è in grado di localizzare un dispositivo con uno scarto di qualche metro, dice Sachin Katti, un assistente ricercatore della Stanford University il cui gruppo di ricerca ha sviluppato SpotFi.

“Possiamo utilizzare infrastrutture commerciali già implementate e ottenere una precisione paragonabile a quella dei sistemi allo stato dell’arte che richiedono attrezzature specializzate o modifiche”, spiega Katti. Nei test, un dispositivo Wi-Fi sarebbe riuscito a localizzarsi con una accuratezza media di 40 centimetri.

La nuova tecnica di localizzazione al coperto dispone di una precisione valida e, come il GPS, potrebbe portare a nuovi casi di uso per i dispositivi mobili

SpotFi è una versione più raffinata di un altro metodo di localizzazione Wi-Fi in cui un dispositivo utilizza la forza del segnale di un punto di accesso Wi-Fi differente come indicatore della sua distanza. Il dispositivo può quindi utilizzare i dati sulle altre posizioni conosciute per triangolare la propria. Questo approccio può solo localizzare dispositivi entro qualche metro di distanza perché i segnali Wi-Fi cominciano poi a rimbalzare ed oscurare la vera distanza dai punti di accesso.

I ricercatori di Stanford hanno compreso che i nuovi chip per Wi-Fi possono essere utilizzati per superare questo problema. Permettono ai software di accedere alle informazioni su come i segnali Wi-Fi vengono influenzati da fenomeni come lo scattering e il fading. I ricercatori hanno sviluppato algoritmi che possono utilizzare i dati per ignorare i segnali rimbalzati, e stimare l’angolo di entrata dei segnali in arrivo. È così possibile ottenere una triangolazione più accurata. “Elimina tutte le informazioni sbagliate”, dice Katti.

In una revisione pubblica di un documento presentato dal gruppo di Stanford riguardo SpotFi, Ashutosh Sabharwal, un professore della Rice University in Texas, ha scritto che la nuova tecnica di localizzazione al coperto dispone di una precisione valida e, come il GPS, potrebbe portare a nuovi casi di uso per i dispositivi mobili. Ciononostante, siccome la nuova tecnica richiede molteplici punti di accesso Wi-Fi per ottenere una localizzazione, il suo impiego nelle abitazioni, dove la maggior parte delle persone dispone di un singolo segnale Wi-FI, non sarà molto utile.

Katti spiega che il suo gruppo sta lavorando a una variante che un dispositivo potrebbe utilizzare per ottenere un senso più grezzo della sua posizione partendo da un singolo punto di accesso. Questo, spiega, potrebbe servire a migliorare il controllo di un drone da uno smartphone. Il gruppo di Stanford sta anche pensando a come commercializzare SpotFi per uffici ed altre strutture dotate di molteplici punti di accesso Wi-Fi come centri commerciali ed aeroporti.

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