Diritti
29 Ottobre Ott 2015 1230 29 ottobre 2015

Il nuovo ius soli viola la Costituzione

Secondo la lettura degli esperti della campagna “L’Italia sono anch’io”, dal testo approvato alla Camera, ora all’esame del Senato, emergono diversi profili di incostituzionalità

Legge Cittadinanza
(Getty/Afp/JEAN CHRISTOPHE MAGNENET)

Il testo della nuova legge sulla cittadinanza, approvato in prima lettura alla Camera, è passato all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato. Ma la legge che saluta lo ius sanguinis e dà il via allo ius soli temperato e allo ius culturae, così com’è viola la Costituzione. Lo dice l’Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che insieme alle altre organizzazioni della campagna "L’Italia sono anch’io”, ha individuato in un documento gli elementi di incostituzionalità del testo.

A partire dal requisito del permesso di soggiorno Ue per i soggiornanti di lungo periodo, che almeno uno dei genitori deve possedere per poter ottenere la cittadinanza. Questo, dicono dall’Asgi, «significa prevedere una definizione di cittadinanza “per censo”», violando di fatto l’articolo 3 della Costituzione. I bambini nati in Italia verrebbero distinti così «in base alla capacità economica delle loro famiglie, escludendo tutti i figli di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti che non riescono a soddisfare il requisito di reddito richiesto per l’ottenimento del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo». Il permesso viene rilasciato infatti nei casi in cui il reddito non sia inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale.

Secondo l’Asgi, quindi, la formulazione attuale della legge esclude «i cittadini dell’Unione europea residenti in Italia e i loro familiari extracomunitari», che sono titolari del diritto di soggiorno permanente ma non del permesso Ue. Si tratterebbe, dicono, «di una discriminazione incostituzionale e contraria alle norme dell’Ue, che verrebbe senz’altro prima o poi dichiarata tale dalla Corte costituzionale e dalla Corte di giustizia dell’Unione europea». Quindi, meglio modificarla da subito, è il ragionamento.

I bambini nati in Italia verrebbero distinti così «in base alla capacità economica delle loro famiglie, escludendo tutti i figli di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti che non riescono a soddisfare il requisito di reddito richiesto per l’ottenimento del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo»

L’Italia sono anch’io

C’è poi l’attribuzione del potere di effettuare la dichiarazione di volontà di acquisizione della cittadinanza a un solo genitore, anziché a entrambi. Un genitore potrebbe quindi scegliere di dare al figlio la cittadinanza italiana, anche contro la volontà dell’altro genitore. Una previsione, dicono da Asgi, non conforme al sistema generale previsto dal codice civile che attribuisce l’esercizio della responsabilità a entrambi i genitori, di comune accordo. E risulterebbe quindi illegittima per violazione della parità tra i coniugi, prevista dall’articolo 29 della Costituzione, e della parità di diritti e di doveri tra i genitori, prevista dall’articolo 30 della Costituzione.

Gli esperti dell’Asgi puntano il dito anche sulla negazione della cittadinanza alle persone con disabilità psichica, già presente nella legge del 1992 e non modificata dal nuovo testo. Finora le norme italiane non hanno previsto la possibilità che fosse un tutore o un rappresentante legale a presentare la domanda. E negli scorsi anni a molti giovani stranieri nati in Italia, affetti ad esempio da sindrome di Down, in diversi casi è stato negato il diritto di diventare cittadini italiani al compimento dei 18 anni. «Impedire alle persone con disabilità psichica l’acquisto della cittadinanza», dicono da Asgi, «costituisce una gravissima discriminazione, che viola la Costituzione e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità». La proposta delle associazioni è quella di modificare la legge perché, a fronte di un autorizzazione del giudice, il tutore o il curatore possano fare domanda di cittadinanza. Niente di strano: accade già in altri Paesi, dalla Spagna al Regno Unito.

«Impedire alle persone con disabilità psichica l’acquisto della cittadinanza costituisce una gravissima discriminazione, che viola la Costituzione e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità».

L’Italia sono anch’io
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